Il Tirreno

Grosseto

l’intervista 

«Due sconfitte allo Zecchini? Non è nulla Bisogna solo metterci la mentalità giusta»

Paolo Franzò
«Due sconfitte allo Zecchini? Non è nulla Bisogna solo metterci la mentalità giusta»

Elio Gustinetti, già mister del Grifone e dell’Albinoleffe, invita a non far drammi e incoraggia Magrini «La società ha fatto benissimo a mantenere l’ossatura della serie D, è anche la mia filosofia vincente»

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GROSSETO

Dici Albinoleffe e subito ti tornano alla memoria tante sfide tra i biancorossi e la squadra seriana, legati tutti alle splendide stagioni del Grifone in serie B. Una sfida che quasi sempre è terminata in parità, visto che sono 10 in tutto i precedenti tra il 2007 e il 2012, con ben 7 pareggi, un solo successo biancorosso nell’ultima sfida, più di 8 anni fa e 2 vittorie per i lombardi.

Ma dici Albinoleffe e il pensiero va anche all’allenatore che le due squadre hanno condiviso, ovvero Elio Gustinetti.

«Mi fa sempre piacere ripensare a quel periodo – racconta il Gus, raggiunto telefonicamente – Sono tutti bei ricordi, sia quelli legati all’Albinoleffe che quelli legati al Grosseto. Con i bergamaschi sono stato 10 anni, abbiamo vinto una Coppa Italia e un campionato. In Maremma solo per due stagioni, ma col rammarico che mai se ne andrà via, di quella serie A solo sfiorata. Ancora oggi mi fa male pensarci, perché se è vero che dopo avremmo ancora dovuto battere il Brescia, con un pizzico di fortuna in più, potevamo davvero scrivere la storia. L’anno dopo invece, mi è stata preclusa la possibilità di ripetermi per via di un esonero che però, a distanza di anni, devo dire che forse potevo anche evitare se solo fossi stato un po’ più zitto. Spiace, perché così fu vanificato tutto il lavoro fatto. Però, Albinoleffe e Grosseto sono due squadre che sono nel mio cuore e se domani dovesse finire con un pareggio, sarei contento».

Che idea si è fatto, da allenatore, di questo Grosseto che vince sempre fuori e perde in casa?

«Che intanto ha perso solo due partite in casa e non è il caso di fare drammi. Evidentemente il mister, che conosco bene, dovrà lavorare per cambiare qualche atteggiamento tattico della squadra. Sono certo che troverà la soluzione. L’importante è non farsi prendere la testa da certe idee, ma c’è solo da star sereni e provare a giocare in casa con la stessa testa che mettono in trasferta».

Grosseto che ha mantenuto la stessa ossatura vincente dello scorso campionato, secondo lei ha fatto bene?

«Molto bene. Questa è sempre stata anche una mia filosofia vincente. È una scelta intelligente perché anche se c’è il salto di categoria, una squadra abituata a vincere, si porta questa mentalità anche di sopra. In più, sa già come giocare, quello che vuole il mister che pure è lo stesso e anche questo è fondamentale. In questo modo, come sta accadendo, metti in difficoltà tutti e fai risultati anche insperati. Col tempo poi, le squadre più attrezzate verranno fuori, ma attenzione che in questo campionato senza pubblico, il fattore campo si azzera, come vediamo anche da risultati incredibili in Champions League, per cui tutto può accedere».

Ai tifosi del Grosseto invece vuol dire qualcosa?

«Che sono sempre nel mio cuore, così come la città che ben mi accolse e che mi volle davvero bene. Sono stati due anni bellissimi che non potrò mai scordare». —

Paolo Franzò

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