Italia
Il nuovo ospedale pronto entro il 2010
Luciano De Majo
Il direttore generale Fausto Mariotti svela il suo piano per l’azienda
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LIVORNO. «Il nuovo ospedale i livornesi lo vedranno entro il 2010».
Fausto Mariotti, da quasi due anni al timone dell’Azienda Usl 6, pone un obiettivo concreto alla realizzazione della cittadella della sanità. E fa capire con grande chiarezza che sarà un ospedale davvero nuovo. Non solo dal punto di vista architettonico, ma anche della filosofia. E’ di questi giorni, fra l’altro, la nomina di Mariotti a coordinatore dei direttori generali delle aziende dell’area vasta. Di fatto, il numero uno della nostra Asl, coordinerà sei aziende dislocate nel territorio di quattro province: Livorno, Pisa, Lucca e Massa Carrara. «Questo incarico - dice Mariotti - comporterà sicuramente un carico di lavoro aggiuntivo. Quanto alla scelta dell’assessore, credo di poter affermare che ha dimostrato una sensibilità particolare, che i livornesi apprezzeranno. Di fatto, ha riconosciuto che quella livornese è l’azienda che ha la dimensione territoriale più rilevante dell’area vasta». Direttore, allora davvero i livornesi vedranno il nuovo ospedale entro il 2010? «Sì. Questo è l’obiettivo a cui stiamo lavorando». I soldi ci sono oppure la caccia al denaro parte adesso? «No, abbiamo i soldi per fare ciò che serve». A quanto ammonta l’investimento?
«82 milioni di euro». Si è detto che l’ospedale che verrà sarà ad alta intensità di cura, questa è la novità principale. In che cosa consiste? «In una filosofia nuova, che mette al centro non il reparto, ma i bisogni del paziente». Non le sembra un giudizio negativo sul passato? «No, e spiego il motivo: quando sono arrivato, io ho trovato questo ospedale multipadiglione che è, prima di tutto, un capolavoro dal punto di vista architettonico. Ma è anche un emblema di un certo modo di pensare l’assistenza ospedaliera, imperniata sul ruolo e sul carisma del primario. Non è un giudizio negativo, perché questa filosofia ha dato, per anni, frutti importanti». E la nuova filosofia, invece, su cosa si basa? «Sul mettere al centro il paziente e costruire, attorno a lui, l’équipe medica necessaria. I pazienti saranno aggregati per bisogni assistenziali, non più per reparti». Si parla di un numero di posti letto ridotto rispetto al passato: 400-450 complessivamente. E’ vero? «Con questo modello abbiamo bisogno di meno posti letto e di una più ampia gamma di servizi da assicurare anche fuori dai circuiti del ricovero».
Tutto questo presuppone anche una qualificazione professionale differente degli operatori. Avete pensato a progetti di formazione in questo senso? «Naturalmente: serve un salto di qualità per tutti. Per noi che dobbiamo organizzare i servizi e per coloro che poi, concretamente, avranno a che fare con i cittadini. Dirò di più: questa idea va anche nella direzione di dare risposte al nuovo profilo professionale che sta venendo avanti, quello di dottore infermiere». Il nuovo ospedale sorgerà nel perimetro di quello attuale. Lei stesso ha detto che il nostro è un ospedale molto bello dal punto di vista architettonico. Sul fronte dei rapporti con la Sovrintendenza come vanno le cose? «Direi molto bene. La proposta che abbiamo fatto viene trovata convincente dalla Sovrintendenza perché, di fatto, gli interventi che andremo a realizzare per costruire il blocco ad alta intensità di cura consentiranno di gestire e valorizzare meglio la parte degli edifici storici che continueremo a utilizzare».
Che cosa succederà, sul fronte della realizzazione delle nuove strutture, nei prossimi tempi? «Saremo impegnati a definire il protocollo che firmeremo con la direzione regionale dei beni architettonici, con Comune, Provincia e Regione. A quel punto, potremo pensare alla progettazione, per la quale faremo sicuramente una gara europea, con l’obiettivo di iniziare i lavori entro la primavera del 2008». Ma se lei alla fine del suomandato fosse destinato ad altro incarico, che fine farebbe questo progetto? «Andrebbe avanti sicuramente. Una volta firmato il protocollo d’intesa, si metterà in moto un processo che porterà sicuramente alla realizzazione dell’idea che stiamo portando avanti».
