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Manca il portiere? No problem. Ci pensa il mister di 48 anni

di Paolo Mastracca
Manca il portiere? No problem. Ci pensa il mister di 48 anni

Giuseppe Tammaro, l’allenatore dell’Atletico Grosseto, in campo con la capolista. E la sua squadra ha vinto nel delicato recupero: «Siamo una scheggia impazzita»

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GROSSETO. Ha iniziato da attaccante, per la precisione da attaccante esterno, poi ha fatto la punta centrale, successivamente si è spostato in tutte le zone del campo, prima nel ruolo di centrocampista, poi trequartista, quindi terzino e infine mediano davanti la difesa. Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo è diventato allenatore ed all’età di 48 anni ha esordito anche nel ruolo di portiere, un ruolo che non lo ha mai particolarmente appassionato. Ma andiamo per ordine, stiamo parlando di Giuseppe Tammaro, l’allenatore dell’Atletico Grosseto che quest’anno ha vinto la coppa provinciale di terza categoria imponendosi ai rigori contro l’Aurora Pitigliano nella finale disputata allo stadio Orlando Armenti di Fonteblanda. Mister Tammaro ha compiuto 48 anni pochi giorni fa, per la precisione lo scorso 14 marzo e il giorno successivo la sua squadra era impegnata sul campo amico di Casotto dei Pescatori nel recupero contro la capolista Marsiliana, una partita sospesa dieci giorni prima per l’infortunio all’arbitro mentre l’Atletico Grosseto era in vantaggio per 2 a 1. Mercoledì scorso si è disputato lo scampolo del recupero e come da regolamento si è ripreso dal risultato di 2 a 1 giocando poco meno di mezz’ora, ovvero il tempo che mancava alla fine della partita al momento della sospensione.

L’Atletico Grosseto ha utilizzato nel migliore dei modi questo scampolo di partita visto che si è imposto con il risultato finale complessivo di 4 a 2, una vittoria importante e di prestigio contro la Marsiliana che sta dominando il campionato di terza categoria.

L’aspetto curioso è che l’Atletico Grosseto non aveva il portiere Nicola Capasso a disposizione che essendo tifosissimo del Napoli è andato allo stadio Diego Armando Maradona per festeggiare il successo della formazione partenopea contro l’Eintracht Francoforte. Pertanto vista la situazione è andato in porta l’allenatore Giuseppe Tammaro ricoprendo l’unico ruolo in cui non aveva mai giocato nel corso della sua carriera.

Mister Tammaro se l’è cavata egregiamente perché oltre a guidare la sua squadra ha mostrato destrezza anche tra i pali contribuendo in maniera significativa al successo della sua squadra. Giuseppe Tammaro è originario di Napoli e a 18 anni fece l’esordio nell’Eccellenza della Campania con il San Pietro in un campionato dove militavano campioni del calibro dell’argentino Pasculli, ex Lecce, e il brasiliano Dirceu, ex Napoli, entrambi a fine carriera, ma sempre in grado di deliziare il pubblico con grandi giocate. A 21 anni Tammaro si è arruolato nell’Aeronautica e si è trasferito in Emilia Romagna dove ha giocato in prima e seconda categoria. Dal 2006 vive e lavora a Grosseto e durante un torneo estivo di calcio a 7 ha conosciuto il dirigente calcistico Bernardo Pace che ha apprezzato il suo modo di concepire il calcio coinvolgendolo nel progetto che si chiamava Nuovo Casotto 2015. Tammaro ha giocato in terza categoria con questo club che successivamente ha assunto l’attuale denominazione di Atletico Grosseto, quindi è passato un anno all’Etrusca Marina in seconda categoria agli ordini di mister Claudio Ciolli. Successivamente ha partecipato al corso allenatori Uefa C iniziando l’avventura nel calcio giovanile con i pulcini della Nuova Grosseto, gli esordienti a Roselle e alla Virtus Maremma sempre allenando prima la squadra pulcini e poi gli allievi B. A quel punto è arrivato il momento in cui la dirigenza dell’Atletico Grosseto gli ha offerto l’opportunità di allenare la prima squadra con i lusinghieri risultati che abbiamo precedentemente descritto.

Mister Tammaro crede molto nei giovani: «Non bisogna avere dubbi a lanciarli in prima squadra perché i giovani si divertono e sanno adattarsi al calcio dei grandi». Uno dei giovani più interessanti della squadra è proprio suo figlio Flavio Tammaro, classe 2006, che nella finale della coppa ha avuto anche la freddezza di tirare e segnare uno dei calci di rigore che hanno deciso l’assegnazione del titolo. Per quanto riguarda la definizione da dare alla sua squadra mister Tammaro è esplicito: «Ci hanno definito scheggia impazzita, è una definizione che mi piace e che condivido, quando siamo al completo possiamo vincere contro qualsiasi avversario ma siamo anche capaci di perdere contro chiunque».

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