Il Tirreno

Donne sul tetto, campioni di dama, mister traballanti e pasticci sul gas

Donne sul tetto, campioni di dama, mister traballanti e pasticci sul gas

Livorno, un anno e i suoi personaggi: il bilancio di chi ha fatto la differenza (nel bene o nel male) durante il 2014

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Livorno
CHISALE

FILIPPO NOGARIN
Il sindaco ingegnere che ha la testa fra le Cinque Stelle
Il bilancio l’ha messo in piedi a suon di tasse, al primo turno del voto di primavera aveva otto punti in meno rispetto a quel che il M5S aveva portato a casa un anno prima con l’exploit record alle politiche. Eppure non c’è nessun dubbio: è lui il protagonista numero uno del terremoto elettorale che ha messo fine alla egemonia del Pci-Pds-Pd nel governo della città dopo settant’anni. Stiamo parlando di Filippo Nogarin, 44 anni, che in una notte di giugno si è trasformato da ingegnere aerospaziale in sindaco pentastellato di Livorno. Una rivoluzione.

nogarin
MICHELE BORGHETTI
Il campionissimo sogna Livorno capitale della dama
L’ultimo trionfo arriva da Pechino: al World Mind Game 2014 il campionissimo livornese Michele Borghetti ha stupito di nuovo l’Olimpo mondiale della dama conquistando un altro alloro di prestigio. Fa il bis con il titolo mondiale strappato all’americano Moiseyev nel duello a Montenero. Adesso Michele, superstar internazionale della scacchiera damistica, ha un sogno: fare di Livorno la capitale mondiale della dama, Come? Facendo disputare qui da noi la nuova sfida iridata in cui sarà lui a mettere in palio il titolo di numero uno.
borghetti
DELIZIA ESPOSITO
Salendo sopra il tetto la spazzina è stata la voce della protesta
Lei è semplicemente una netturbina Cooplat eppure è diventata il simbolo della lotta degli spazzini che ha piegato le resistenze di Comune e Aamps di fronte alla richiesta di correggere il nuovo bando che era stato costruito in modo da consentire un taglio al numero degli addetti e al livello delle buste paga (5.000 euro in meno all’anno). Delizia Esposito è la donna che ha dato voce alla protesta disperata dei suoi colleghi: salendo su uno dei tetti del Palazzo Comunale è riuscita, grazie anche all’intelligente mediazione del prefetto Costantino, a farsi ascoltare dal sindaco.
esposito
PIERO NERI
Sulle banchine è l’ora di un nuovo risiko: ecco il protagonista
Piero Neri ha rotto una lunghissima tradizione di riservatezza per diventare in breve dei protagonisti sul ring delle banchine. Basti pensare al tentativo che l’ha portato a salire al 50% in Sintermar (ma avrebbe voluto il controllo se non l’avesse fermato la reazione dei Fremura appoggiati da Grimaldi); al tentativo di entrare nella Cilp, la coop impresa della Compagnia Portuale; al finanziamento della Madonna dei Popoli. Ma il fiore all’occhiello è l’ingresso nel mondo dell’aerospazio con il recupero della capsula spaziale nell’Oceano Pacifico con un supply vessel Neri.
neri
LORENZO BACCI
Il Renzi di Collesalvetti ora ha in mano il Pd per andare alla riscossa
Altro che renziano, Lorenzo Bacci è salito alla ribalta come sindaco Pd controcorrente di Collesalvetti nel 2009, due settimane prima che Matteo Renzi lo diventi a Firenze. Adesso l’outsider venuto da Guasticce - che ha conquistato a mani basse il secondo mandato in municipio - è diventato l’uomo al quale il Pd si è affidato per uscire dal tunnel. L’ha fatto con le primarie: incoronato segretario territoriale al primo turno. Ma non si pensi che sia stata una strada in discesa: in lizza altri quattro pretendenti per cercare di frenare la corsa, o quantomeno condizionarla.
bacci
GIULIO CESARE RICCI
Alla conquista di aiuti a Roma e a Firenze per salvare il Mascagni
Giulio Cesare Ricci ha già un piede fuori dalla porta dell’istituto Mascagni: a febbraio lascerà la presidenza. Ma prima di farlo ha centrato l’obiettivo di portare a casa i finanziamenti della Regione e del governo che garantiranno la sopravvivenza dell’istituto. Non solo: è in gestazione la legge per la statizzazione di questo tipo di istituti di alta formazione. Ricci ce l’ha fatta perché ha evitato di rinchiudere in ambito locale la battaglia e, riuscendo a conquistare la fiducia delle altre città, l’ha condotta come coordinatore di tutto il fronte e come esperto per conto del ministero.
ricci
   
