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In Italia si allarga la sperimentazione sugli animali: cosa dice il nuovo decreto

di Redazione web

	Si allarga la sperimentazione sugli animali 
Si allarga la sperimentazione sugli animali 

Il Milleproroghe elimina i divieti del 2014 su xenotrapianti e sostanze d’abuso, riaccendendo lo scontro tra scienza e animalisti

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Nel nuovo decreto Milleproroghe approvato a fine 2025 spunta una modifica destinata a incidere profondamente sul mondo della ricerca scientifica italiana. Tra le pieghe del provvedimento, infatti, viene eliminato il divieto – introdotto nel 2014 e poi più volte rinviato – che impediva l’utilizzo di animali negli studi sugli xenotrapianti e nella ricerca sulle sostanze d’abuso. Una scelta che arriva dopo anni di proroghe, tensioni politiche, pressioni europee e un dibattito etico mai sopito.

Un nodo irrisolto dal 2014

La questione nasce con il recepimento della direttiva europea 2010/63, che disciplina l’uso degli animali nei laboratori. L’Italia, nel tradurla nel decreto legislativo 26/2014, aveva scelto un approccio più restrittivo rispetto a Bruxelles, vietando alcune procedure considerate particolarmente invasive. Il divieto sarebbe dovuto entrare in vigore nel 2017, ma la mancanza di metodi alternativi e le proteste della comunità scientifica avevano portato a una serie di rinvii: prima al 2020, poi al 2025. Nel frattempo, l’Unione europea aveva aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia, mentre i ricercatori denunciavano una perdita di competitività e il rischio di fuga all’estero.

La svolta del 2025

Con il Milleproroghe, il Governo decide di chiudere la partita: vengono abrogate le parti della legge che vietavano gli studi sugli xenotrapianti e sulle dipendenze. Secondo i sostenitori della misura, si tratta di un passo necessario per evitare ulteriori blocchi alla ricerca e per riallineare l’Italia agli standard europei. Il “Gruppo 2003”, che riunisce scienziati di primo piano come Giorgio Parisi e Silvio Garattini, ha accolto positivamente la decisione, sottolineando che la continuità degli studi è essenziale per sviluppare nuove terapie, anche in ambiti come l’oncologia.

Le critiche della Lav e il fronte animalista

Di tutt’altro avviso le associazioni per la tutela degli animali. La Lav, da sempre contraria alla sperimentazione animale, denuncia che l’abrogazione riapre la strada a pratiche «altamente invasive e prive di reale valore scientifico». L’organizzazione ricorda che gli studi sulle dipendenze condotti su animali hanno prodotto risultati deludenti. A sostegno della propria posizione cita una ricerca pubblicata nel 2020 su Addiction dagli studiosi Matt Field e Inge Kersbergen, secondo cui i modelli animali avrebbero addirittura rallentato i progressi nella comprensione delle dipendenze umane. I due ricercatori sostengono che la dipendenza sia un fenomeno profondamente legato al linguaggio e alla cognizione umana, e che quindi gli animali non possano rappresentarne un modello affidabile.

La letteratura scientifica che mette in dubbio i modelli animali

Negli ultimi anni sono aumentate le pubblicazioni che criticano l’efficacia dei test sugli animali. Tra queste spicca il lavoro del tossicologo Thomas Hartung della Johns Hopkins University, che nel 2024 ha evidenziato come l’eccessiva fiducia nei modelli animali possa addirittura fuorviare lo sviluppo di nuovi farmaci. Secondo Hartung, le differenze biologiche tra specie rendono spesso poco predittivi i risultati ottenuti su animali, contribuendo all’elevato tasso di fallimento dei farmaci nelle fasi cliniche sull’uomo.

La Dichiarazione di New York: gli animali come esseri senzienti

Il dibattito etico si è ulteriormente intensificato dopo la Dichiarazione di New York sulla coscienza animale, firmata nel 2024 da numerosi scienziati internazionali. Il documento riconosce l’esistenza di forme di coscienza in molti mammiferi, uccelli, vertebrati e persino invertebrati come cefalopodi e decapodi. Gli studiosi invitano la comunità scientifica a considerare seriamente il rischio di infliggere sofferenza a esseri senzienti e a regolamentare le pratiche di ricerca di conseguenza.

Un equilibrio ancora lontano

La decisione del Governo italiano riapre un fronte che da anni divide scienza, politica e società civile. Da un lato, chi sostiene che senza sperimentazione animale molte terapie non potrebbero essere sviluppate; dall’altro, chi chiede un investimento serio in metodi alternativi e una revisione etica profonda del rapporto tra ricerca e benessere animale. Il Milleproroghe segna un cambio di rotta, ma il confronto – scientifico, politico e morale – è tutt’altro che concluso.

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