Biagioni. Nel nome del padre
Serafino fu un ciclista di prima grandezza, due volte maglia gialla al Tour de France. Mise in ombra addirittura Coppi e Bartali. Il figlio Fausto oggi ricorda le sue imprese
FOLLONICA. Non era solo un “gregario di lusso” come veniva definito per la sua capacità e affidabilità nello svolgere il compito al fianco di campioni del calibro di Fausto Coppi e Gino Bartali.
Serafino Biagioni è stato un corridore di grande livello, capace di conquistare successi importanti e di ritagliarsi un posto di primo piano nel panorama del ciclismo italiano. Passista veloce, pistoiese di nascita, follonichese di adozione, corse tra i professionisti per undici anni tra il 1945 e il 1956. Il 7 luglio del 1951 raggiunse l’apice della sua carriera ciclistica conquistando due tappe al Tour de France con la squadra nazionale, ma soprattutto grazie al successo nella tappa Parigi-Caen indossò la maglia gialla di leader della classifica generale.
Settantuno anni dopo il figlio Fausto ripercorre le straordinarie gesta del padre campione .
«Il Tour del 1951 è stato certamente il punto più alto della carriera di mio padre – racconta Fausto – sono stati davvero pochi i corridori italiani che hanno avuto il merito e l’onore di vestire la maglia di leader della corsa a tappe più prestigiosa del mondo. Correre con grandi campioni come Fausto Coppi e Gino Bartali, e riuscire comunque a vincere, è stato qualcosa di incredibile».
Quando Serafino è scomparso nel 1983 Fausto aveva poco più di venti anni, forse ancora troppo giovane per capire quanto di grande avesse fatto il padre.
«Quando mi portava fuori con lui ero poco più che adolescente – prosegue Fausto – ricordo che gli amici lo incalzavano e ogni discorso finiva inevitabilmente sulla sua carriera e su quel tour, la gente anche a distanza di tanti anni continuava a chiedergli l'autografo. Addirittura Claudio Villa interruppe uno spettacolo alla Capannina di Viareggio. Disse “Scusate, mi fermo un attimo per salutare un grande amico presente in sala: Serafino Biagioni”. Oggi mi rendo conto che mio padre ha fatto davvero qualcosa di importante soprattutto per quel periodo storico con l’Italia appena uscita dalla guerra».
Biagioni in quel tour del 1951 prese la maglia gialla alla quinta tappa e la conservò per un solo giorno, ma quell’unico giorno in giallo alla Grande Boucle segnerà per sempre la sua vita. Però non cambierà il suo modo di essere e la sua semplicità, tanto da fargli pronunciare durante un’ intervista la frase : «...Anche le querce fanno i limoni» riferito al suo primato in classifica.
Quel tour non si esaurì con la perdita della maglia, perché nella quindicesima tappa, quella pirenaica dell’Aubisque, arrivarono per Biagioni la seconda vittoria e il secondo posto in classifica generale, con la possibilità concreta di arrivare davanti a tutti a Parigi.
«A quel punto però gli ordini di scuderia ebbero la meglio – prosegue Fausto – e il commissario tecnico Alfredo Binda, quando mancavano poche tappe dalla fine decise che erano altri quelli che dovevano puntare al successo finale, mettendo di fatto fuori gioco mio padre. Sembra che sia volata anche qualche parola di troppo fra cui anche un: “Biagioni o vai più piano o ti taglio la catena”».
La carriera di Serafino Biagioni è stata ricca di soddisfazioni: oltre al Tour del ’51, dove ha vinto due tappe e conquistato la maglia gialla, ci sono anche due vittorie di tappa al Giro d’Italia e molti altri successi fra cui il Giro dell’Emilia, e il Gran Premio Industria e Commercio di Prato. «Gino Bartali veniva spesso a trovarci a Follonica – ricorda Fausto – e anche con Alfredo Binda c’è stata la possibilità nel corso degli anni di ritrovarsi e passare delle splendide giornate. Nonostante l’amarezza di quello che poteva essere e non è stato, mio padre ha sempre avuto ricordi dolcissimi di quel tour: quella maglia gialla non lo ha accompagnato solo per il giorno in cui è stata sulle sue spalle ma gli è rimasta accanto per tutta la vita. Alla fine le arrabbiature passano ma quel sogno “giallo” – conclude Fausto Biagioni – rimarrà per sempre nella memoria di tutti gli sportivi».l
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