Il Tirreno

Livorno

I conti allegri della Porto 2000

Cristiano Meoni

Così amministratori e dirigenti gestivano la società

6 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Quantomeno c’è stata disinvoltura nel gestire la cosa pubblica. Quantomeno. Perchè se il giudizio finale confermasse quello che sta scritto sui verbali della Guardia di Finanza, si dovrebbe concludere che alla Porto 2000 negli ultimi anni non c’è stato solo un problema di forma, una gestione un po’ sbrigativa come è nei modi spicci del suo ex-presidente, Bruno Lenzi. No, il problema è di sostanza. I 360mila euro di acquisti per finalità che esulano dall’oggetto sociale, dai profumi agli abiti sartoriali, dalle cravatte ai gioielli ai quadri. Il milione e 400mila euro di fatture - secondo la stima fatta dalla società di revisione incaricata dal nuovo amministratore Asti - che non trovano riscontro nei lavori e nelle forniture eseguite. Gli assegni circolari fatti dalla società al suo presidente. Piccoli e grandi episodi che alimentano l’inchiesta aperta dal procuratore capo Antonio Giaconi.

Due i filoni che segue il magistrato, il peculato e i reati finanziari come le false fatturazioni. L’indagine è appena agli inizi e gli indagati non hanno ancora potuto esprimere un punto di vista. E dunque è bene che si usino tutte le cautele nel valutare i fatti che andiamo a raccontare, per i quali le spiegazioni potrebbero essere varie e anche semplici. Un’avvertenza tanto più obbligatoria in quanto il quadro che emerge dai verbali è per certi versi clamoroso. Prendi pure, paghiamo noi. Negli ultimi anni la Porto 2000 ha fatto ampio ricorso all’anticipo di cassa per le spese correnti. E’ un sistema più che legittimo, sorprende semmai l’importo delle operazioni per una società che fattura pochi milioni di euro. Solo nel 2006 il conto anticipi della Porto 2000 è stato utilizzato per 900.000 euro di acquisti, «prevalentemente spese personali del presidente» si legge nei verbali redatti dalle Fiamme Gialle.

Di questi acquisti, 360.000 euro non si spiegano con l’attività della società, che è quella di gestire il traffico passeggeri del porto. 312 mila euro sono serviti a comprare quadri e arredi in otto fra gallerie d’arte e negozi specializzati. 25mila euro sono stati spesi in una sartoria, 7455 in una boutique, 1910 da un ottico, solo per citare alcuni esempi. In questi 14 negozi, tutti di Livorno, si prendeva la merce per conto del presidente, la fattura poi veniva rimessa alla Porto 2000 che saldava attingendo dal conto anticipi. Le uscite dal conto venivano compensate in tre modi: con versamenti in contanti, con il pagamento di forniture e con la cessione di beni. Il più delle volte si ripianava il conto anticipi cedendo alla società quadri. Quei 238 quadri nel ripostiglio. Di quadri, in un ripostiglio della sede, ne sono stati trovati ben 238. Altri 87 erano esposti nei corridoi e negli uffici del presidente, del vicepresidente, del direttore, a formare un’autentica galleria d’arte, un percorso museale che non si trova sulle guide e di cui la città ignorava l’esistenza. Sono olii e litografie, ma anche installazioni di arte contemporanea, quasi tutte di proprietà di Bruno Lenzi, molte concesse in uso gratuito alla società.

Ora, è nota la passione artistica dell’ex presidente ma secondo la Finanza si è andati un poco oltre. Tanto che in un verbale si certifica l’avvenuta mutazione genetica della società: dagli accosti per Capraia ai dipinti di Mario Madiai: «La Porto di Livorno 2000 ha effettuato, oltre a quella prevalente, un’attività ulteriore: quella di compravendita di opere d’arte». Le carte degli amministratori. C’è poi un piccolo “giallo” riguardante alcuni conti bancari della società aperti presso la Cassa di Volterra e il Monte dei Paschi. La Porto 2000 si sarebbe accollata gli acquisti fatti tramite le carte di credito in dotazione ad alcuni suoi amministratori. La Guardia di Finanza ha messo gli occhi su una fattura emessa da una cooperativa, la Europa - un nome che ritroveremo più tardi - per complessivi 21940 euro. Fattura pagata in tre tranche. Dai conti correnti indicati sulla contabilità della Porto 2000 i soldi sono usciti ma non sono mai arrivati alla Cooperativa Europa.

