Il presidio
Grosseto, otto mesi con Di Matteo: dall’amore alla vendita
È stato sempre osteggiato da una frangia della tifoseria
GROSSETO. È durata poco più di otto mesi l’avventura di Nicola Di Matteo alla guida dell’Us Grosseto 1912. L’imprenditore edile campano è diventato ufficialmente il presidente della società biancorossa il 27 dicembre 2021, dopo un corteggiamento di circa un mese.
Di Matteo, che ha rilevato le quote della famiglia Ceri (alla quale rimane tuttora il dieci per cento), ha dichiarato subito amore alla nuova squadra, presentando un progetto che, partendo dalla salvezza in serie C (al suo arrivo il Grifone aveva disputato venti partite ed era ultimo insieme alla Viterbese), avrebbe provato a riportare i colori biancorossi in serie B. Va detto che una frangia della tifoseria ha osteggiato fin dal primo momento l’arrivo del nuovo patron e avrebbe preferito tornare tra i dilettanti insieme a Mario e Simone Ceri e nel corso del girone di ritorno ci sono state anche alcune schermaglie. L’arrivo di Agenore Maurizi al posto di Lamberto Magrini, e una campagna acquisti un po’troppo fiacca per dare nuova linfa ad una squadra sull’orlo del precipizio, non hanno cambiato il corso delle cose e il Grosseto è tornato mestamente in serie D.
Dopo la retrocessione l’Usg e il quartier generale di Roselle sono stati al centro di episodi poco edificanti, spesso anche intimidatori, che sembravano studiati per convincere la proprietà a uscire di scena, ma Di Matteo ha fatto il contrario: ha rinforzato la società, con una squadra di professionisti, che avrebbero dovuto scrivere un nuovo capitolo, per riportare al più presto il nome di Grosseto in alto.
Lo stesso Di Matteo, in un’accorata lettera ai tifosi, datata 9 agosto, è stato il primo a riconoscere gli sbagli fatti nei mesi precedenti. Nella sua missiva al popolo del Grifone, mostrando delusione per il mancato ripescaggio (è stato comunque di parola e ha presentato domanda alla Lega Pro), ha cercato di rimediare, spendendo bei soldoni per due ritiri da big a Cascia, in un campo che ospitò anche il Chelsea, ma non ha fatto altrettanto per creare un gruppo che potesse veramente tenere testa all’Arezzo, al Livorno, e al Follonica Gavorrano. La sconfitta con l’Orvietana in Coppa Italia e quella con il Poggibonsi nell’Opening Day di serie D hanno mostrato alcune lacune tecniche, delle quali però Di Matteo era consapevole, tanto che dieci giorni fa ha dato il benservito a Umberto Quistelli per prendere Michele Ciccone, un suo uomo di fiducia, per cercare di rimediare nelle ultime due settimane di mercato alle mancanze dell’ex direttore sportivo.
Il bello che è nella sua lettera, l’ormai ex presidente, ha scritto anche frasi d’amore per la sua nuova città, per l’Us Grosseto: «Mi sono voluto fermare allo Stadio, ho fatto aprire gli spogliatoi e sono entrato in campo. Giunto all’altezza delle panchine ho guardato verso la tribuna e ho immaginato lo Stadio pieno, gremito di gente urlante ed in festa per i colori bianco rossi…allora ho razionalizzato: “…sono il presidente dell’Us Grosseto 1912, 110 anni di storia…in Serie D, in Lega Pro o in Serie B, amo questa squadra allo stesso modo!!!». Nel momento in cui il popolo dell’Usg cominciava a credere delle parole di questo imprenditore campano innamorato del pallone è arrivata la doccia fredda della cessione dell’intero pacchetto di quote. E qualcuno si domanda: perché?
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