Quando tra i pali c’era Sergio “la Molla” per trenta anni colonna della Castiglionese
Vannini, oggi 75enne, ha disputato 316 partite in maglia rossoblù. Poi è stato allenatore. E ancora oggi si tiene in forma
CASTIGLIONE DELLA PESCAIA
Per 30 anni Sergio Vannini è stato una colonna della Castiglionese: 316 partite ufficiali fra i pali dei rossoblù (la fonte è “Quando il calcio diventa storia”, il libro scritto da Mario Rosadoni) che lo colloca fra uno dei giocatori più amati, al terzo posto assoluto per presenze dietro ad Adriano Belcari, oltre 400, e Savio Rotellini (397) compagno di tante battaglie, a cavallo degli anni Sessanta e fino a metà degli Ottanta. E poi allenatore.
Oggi a guardarlo, Vannini, appare ancora in splendida forma: un giovanotto di 75anni che va in bicicletta regolarmente e segue con passione il calcio dei dilettanti, aggiornandosi sui risultati e classifiche. Certo, da qualche anno non c’è più la sua Castiglionese e andare al campo è diventato più difficile, ma la speranza di rivedere una squadra con i colori “rossoblè”, come cantavano i tifosi storici, c’è sempre. La storia di Sergio Vannini appunto, parte all’inizio degli anni Sessanta quando inizia a giocare in porta con le giovanili del Grosseto.
Poi la svolta con l’arrivo a Castiglione per lavorare insieme al fratello: «Sì, è vero – conferma Sergio – sono venuto a Castiglione della Pescaia per lavorare con mio fratello, era il 1963 a Riva del Sole, per occuparmi delle ristrutturazioni e della manutenzione. E ci sono rimasto praticamente fino alla pensione. Giocare nella Castiglionese è stata una conseguenza logica, in anni dove conquistarsi il posto da titolare era difficile con tanti bravi giocatori e poche squadre».
Ma Sergio, che poi ha trovato l’amore con la sua Annarella Franchini, inseparabile compagna anche sportiva, da cui hanno avuto le figlie Serena e Sara, in quegli anni aveva davanti a sé aveva un mostro sacro chiamato Irio Valdrighi: «Per me è stato un maestro. Era un vero castiglionese “cattivo” che in campo si trasformava, un vero uomo».
La carriera di Sergio Vannini non è iniziata però a Castiglione della Pescaia: «È vero ho iniziato a giocare da bambino nel Grosseto, e ho sempre continuato in questo ruolo anche con mister Dario Ciacci nella Castiglionese, che in quegli anni era l’allenatore delle giovanili, la Lega Giovanile».
L’esordio in prima squadra capita quasi per caso: «All’inizio del campionato 1964-65 Valdrighi si sposa e così posso giocare già a partire dalla seconda giornata (11 ottobre, Pontedera-Castiglionese 2-0, ndc) per un mesetto, insomma fino al ritorno di Irio. E negli anni successivi ci dividiamo la porta durante il campionato (diventa titolare in pianta stabile dalla stagione 68/69, ndc), anche per le regole delle quote in campo. Giocavamo in Prima categoria con Franco Ferrini come allenatore, e devo dire che il livello era molto alto, con squadre come il Cecina, il Poggibonsi, il San Miniato, la Colligiana, il Tuttocuoio, insomma nelle partite ti confrontavi con giocatori esperti e forti. Ma anche noi non eravamo male con gente del calibro di Duilio Travison, Nedo Svetoni, Raffaele Zambonelli, senza dimenticarsi del capitano Savio Rotellini, e nel corso degli anni poi ne sono arrivati tanti altri come Carlo Zecchini e lo stesso Piero Armellini. Insieme a Doriano Borgogni e poi negli anni Novanta quando sono diventato allenatore, Marco Nucci e Marco Lenzi, i giocatori più forti con cui ho giocato».
Sergio chiude la carriera da portiere tra i pali del Braccagni, squadra con la quale disputa tre stagioni: «Nel 1983 nasce la Tirrena: sono settimane tese, perché mi chiedono di diventare io l’allenatore ma non voglio schierarmi “contro” la Castiglionese e così torno al Braccagni, dove sono stato benissimo. Divento allenatore dell’under18 a Castiglione nel 1985». In quegli anni continua a dare una mano anche alla prima squadra però: «L’allenatore era Zambonelli e io facevo il vice: qualche volta sono tornato anche a fare il dodicesimo. Nell’87/88 divento capo allenatore e ci salviano facendo un bel campionato. Arrivano giocatori come Alessandro Renaioli e Mauro Niccolaini, e in squadra già giocava Fabrizio Sonnini in porta che avevo segnalato dal Braccagni, insieme a tutti i giovani che erano cresciuti e che poi hanno fatto la storia seguente della Castiglionese».
In quelle stagioni arriva anche il soprannome per Sergio, diventato per tutti “la Molla”: «Sì, la “colpa” fu di Marco Lenzi e Bruno Chigiotti, ma era uno spogliatoio magnifico ed erano anni bellissimi». —
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