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Carovita in Emilia-Romagna, prezzi aumentati del 23,9% dal 2019: bollette, alimentari e trasporti sempre più cari, mentre i salari perdono potere d’acquisto

Carovita in Emilia-Romagna, prezzi aumentati del 23,9% dal 2019: bollette, alimentari e trasporti sempre più cari, mentre i salari perdono potere d’acquisto

La Cgil Emilia-Romagna lancia l’allarme: «I salari reali diminuiscono mentre i prezzi continuano a salire». Il sindacato denuncia le difficoltà di lavoratori e pensionati. Sciopero generale per il 20 novembre

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Bologna Presentati martedì nella sede della Cgil Emilia Romagna i dati sul carovita e l’inflazione in regione: emerge un quadro sconfortante cui la legge di bilancio non offre alcuna soluzione. «Non siamo tutti sulla stessa barca – osserva il segretario generale della Cgil regionale Massimo Bussandri – c’è chi naviga la tempesta a bordo di un transatlantico e chi di una barchetta a remi; mentre dal 2019 i salari reali sono diminuiti e i profitti cresciuti a doppia cifra percentuale, l’aumento vertiginoso dei prezzi delle case, delle bollette, dei trasporti, dei prodotti alimentari colpisce duramente i lavoratori e i pensionati a reddito medio-basso per i quali nella prossima finanziaria non c’è nulla. Il governo ha preferito elargire le solite prebende a chi sta già bene. I più colpiti dal carovita sono la stessa platea di persone che porta sulle sue spalle più del 90% del carico fiscale complessivo: fasce sociali che sono già allo stremo e che ora sono duramente penalizzate dalla prossima Finanziaria. Per rendere evidente la nostra contrarietà alle misure dannose del Governo e per rimettere al centro le condizioni materiali di chi lavora o ha lavorato una vita il 20 novembre abbiamo proclamato lo sciopero generale nazionale di tutti i settori, in concomitanza con la giornata europea di mobilitazione degli studenti».
 



Lo sciopero si articolerà in diverse manifestazioni e cortei nei capoluoghi di provincia. Il tema dell’aumento dei prezzi, esploso in particolare nel corso del 2022, a causa soprattutto delle forti tensioni sul mercato delle materie prime energetiche, aggravate dalla guerra in Ucraina seguita all’invasione russa, è tornato negli ultimi mesi al centro dell’attenzione, per effetto del rincaro del petrolio e dei suoi derivati, dovuto essenzialmente al conflitto tra Stati Uniti e Iran e alle tensioni nel Golfo Persico.

I dati

Osservando infatti la curva dell’indice mensile dei prezzi, si nota come fino alla metà del 2021 esso sia praticamente piatto, attorno a 102-103, per poi salire in modo deciso a partire dalla fine del 2021 fino alla fine del 2022, con un salto netto in particolare attorno a ottobre 2022. Segue un lungo periodo di quasi stabilità, con una crescita lenta fino al 2025. Nel 2026 si registra una nuova fase di forte accelerazione: posto pari a 100 il valore medio dei prezzi del 2015, a fine 2026 si avvicina la soglia di 130, ossia un aumento prossimo al 30%.



Nelle altre tabelle si è scelto di confrontare l’indice dei prezzi di settembre 2026, ultimo dato reso disponibile da Istat, con quello di quattro anni prima, settembre 2022, nel pieno della prima impennata e con quello di 7 anni prima, settembre 2019, antecedente la crisi pandemica, punto d’osservazione iniziale. La crescita dei prezzi in Emilia-Romagna è leggermente sotto la media italiana, sia nell’ultimo anno (+4,0%), sia rispetto al settembre 2022 (+11,2% contro +12,3%), sia al settembre 2019 (+23,9% contro +24,6%). Tra le province emiliano-romagnole, è Rimini quella che ha registrato in tutti i confronti le crescite maggiori (+4,6%, +13,8%, +26,2%), seguita da Ferrara e Bologna. Parma, Piacenza e Reggio Emilia sono quelle con la crescita più contenuta nell’ultimo anno. Questi i dati della fiammata inflazionistica in Regione: Benzina ottobre 2025 1.68 al litro, ottobre 2026 2.03 al litro; diesel nello stesso periodo da 1.62 a 2.26 ; gas metano da 1.41 al 1.95 al kg ; utenti degli emporio alimentari in Emilia Romagna dato pre e post Covid: da 2246 a 4963. Povertà energetica in Emilia Romagna: nel 2020 interessava il 5,1 % della popolazione, nel 2024, dato più aggiornato 7,6%. Nell’ultimo anno sono aumentati soprattutto i prezzi dei consumi legati alla casa, che sono anche quelli di gran lunga più cresciuti rispetto al 2019.l

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