I suoni del Parco diventano sinfonie
Stasera a Rispescia anteprima del progetto di Stefano Ordini Musica dove riecheggiano i rumori del bosco e degli animali
GROSSETO. Stefano Ordini è un artista atipico e la sua musica si può ascoltare anche con gli occhi. Perché le sue composizioni non sono fatte solo di note, ma anche di immagini e colori che si intrecciano e si fondono con la musica che diventa evocativa e mistica allo stesso tempo.
Pianista e compositore grossetano, Stefano verso la fine degli anni Ottanta inaugura un nuovo genere di musica chiamato “metafonica”, composto da elaborazioni armoniche e melodiche che lo porteranno circa dieci anni dopo, nel 1997, alla sua prima opera di musica metafonica dal titolo “Metafonie Vol. 1”.
Negli anni successivi oltre ad aver sperimentato e prodotto nuove melodie si tuffa in diverse forme d’arte che vanno dalla pittura alla letteratura fino alla più recente net art (internet art) introducendo così la nuova forma di espressione chiamata “arte metafonica”.
Da alcuni mesi sta lavorando a un nuovo progetto che si chiama “Sinfonie nel Parco”, di cui si potrà gustare un’anteprima stasera a Festambiente a Rispescia.
Un lavoro originale che ha coinvolto anche gli studenti del Polo musicale Bianciardi di Grosseto che hanno registrato alcuni suoni animali e naturali nel Parco regionale della Maremma.
Stefano ha così creato un dialogo permanente tra i suoni animali, ambientali e le sue creazioni melodiche, giungendo ad un unicum musicale che uscirà a breve in cd e libro edito dalla Effigi Edizioni.
«La fonte ispirativa del mio ultimo lavoro è letteraria e non musicale – sottolinea Stefano –. Sono partito da un libro di Ernst Jünger, “Il trattato del ribelle” che riflette la mia personalità. Lui vede il bosco come un aldilà del tempo, dove il poeta o musicista che lui chiama anarca è una figura che si isola dal mondo falso e trova ristoro nel bosco, per ritrovarsi. Una sorta di liberazione dalle ossessioni del quotidiano che per lui si realizza nel bosco mentre io ho trovato nel Parco della Maremma». Quali sono i suoni registrati dagli studenti di Grosseto? «Hanno campionato sia i suoni di alcune razze animali, come l’assiolo, l’allocco, la ghiandaia, l’oca che suoni ambientali. Il rumore del mare, un canneto mosso dal vento, le porte di una casa cantonale che sbattono e che si sovrappongono alle mie creazioni sonore e pittoriche trovando nella contaminazione una sintesi espressiva musicale e visuale».
Tra le novità di questo lavoro già originale di per sé, dato che per la prima volta si entra nel Parco della Maremma per comporre musica, c’è proprio questa commistione tra suoni strumentali e naturali, dove gli ultimi che sono stati organicamente campionati, nell’esecuzione non vengono fatti sentire necessariamente all'inizio del brano ma si confondono nell’esecuzione stessa creando un unicum tra la creatività naturale e quella artistica di Stefano. Oltre agli studenti del Bianciardi sono stati coinvolti nel progetto la presidente del Parco, Lucia Venturi, i due guardiani Giuseppe Anselmi e Gianfranco Martini, che hanno affiancato gli studenti, e Mario Papalini, editore del libro che uscirà nei prossimi mesi col cd.
Durante l’esecuzione di stasera Stefano porterà con sé anche alcuni strumenti da lui stesso ideati e realizzati insieme a strumenti che lui chiama giocattolo. Come il “lattone”, un bidone di caffè in latta modificato che emette suoni simili a delle tabla indiane (tamburi), oppure il “thunder tube”, strumento che imita il suono di un tuono.
Ad affiancare questo mélange sonoro ci saranno i suoi disegni che mostrano flussi di immagini non ordinate e colorate che completano ogni sua performance. Ordini con questo ultimo lavoro mostra tutta la sua eterodossia musicale che attinge da un virtuosismo espressivo fatto di arte, musica e colore che trovano sintesi in composizioni fuori dall’ordinario oggi apprezzate in tutto il mondo e nate proprio in Maremma.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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