Fausto Mariotti, da quasi due anni al timone dell’Azienda Usl 6, pone un obiettivo concreto alla realizzazione della cittadella della sanità. E fa capire con grande chiarezza che sarà un ospedale davvero nuovo. Non solo dal punto di vista architettonico, ma anche della filosofia. E’ di questi giorni, fra l’altro, la nomina di Mariotti a coordinatore dei direttori generali delle aziende dell’area vasta. Di fatto, il numero uno della nostra Asl, coordinerà sei aziende dislocate nel territorio di quattro province: Livorno, Pisa, Lucca e Massa Carrara. «Questo incarico - dice Mariotti - comporterà sicuramente un carico di lavoro aggiuntivo. Quanto alla scelta dell’assessore, credo di poter affermare che ha dimostrato una sensibilità particolare, che i livornesi apprezzeranno. Di fatto, ha riconosciuto che quella livornese è l’azienda che ha la dimensione territoriale più rilevante dell’area vasta». Direttore, allora davvero i livornesi vedranno il nuovo ospedale entro il 2010? «Sì. Questo è l’obiettivo a cui stiamo lavorando». I soldi ci sono oppure la caccia al denaro parte adesso? «No, abbiamo i soldi per fare ciò che serve». A quanto ammonta l’investimento?
«82 milioni di euro». Si è detto che l’ospedale che verrà sarà ad alta intensità di cura, questa è la novità principale. In che cosa consiste? «In una filosofia nuova, che mette al centro non il reparto, ma i bisogni del paziente». Non le sembra un giudizio negativo sul passato? «No, e spiego il motivo: quando sono arrivato, io ho trovato questo ospedale multipadiglione che è, prima di tutto, un capolavoro dal punto di vista architettonico. Ma è anche un emblema di un certo modo di pensare l’assistenza ospedaliera, imperniata sul ruolo e sul carisma del primario. Non è un giudizio negativo, perché questa filosofia ha dato, per anni, frutti importanti». E la nuova filosofia, invece, su cosa si basa? «Sul mettere al centro il paziente e costruire, attorno a lui, l’équipe medica necessaria. I pazienti saranno aggregati per bisogni assistenziali, non più per reparti». Si parla di un numero di posti letto ridotto rispetto al passato: 400-450 complessivamente. E’ vero? «Con questo modello abbiamo bisogno di meno posti letto e di una più ampia gamma di servizi da assicurare anche fuori dai circuiti del ricovero».
Tutto questo presuppone anche una qualificazione professionale differente degli operatori. Avete pensato a progetti di formazione in questo senso? «Naturalmente: serve un salto di qualità per tutti. Per noi che dobbiamo organizzare i servizi e per coloro che poi, concretamente, avranno a che fare con i cittadini. Dirò di più: questa idea va anche nella direzione di dare risposte al nuovo profilo professionale che sta venendo avanti, quello di dottore infermiere». Il nuovo ospedale sorgerà nel perimetro di quello attuale. Lei stesso ha detto che il nostro è un ospedale molto bello dal punto di vista architettonico. Sul fronte dei rapporti con la Sovrintendenza come vanno le cose? «Direi molto bene. La proposta che abbiamo fatto viene trovata convincente dalla Sovrintendenza perché, di fatto, gli interventi che andremo a realizzare per costruire il blocco ad alta intensità di cura consentiranno di gestire e valorizzare meglio la parte degli edifici storici che continueremo a utilizzare».
Che cosa succederà, sul fronte della realizzazione delle nuove strutture, nei prossimi tempi? «Saremo impegnati a definire il protocollo che firmeremo con la direzione regionale dei beni architettonici, con Comune, Provincia e Regione. A quel punto, potremo pensare alla progettazione, per la quale faremo sicuramente una gara europea, con l’obiettivo di iniziare i lavori entro la primavera del 2008». Ma se lei alla fine del suomandato fosse destinato ad altro incarico, che fine farebbe questo progetto? «Andrebbe avanti sicuramente. Una volta firmato il protocollo d’intesa, si metterà in moto un processo che porterà sicuramente alla realizzazione dell’idea che stiamo portando avanti».
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