Le indagini bancarie hanno accertato che il primo acconto di 10570 euro (con assegno del 16/3/2006) è stato pagato alla “Vedendo Vedendo” per l’acquisto di mobili e sculture, come si desume dalla copia della nota di consegna con allegata la fotocopia dell’assegno. Il secondo assegno, di 5440 euro, è stato utilizzato dalla banca per coprire le spese delle carte di credito di due amministratori e un dirigente. Così anche il saldo di 5519 euro (anche in questo caso a beneficiarne sono stati due amministratori, ma diversi, e un dirigente). Altre fatture, emesse dalla Ala srl, fornitore talmente sprovveduto da non avere - secondo la Finanza - un conto corrente per le normali operazioni bancarie, sono state pagate emettendo assegni circolari a nome di Bruno Lenzi: la Finanza ne ha contati almeno quattro (due da 11mila euro e due da 10mila euro).

Soffice... e gonfiata: è la carta igienica. C’è poi il capitolo delle fatturazioni sulle quali incombe un grosso punto interrogativo. Gli incroci tra la documentazione sequestrata alla Porto 2000 e quella ai fornitori, e poi tra le fatture e gli ordini, hanno evidenziato notevoli differenze tra la merce fatturata e quella effettivamente consegnata. Il caso più eclatante riguarda una ditta che ha fornito prodotti per l’igiene. Nel 2004 sono stati fatturati 15.260 rotoli di carta igienica ma dagli ordini manoscritti si è ricostruito che quelli consegnati erano stati molti meno, 891. Considerando anche gli altri prodotti per l’igiene, nel 2004 la differenza tra fatturato e consegnato è stata di 38.036 pezzi, nel 2005 di 46.618 pezzi, l’anno scorso di 31.000 pezzi. Grossomodo, si stima che il maggior importo fatturato per rifornire le toilette della Porto 2000 sia stato 147.940 euro nel 2004, 196.323 euro nel 2005, 145.000 euro nel 2006. Solo l’anno scorso la Porto 2000 ha pagato fatture per l’acquisto di 42.900 teli monouso da doccia. Due fatture, stessi lavori.La Finanza sospetta che alcuni lavori siano stati pagati due volte. Prendiamo l’esempio della tinteggiatura delle scale antincendio del terminal crociere. Il 10 gennaio 2006 la Ala ha emesso una fattura di 28mila euro. Quattro mesi dopo, sempre per la verniciatura delle scale, alla Porto 2000 arrivano due fatture da un’altra ditta, la Parlagreco: una di 7600 euro, del 2 maggio, e l’altra di 15000 euro, il 15 maggio. Nella contabilità della Ala srl la fattura da 28.000 euro non c’è, per cui la Finanza ritiene che «si riferisca a operazioni inesistenti». La manutenzione fantasma. Nel mirino dei finanzieri è finito anche un terzo fornitore di servizi, prima solo accennato: è la cooperativa Europa.

La Finanza ha esaminato cinque fatture, emesse tra settembre e ottobre 2006, per la manutenzione delle pompe di calore del terminal crociere e di altre strutture della società. L’importo totale è 116mila euro. Alla Cooperativa Europa le fatture risultano, però hanno una motivazione diversa: operazioni di facchinaggio, controllo passeggeri e imbarco/sbarco. A precisa domanda uno dei soci della coop ha risposto che la sua società non fa manutenzione di pompe di calore. Cioè, si legge nei verbali, «la cooperativa Europa è sprovvista di personale in grado di effettuare lavori di quella specie». Quanto ai servizi che la Europa ha dichiarato di aver fatto, sono tuttora in corso degli accertamenti: sono stati acquisiti i buoni lavoro dei dipendenti della cooperativa di tutto il 2006 per capire se il conteggio dei passeggeri e il facchinnaggio sono stati fatti davvero, o se questi sono stati svolti da altri.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Muore nello schianto contro la vettura dell’ex compagno: ipotesi omicidio volontario

di Redazione web