La tragedia
È morto il piccolo Domenico, il bimbo a cui era stato trapiantato il cuore danneggiato
Napoli, aveva due anni e mezzo e a dicembre aveva subito il trapianto di un cuore “bruciato”. Il cordoglio dell’Azienda Ospedaliera dei Colli
NAPOLI. È morto questa mattina all'ospedale Monaldi di Napoli Domenico, il bambino che lo scorso 23 dicembre era stato sottoposto a un trapianto di cuore. Un caso che era emerso solo a inizio febbraio, dopo la denuncia dei genitori. Sul caso già l'11 febbraio la Procura di Napoli aveva aperto un'inchiesta sulla vicenda, arrivando a indagare sei persone per il reato di lesioni colpose. Secondo la ricostruzione, il cuore donato da un paziente di Bolzano sarebbe arrivato a Napoli ormai già danneggiato irrimediabilmente: per questo erano stati sospesi dal servizio due medici dell'equipe che ha effettuato il trapianto e la direttrice del reparto di cardiochirurgia e trapianti. Con il passare dei giorni però la situazione del piccolo di due anni e 3 mesi era parsa sempre più complicata, fino alla notizia definitiva: il bimbo non è più trapiantabile. L'ultimo parere è stato quello del Bambino Gesù di Roma: «Secondo l'ospedale Bambino Gesù non è più trapiantabile», aveva confermato il 14 febbraio ai media il legale della famiglia Francesco Petruzzi.
Il cuore danneggiato
Poche ore dopo, era emerso come l'organo lesionato, il cuore "bruciato", trapiantato al piccolo avrebbe viaggiato da Bolzano a Napoli in un contenitore di plastica "comune", a cui era stato applicato ghiaccio secco. Questo sarebbe emerso dai primi accertamenti eseguiti dai carabinieri del Nas, che lo avevano sequestrato nei giorni scorsi a Napoli. Secondo una prima ipotesi, però, il problema non sarebbe tanto l'utilizzo di un contenitore in plastica al posto di un box tecnologico, bensì l'applicazione di ghiaccio secco (che raggiunge temperature di -80 gradi) al posto del ghiaccio classico (-4 gradi). Le temperature nettamente più basse potrebbero aver causato lesioni al cuore. Gli stessi Nas avevano effettuato anche degli accertamenti all'ospedale San Maurizio di Bolzano.
L’appello
La sera del 15 febbraio poi la mamma del piccolo, Patrizia, aveva deciso di fare un appello: «Al momento provo solo dolore e tanta voglia che mio figlio torni a casa. Non desidero certo che muoiano altri bambini, vorrei solo che mi aiutino a trovare un cuoricino compatibile per mio figlio. Solo questo cerco io. Mi appello anche al Papa. Aspettavamo da due anni il trapianto e quando è arrivato, non è andato come speravamo. Mi hanno chiamato dopo l'operazione dicendo che c'era un problema. Il cuoricino non partiva. La verità è che all'inizio non mi sono fatta troppe domande perché il dolore era troppo grande. Poi pian piano, grazie al mio avvocato, abbiamo presentato delle denunce per capire. Infine qualche anima buona ha fatto sapere ai giornali il vero motivo per cui mio figlio lotta tra la vita e la morte. Mio figlio era già in sala operatoria di mattina, non lo posso dimenticare perché me lo hanno fatto salutare. Il cuore è arrivato alle 14,30 e mi hanno comunicato che sarebbe cominciata l'operazione. Dopo diverse ore mi dicono del problema: il cuore non ripartiva. Ma il bambino non era in terapia intensiva, era ancora in sala operatoria».
La speranza del cuore compatibile
Passano i giorni, la mamma di Domenico riceve anche la telefonata della premier Giorgia Meloni e poi, il 18 febbraio, una nuova flebile speranza: un cuore compatibile in una nuova operazione che, spiega ancora l'avvocato Petruzzi, ha solo «il 10% di riuscita» e «l'unico disposto ad operare il bambino è il chirurgo che lo ha già operato». Speranza che però si spegne in serata: «Riteniamo che il bimbo non sia più in condizioni di poter sopportare un nuovo trapianto di cuore». Il piccolo «è veramente in condizioni gravissime e non riteniamo sia in grado di sostenere un intervento così», aveva confermato all'Adnkronos Carlo Pace Napoleone, direttore della Struttura complessa di Cardiochirurgia pediatrica e Cardiopatie congenite dell'ospedale infantile Regina Margherita - Città della Salute e della Scienza di Torino, uno degli esperti che ha fatto parte dell'Heart Team che ha valutato il caso del piccolo Domenico. «Due mesi di Ecmo (ossigenazione extracorporea, ndr) sono tantissimi. Di solito dopo 2-3 settimane», prosegue l'esperto, questa procedura «non è più in grado di garantire un'assistenza adeguata. Ed è proprio ciò che è successo: abbiamo trovato l'esito di Ecmo», un organismo in «gran sofferenza».
Il peggioramento
Ieri poi la nota dell'ospedale Monaldi: «Nelle ultime 12 ore, le condizioni cliniche del paziente hanno registrato un ulteriore, progressivo e rapido peggioramento». Nel pomeriggio del 20 febbraio poi la conferma della gravità della situazione: «Il bambino non soffre. È sedato, è come fare un'anestesia generale, garantito che il bambino non sente dolore», aveva detto Antonio Corcione, direttore dipartimento Area critica dell'ospedale Monaldi di Napoli. «Con la famiglia abbiamo concordato di non accanirci con le terapie e di tutelare il paziente, che è in gravissime condizioni», ha detto il medico. «Non c'è accanimento, stiamo facendo l'indispensabile per tutelare il piccolo. L'Ecmo continua, è fondamentale, ma dopo tanti giorni ci porta anche tanti problemi, ma alternative non c'erano». Il cuore che, lo scorso 18 febbraio, per un momento sembrava destinato a Domenico è stato trapiantato nella giornata di ieri a un bambino all'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.
