Il presidio
Le mille storie di Grosseto-Siena: quando il derby era tra Ciro Immobile e Antonio Conte
Dall’ultimo faccia a faccia sono passati dieci anni: era il 16 aprile del 2011 e vinse la Robur. Sabato 27 novembre altro capitolo: i bianconeri sognano la B, il Grifone non vuole retrocedere
GROSSETO. Dall’ultimo derby – il primo risale addirittura alla stagione 1921-1922 – tra Us Grosseto e Robur Siena in Serie B, il 16 aprile 2011, sembra passato un secolo per le società e per i protagonisti. Il Grosseto in questo decennio ha dovuto fare i conti con l’incubo calcioscommesse, l’abbandono di Piero Camilli, il ciclone Pincione e con una faticosa ripartenza dall’Eccellenza grazie all’impegno della famiglia Ceri. Non è fatto di rose e fiori nemmeno il passato recente dei bianconeri, che, dopo due anni di A e uno di B sono ripartiti due volte dalla D per ritrovarsi in Serie C. Ora l’ultimo atto di una sfida infinita. Sabato 27 novembre alle 17,30 al Franchi Robur e Grifone si affrontano con situazioni diametralmente opposte. Biancorossi ultimi in classifica, bianconeri in corsa per un posto nei playoff sognando la B.
Quel sabato di primavera di dieci anni fa sulla panchina del Siena c’era Antonio Conte, ex centrocampista di Lecce e Juventus, che stava muovendo i primi passi da allenatore. Prima di approdare nella città del Palio era stato ad Arezzo, Bari e Bergamo. Quel campionato lo proiettò alla Juventus. Quel giorno al centro dell’attacco biancorosso c’era invece il ventenne Ciro Immobile, uscito dalle giovanili della Juve, al debutto tra i professionisti, portato in Maremma da Imborgia dopo 4 apparizioni nel Siena, con un gol al Lecce.
La Scarpa d’oro 2020 in Maremma collezionò 16 presenze e una rete, contro l’Empoli. L’anno successivo esplose con 28 reti a Pescara. Nel 2010-2011 il presidente Camilli partì per conquistare i playoff, falliti di un soffio con Maurizio Sarri in panchina l’anno prima. Le cose non andarono bene e nel girone d’andata il Grifone chiuse a 22 punti, due sopra la zona playout. Tra l’altro i ragazzi di Moriero persero 3-1 alla Montepaschi Arena. Chiuso il primo tempo sull’1-1 (Freddi rispose a Troianiello nel recupero), i senesi allungarono nella ripresa grazie a Mastronunzio e Reginaldo. A gennaio, il Comandante tornò pesantemente sul mercato, chiamando in panchina Michele Serena e rinforzando l’organico con Defendi, Tachtsidis, Papa Waigo e Immobile, stanco di fare panchina a Siena. L’esordio di Serena fu esplosivo, con tre vittorie di fila che rilanciarono i biancorossi nelle alte sfere. Alla dodicesima, contro il Cittadella, il Grosseto non seppe conservare il vantaggio acquisito e sfumò l’aggancio alla zona playoff. Le speranze svanirono definitivamente contro il Siena, gara attesa da 29 anni dalla tifoseria biancorossa che dette vita ad alcuni sfottò: il funerale del Siena celebrato dagli ultras Maremmani, la scorta in scooter del pullman della squadra prima della partita, fino a una coreografia da brividi allo stadio. L’incontro fu condizionato da un discutibile arbitraggio dell’empolese Pinzani – «Scientifico nel decretare falli a nostro sfavore: su Immobile c’erano punizione ed espulsione», tuonò Camilli – e deciso da una prodezza balistica di Del Grosso, che infilò una punizione al sette di Narciso. Il Siena sorpassò l’Atalanta e volò verso la Serie A. Il Grifone fu costretto a lottare per la salvezza, ottenuta con due turni d’anticipo. Storie passate di una rivalità attuale.
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