Il Tirreno

Grosseto

L’uomo e il cavallo: Lindo Ferretti celebra “La cerimonia del sé”

Giulia Sili
L’uomo e il cavallo: Lindo Ferretti celebra “La cerimonia del sé”

Al teatro delle Rocce di Gavorrano l'ex cantante dei Cccp con il suo nuovo spettacolo

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GAVORRANO. Difficile racchiudere in poche frasi quella che è “La cerimonia del sé”, lo spettacolo che Giovanni Lindo Ferretti porterà con Morel Favorito e Sauro Innominato il 18 agosto, alle 19,30 al Teatro delle Rocce a Gavorrano. Non solo una rappresentazione teatrale, non un concerto, non un semplice spettacolo equestre.
Quello che da sei anni ha creato l’ex cantante dei Cccp insieme alla Corte Transumante di Nasseta non ha paragoni e cambia, si evolve di continuo in base al tempo e al contesto in cui è messo in scena. L’unica costante sono i cavalieri, la voce che li accompagna e i cavalli, quindici magnifici esemplari in gran parte di razza maremmana.
Un rapporto antichissimo. La storia narrata è quella del rapporto antichissimo tra uomo e cavallo. «Da qualche anno abbiamo cominciato a lavorare a spettacoli di monta tradizionale – racconta Ferretti – e poi abbiamo cercato di fare un teatro equestre e quest’ultimo si è sempre più rafforzato divenendo un teatro barbarico con scelte estetiche forti e precise. Un teatro anomalo, composto di umanità e bestialità, che sorprende nel suo manifestarsi. Lavoriamo al tramonto, all’alba o con la luna piena, per noi è fondamentale che ci sia un certo tipo di illuminazione. Si tratta di una dimensione rituale che non ricerca la spettacolarizzazione: cerchiamo dei momenti perfetti durante la giornata, quei momenti in cui la Creazione aiuta la dimensione teatrale. Se togli le luci al teatro contemporaneo togli tutto, noi usiamo al luce naturale e il cambiamento fa parte dello spettacolo. Nella “Cerimonia del sé” si parla dell’arcaico rapporto tra gli antichi uomini e gli antichi animali, com’è nato il rapporto tra uomo e cavallo, cos’è questo rapporto e cosa potrebbe diventare: riguarda l’umanità».
Un’esperienza sensoriale. Non si tratta di uno spettacolo di massa. «Quello che cerchiamo di procurare è più un’esperienza sensoriale – spiega Ferretti – qui il pubblico deve essere molto vicino all’azione, sentire il cavallo, percepirne il sudore, il ritmo prodotto nelle andature. È un teatro umanistico».
Parole e cavalli. La storia della Corte transumante di Nasseta e dei suoi spettacoli equestri nasce sei anni fa sull’Appennino. «Abbiamo messo insieme il mio amore per la parola e l’amore di Marcello Ugoletti e Cinzia Pellegri per i cavalli maremmani – spiega – abbiamo deciso che sarebbe stata una libera compagnia e che ci saremmo chiamati Corte Transumante di Nasseta. Siamo figli di pecorai transumanti che andavano dal nostro crinale sull’Appennino fino alla Maremma e questa transumanza è stata il cuore della nostra economia, la transumanza ha ancora a che fare con l’attualità con le nostre vite. Le nostre strade dell’Appennino toscoemiliano sono la statale 63, il passo del Cerreto, la Cisa: sono le nostre radici perché sono le prime piste preistoriche e le prime direttive del commercio tra Etruria e pianura padana. Questo era il cuore di un intero regno, il centro dell’Europa. Noi siamo legati alla dimensione arcaica che lega uomo e animale, un rapporto molto complesso che oggi abbiamo dimenticato. Mettiamo in scena il mondo di oggi, del 2016, non mettiamo in scena un mondo che non esiste, e siamo convinti che gli uomini non possano permettersi di abbandonare il cavallo come animale in via d’estinzione perché non più utile. Adesso l’umanità non ha più bisogno dei cavalli dal punto di vista materiale ma ne ha bisogno da quello spirituale e intellettuale perché fa parte del nostro modo di stare sulla terra. Gli uomini hanno costruito la loro storia e la loro civiltà in questo rapporto di mutuo soccorso. È questa è la cerimonia del sé».
In scena a Gavorrano. Ma quella che verrà messa in scena a Gavorrano è una versione unica di questa “cerimonia”. «Cantare in quello spazio sarà emotivamente molto forte – spiega Ferretti – lì è il cuore dei luoghi marittimi, un luogo unico, costruito in alto nella roccia e che si affaccia sul cuore della Maremma. In “Maritima Loca” - una canzone dell'album “Saga, il canto dei canti” del 2013 – si parla della dimensione geografica di questa terra e cantarla in quel contesto per me sarà molto forte. Per questa serata ho voluto i miei due musicisti Luca A. Rossi ed Ezio Boniceli in una formazione quasi da concerto, dove uomini coscienti e cavalli racconteranno insieme di sé e della loro storia provando a immaginare la propria sopravvivenza in previsione del futuro».
La Maremma, l’infanzia. Ma la Maremma per Ferretti è anche evocazione dell’infanzia. «La prima canzone che mi hanno insegnato in casa da bambino è stata “Maremma Amara”, sull’Appennino siamo cresciuti con la mitologia della Maremma nelle nostre menti, perché essa era un altro pezzo della nostra storia». Biglietteria Teatro delle Rocce: 0566 846231, posto unico 15 euro più prevendita.
 

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