Il presidio
Rosadoni appende gli scarpini un vero innamorato del calcio
Simpatica la lettera del dottor Ferretti: «La Nazionale dovrà rassegnarsi»
CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Quando un giocatore di calcio decide di appendere gli scarpini al fatidico “chiodo” la tristezza lo pervade. Ma quando lo fa un vero innamorato del pallone, che per oltre vent’anni ha giocato per puro sport nelle categorie minori, allora tutto si amplifica e non solo per dover smettere la passione che ami, ma soprattutto per lasciare un mondo pieno di amici. Da qualche settimana il castiglionese Marco Rosadoni, quasi quarant’anni, circa 500 gare e un paio di gol, ha deciso di dire basta, annunciando che aveva giocato la sua ultima partita.
Marco è il classico esempio di come dovrebbe essere la vita di uno sportivo dilettante, che oltre al lavoro è impegnato anche nel volontariato con la Cri ed è stato caporione del Castello e vogatore del palio marinaro. Da quando ha mosso i primi calci Rosadoni, figlio d’arte di babbo Mario, indimenticato difensore della Castiglionese degli anni Ottanta, quando il calcio viveva di puro campanilismo, ha sempre giocato per le squadre del suo paese e soprattutto non ha mai saltato un allenamento, freddo, vento o pioggia che sia. La storia di Rosadoni è in fondo quella tipica di centinaia di ragazzi che giocano o hanno giocato per puro divertimento, praticamente senza rimborsi spese. I messaggi a Marco non sono mancati, anzi continuano ad arrivargli anche perché dopo centinaia di partite nei campi della provincia, soprattutto in Terza categoria dopo il debutto in Prima con i colori rossoblù e anche in Seconda, quel roccioso difensore era inconfondibile. A ringraziare Marco per la voglia matta che ha sempre messo nel giocare le partite anche il medico della Nazionale italiana Andrea Ferretti, che ha una casa a Castiglione e che alcuni anni fa operò Rosadoni, il suo giardiniere, al ginocchio: «Tutta la nazionale dovrà rassegnarsi – ha scritto Ferretti – comunque una carriera portata a termine brillantemente, nonostante qualche legamento lasciato sul campo. Ti vedrei bene come allenatore. In bocca al lupo». Parole che devono essere da monito per tutti quelli che amano solo giocare e impegnarsi, vivere lo spogliatoio e il profumo dell’erba.
«Ho ricevuto molto di più di quanto ho dato – commenta Rosadoni – Quello che già mi manca è stare con i compagni di squadra, preparare la borsa per andare al campo e impegnarmi al massimo per giocare. Posso solo ringraziare tutti quanti, dai primi allenatori nelle giovanili della Castiglionese, Athos Fiscaletti e Marco Travison con i quali ho esordito in prima squadra, e le squadre con cui ho giocato, dal Vetulonia fino al Real Castiglione. Mi porterò dietro ricordi indelebili e sarò sempre un tifoso».
« Cosa dire ai ragazzi che si avvicinano al mondo del calcio con tante ambizioni ma poi potranno giocare solo nei dilettanti? Per me giocare al Valdrighi è sempre stato come farlo a San Siro. Ogni partita un’emozione unica. Lo stesso Ferretti venne a vedere a Sticciano una gara con il Real Castiglione e questi sono momenti che non si possono spiegare. Ho sempre avuto il sostegno della famiglia, di mio babbo Mario che non è mai mancato. Purtroppo è arrivato il momento di smettere».
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