ruggeriMARCO RUGGERI
È il grande sconfitto (ma in casa Pd non è certo l’unico)
Marco Ruggeri è il grande sconfitto sul ring del voto di primavera: inutile dire, è lui il simbolo della batosta del Pd, settant’anni di governo travolti dall’onda grillina e, forse ancor di più, dal fatto che tutti gli altri avevano fatto fronte comune contro il Pd (col supporto decisivo di Buongiorno Livorno, nata proprio in funzione anti-Pd in vista del voto). Ma Ruggeri non può essere il capro espiatorio di tutto. Insieme a lui hanno perso la vecchia classe dirigente Pd delle giunte Cosimi-Lamberti e la leadership del partito (come Lippi, De Filicaia e dintorni).
CHISCENDE
degennaroMARCO DI GENNARO
Però all’Aamps Steve Jobs non l’hanno mai visto
Il sindaco Nogarin l’aveva presentato con «il nostro Steve Jobs». Evidentemente qualcosa non deve aver funzionato per il verso giusto nel “garage” del Picchianti perché l’amministratore di Aamps si è trovato alle prese con un guaio dopo l’altro. Ad esempio, la protesta choc degli spazzini: culminata nel dietrofront da parte di ex municipalizzata e Comune. Ad esempio, nell’aumento del gettito della tassa rifiuti: colpa del fatto che Aamps non riesce a incassare i crediti non riscossi e dunque bisogna passare ai rincari per evitare contraccolpi pesanti sull’azienda dei rifiuti.
plantJOHN PLANT
Al signor Trw sono bastati tre mesi per chiudere tutto
Per i livornesi non è un volto noto eppure il “sig. Trw” - cioèJohn Plant, presidente e amministratore delegato della multinazionale del Michigan - ha avuto in mano il destino di quasi mezzo migliaio di lavoratori dello stabilimento di via Enriques. Fabbrica chiusa in pochissimo tempo: con buoni incentivi all’esodo ma nel giro di tre mesi, meno della metà del tempo-lampo che fu necessario ai vertici di Delphi per far morire lo stabilimento-gemello nell’altra metà dell’ex Spica. Ora c’è da sperare solo che per gli ex Trw non inizi una odissea simile agli ex Delphi.
matteoliALTERO MATTEOLI
La crisi del Cavaliere mette ai margini l’ex braccio destro
E’ pur sempre presidente di commissione a Palazzo Madama, ma la crisi del centrodestra e la messa in discussione di Berlusconi ne ha fatto scendere le quotazioni nel borsino del potere. Del resto, non era forse lui l’ufficiale di collegamento del patto di ferro fra An e il Cavaliere? Non era lui a presiedere addirittura il consiglio dei ministri in caso di assenza del premier? Non era lui il ministro che avendo in mano le chiavi dell’ambiente o delle infrastrutture faceva il bello e cattivo tempo? Ora anche a destra la sua stella brilla assai meno.
fraschiniGABRIELE FRASCHINI
Alla guida di AsaTrade e quel pasticcio sui rimborsi del gas
Il passaggio da Asa Trade ad Eni è diventato una vera e propria odissea per gli 80mila clienti dell’azienda del gas. Molti dei quali ancora oggi, sei mesi dopo la chiusura della società di via del Gazometro, sono in attesa del conguaglio-rimborso. Di recente Eni ha promesso di scalare dalla prima bolletta di gennaio gli importi non ancora rimborsati, ma in molti casi si tratta di diverse centinaia di euro di credito da parte dei cittadini. La beffa più clamorosa di questa storia infinita è andata in scena un mese fa quando le banche si sono rifiutate di pagare gli assegni inviati da Asa Trade in quanto scaduti.
guatieriCARMINE GAUTIERI
Se la miss dei selfie sorpassa il babbo mister amaranto
La batosta casalinga rimediata contro il Pescara ha fatto precipitare ancor di più le quotazioni di mister Carmine Gautieri, trainer amaranto, di fronte agli occhi della tifoseria di casa nostra. La scintilla fra il pubblico labronico e Gautieri non è mai scoccata. E mica solo qui da noi: nella nuova enciclopedia cosmica che è Google, il mister alla corte di Aldo Spinelli ha uno standard di citazioni quasi da allenatore di Lega Pro. Lo sorpassa la figlia Marianna: ormai è una icona pop a colpi di selfie sui social. Con 53mila followers su Instagram ha più consenso del padre in panchina.
 

 

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