Nazionale, il capitano dice stop. Barozzi: «Era il momento giusto»
Otto europei, otto mondiali, un oro, un argento e quattro bronzi continentali
FOLLONICA. Dopo sedici anni, otto europei, otto mondiali, un oro, un argento e quattro bronzi continentali Leonardo Barozzi lascia la nazionale italiana di hockey. La kermesse iridata di San Juan è stata l’ultima esperienza con la maglia azzurra dell’estremo difensore viareggino del Galileo Follonica, capitano non giocatore che si è messo a disposizione totale del gruppo e che dopo la sfortunata finale per il bronzo persa ai rigori contro la Francia ha deciso di dire basta e di lasciare spazio ai colleghi più giovani.
«La scelta è frutto di un mix di situazioni – spiega Barozzi – l’età che avanza, la famiglia che richiede tempo e attenzioni e un’evidente volontà di puntare su un ricambio generazionale in maglia azzurra. Ho sentito insomma che era il momento giusto per dare l’addio alla nazionale, e chiudere questa esperienza in un grande palcoscenico come quello di San Juan credo sia stata la scelta migliore da fare».
Un mondiale iniziato bene ma finito con tanto amaro in bocca sia a livello di squadra che personale, con una presenza davvero ridotta nel roster azzurro.
«Come nazionale abbiamo chiuso con rammarico – continua Leo – l’andamento della partita con la Francia lascia un po’ di delusione. Per quanto mi riguarda c’era la speranza di ritagliarsi qualche minuto ma le scelte tecniche dell’allenatore sono state altre, le ho rispettate senza nessun problema perché il ruolo del capitano richiede questo e bisogna accettare anche i momenti personali un po’ più difficili. È andata come è andata ma fa parte dello sport. E poi con i ragazzi che ci sono, Gnata in primis, è più facile cedere le chiavi della porta azzurra».
Riavvolgiamo il nastro fino a Monza 2006, prima presenza azzurra a 19 anni.
«Quell’anno finimmo quarti dietro al Portogallo – ricorda Leo – da lì in poi ho giocato consecutivamente otto europei e otto mondiali con la ciliegina sulla torta della vittoria europea ad Alcobendas nel 2014 cui si aggiungono l’argento di Oliveira de Azemeis nel 2016 e i bronzi nel 2008, 2012, 2018 e 2021. L’oro del 2014 è sicuramente il top della mia avventura in azzurro, un successo storico perché non vincevamo un titolo da molti anni, un trionfo inaspettato perché non eravamo fra i favoriti ma fu un’escalation continua e una gioia enorme. Dai mondiali invece non sono arrivate medaglie, il bronzo sfumato a San Juan sarebbe stata la prima iridata: un paio di volte ci siamo andati vicini come nel 2007 a Montreaux e nel 2017 a Nanchino quando perdemmo il bronzo ai rigori con l’Argentina ma ci siamo sempre fermati a un passo dal podio».
In sedici anni sono stati tre gli allenatori che hanno voluto Barozzi in azzurro: «Il mio scopritore è stato Alessandro Cupisti, mi conosceva bene e mi ha voluto nel giro della nazionale. Poi sono arrivati Massimo Mariotti e Ale Bertolucci con i quali ho condiviso anche esperienze nei club, sono state entrambe figure molto importanti nel corso della mia carriera. Adesso il ct dovrà lavorare in vista del mondiale 2024, la squadra è giovane e deve ancora crescere ma sono tutti ragazzi che sanno mettersi a disposizione e imparare. Dovremo sfruttare il fattore campo un po’ come ha fatto l’Argentina a San Juan, un elemento che potrebbe aiutare a colmare il gap contro Argentina, Portogallo, Spagna e Francia».
Numerose le attestazioni di stima arrivate alla notizia dell’addio alla nazionale fra le quali anche quelle degli attuali compagni di squadra Davide Banini e Marco Pagnini: «È stato il mondiale dei mondiali, l’ultima con Leo in azzurro, un fuoriclasse dentro e fuori la pista» dice Banini mentre Pagnini lo definisce «uno dei portieri più forti al mondo, ho sperato di vederti ancora tra i pali perché te lo meritavi per quello che hai dato alla nazionale. Ho avuto la fortuna di essere tuo compagno di stanza in tante occasioni, qualcosa di buono a livello sportivo lo abbiamo fatto ma soprattutto ho conosciuto una persona come ce ne sono poche».
Chiusa la lunga parentesi con l’Italia rimane l’altro azzurro, quello del Follonica. «Ci aspetta una bella abbuffata di hockey – chiude Leo – ci faremo trovare pronti, carichi ed entusiasti perché questa città merita ancora traguardi importanti e siamo maturi per vincere una competizione, abbiamo tutte le carte in regola e ci proveremo fino in fondo».
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