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Ottorino, che carriera: da libero a mezz’ala e quell’amichevole con la Nazionale B
Scotto compie oggi 60 anni. Argentario, Porto Ercole, Albinia e San Donato le sue squadre. Prima del ritorno (a 42 anni) al Maracanà
Raccontare la carriera calcistica di una persona è come ripercorrerne il tragitto umano e la storia di Ottorino Scotto è emblematica non soltanto per le qualità calcistiche e la ferrea volontà di affermarsi come leader della squadra ma anche per interpretarne gli aspetti caratteriali. Oggi Ottorino Scotto compie 60 anni e in vista di tale ricorrenza ha deciso di aprirsi con Il Tirreno per raccontare aneddoti, storie, successi e pure delusioni che hanno contrassegnato il proprio cammino calcistico.
Il suo approccio con il campo arriva all’età di 8 anni con l’Aics Porto Santo Stefano, il suo primo allenatore è stato Renzo Wongher recentemente scomparso e storico cronista per Il Tirreno. Poi la trafila nelle giovanili dell’Argentario dove l’allenatore era il mitico Rinaldo Di Chiara: «Ho alcuni ricordi bellissimi di quel periodo ma ho anche assaporato le prime delusioni. Talvolta mister Di Chiara mi mandava in panchina perché diceva che dovevo ancora crescere fisicamente, questo fatto mi faceva arrabbiare ma nel contempo mi stimolava a dare sempre il massimo per dimostrare che meritavo di giocare». Iniziava già a manifestarsi il carattere forte di Ottorino che lui spiega con queste parole: «Qualcuno ritiene che io sia scontroso, altri pensano che sono presuntuoso, poi chi mi conosce a fondo apprezza le mie qualità, ai compagni di squadra ho sempre dato il massimo rispetto e l’ho sempre preteso».
Nel frattempo un poco alla volta Ottorino Scotto inizia a salire nella considerazione e arriva a vincere il campionato juniores regionale nella finale disputata a Vada contro i fiorentini del Rifredi. Allenatore era sempre Rinaldo Di Chiara coadiuvato da Giuseppe Sordini che vedeva Ottorino idoneo al ruolo di libero. Alla fine del primo tempo l’Argentario era sotto per 2 a 0, nella ripresa arrivò una rimonta pazzesca e incredibile, l’Argentario vinse per 3 a 2 e il via alla rimonta lo dette Scotto con una magistrale punizione, un numero che poi sarebbe diventato uno dei suoi colpi preferiti. Malgrado le ottime performance nel settore giovanile l’esordio in prima squadra arrivò soltanto a 20 anni, un segno tangibile che Ottorino ha sempre dovuto sudare e guadagnarsi ogni traguardo. Lo fece esordire Sergio Wongher nella trasferta di Cascina cambiandogli ruolo, da libero a centrocampista mezz’ala, il ruolo che poi sarebbe rimasto suo per l’intera carriera. Ottorino Scotto rimase due anni con l’Argentario e tra i ricordi più significativi c’è l’amichevole disputata a Coverciano tra l’Argentario e la nazionale di serie B allenata da Ferruccio Valcareggi in cui militavano tra gli altri Serena, Massaro, Nela, Occhipinti, in porta c’era Orsi. «Fu grazie all’impegno dell’indimenticabile Piero Berni che ci fu data quella possibilità - queste le parole di Ottorino Scotto che poi ricorda - Perdemmo 5 a 2 e le nostre due reti furono siglate da Giancarlo Ruffilli che attirò l’attenzione degli osservatori.
Nella stagione 1982-83 Ottorino Scotto passa al Porto Ercole allenato da Erasmo Scotto: «Eravamo una squadra composta da giocatori che non erano stati confermati dalle rispettive squadre, forse pensavano che eravamo scarti e noi per dimostrare che avevano sbagliato a mandarci via vincemmo il campionato di Seconda categoria e l’anno successivo arrivammo a un soffio dal bis in prima categoria giocando l’ultima partita a Chiusi, in pratica come se fosse una finale tra le due squadre prime in classifica, una partita indimenticabile giocata di fronte a migliaia di spettatori dove purtroppo io non c’ero a causa di una squalifica per somma di ammonizioni e questo aspetto caratterizzerà la mia carriera visto che ho spesso saltato le partite decisive».
A quel punto Scotto era in auge e voleva tornare all’Argentario per fare coppia con Andrea Brotini che però tornò al Manciano e quindi non hanno mai giocato insieme. Trascorsi un paio di anni Ottorino tornò al Porto Ercole dove era arrivato come allenatore Alfredo Carotti e firmò un’altra grande impresa vincendo il campionato dopo lo spareggio contro l’Aurora Pitigliano giocato allo stadio di Grosseto e anche in quell’occasione il destino fu beffardo visto che l’ammonizione presa la domenica precedente privò Ottorino della soddisfazione di giocare lo spareggio.
A quel punto il presidente Aldo Bussi chiamò Scotto all’Argentario, l’allenatore era Luciano Giusti e la squadra volò in Promozione con Ottorino che era sempre più il beniamino del pubblico con le sue giocate funamboliche. Nel 1990-91 il passaggio all’Albinia dove rimase sei anni avendo come allenatori Luciano Tommasi e Gianfranco Venturi: «All’inizio ho faticato a farmi capire all’interno dello spogliatoio, ricordo che mister Venturi un giorno mi mise in panchina perché ero arrivato in ritardo di pochi minuti per portare in auto un compagno di squadra. Io non presi bene quella decisione, sfogai la mia rabbia ma al termine della stagione Venturi mi fece i complimenti davanti a tutti per quello che avevo dato alla squadra e per me fu motivo di grande soddisfazione».
Dopo Albinia il passaggio al San Donato e campionato vinto con mister Walter Puccini, poi le fugaci esperienze con il Sant’Andrea e la Marsiliana prima di tornare all’Argentario a 42 anni e lasciare ancora un’impronta sul terreno del Maracanà di Porto S.Stefano prima di appendere gli scarpini al chiodo. Sui tantissimi aneddoti, ne estrapoliamo un paio: «Nella mia seconda esperienza a Porto Ercole il portiere era Vincenzo Sabatini allora giovanissimo. A fine allenamento voleva sempre che gli calciassi molti rigori per farlo allenare. Quando tornai all’Argentario ci affrontammo come avversari, l’arbitro ci assegnò un rigore e Vincenzo era convinto di pararlo perché mi conosceva benissimo, io tirai in un modo inedito segnando all’incrocio dei pali e il mio amico Vincenzo rimase di stucco».
L’altro aneddoto invece riguarda Matteo Pira: «Quando giocavo ad Albinia veniva sempre a fine allenamento perché voleva farsi spiegare come calciavo le punizioni e poi Matteo è diventato specialista nei calci piazzati riconoscendomi il merito di avergli insegnato bene e di questo sono particolarmente orgoglioso». Infine la dedica di Ottorino a Carlo Costanzo: «Carlo detto Ninnarello è il migliore compagno di squadra possibile, avrebbe meritato di giocare di più ma ha sempre avuto giocatori fortissimi nel suo ruolo e l’importanza di Ninnarello nello spogliatoio è stata fondamentale, ancora oggi è un amico speciale». —
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