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furi (gea basket) 

«Ci aspettano tempi difficilissimi Sarebbe meglio unire le forze»

Paolo Franzò
«Ci aspettano tempi difficilissimi Sarebbe meglio unire le forze»

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GROSSETO

È un vero e proprio grido d’allarme, quello del presidente della Gea Basket Grosseto David Furi che guarda al futuro con grande preoccupazione.

«La stagione è ormai conclusa. Ad agosto inizieremo a ragionare per la ripresa, per il futuro, sperando che questa epidemia sia solo un brutto ricordo. Ma per come stanno le cose oggi, siamo seriamente preoccupati che si possa ripartire così, come siamo strutturati oggi e nelle categorie cui prendiamo parte, sia con i maschi che con le femmine. Abbiamo anche scritto, con i presidenti delle altre società femminili, alla Federazione, ma al momento sono sordi di fronte alle nostre richieste, così come speriamo che almeno ci vengano stornati per la prossima stagione, parte dei soldi spesi quest’anno in cui evidentemente, non è stata completata. Il vero problema però è un altro; noi non abbiamo entrate diverse da quelle delle sponsorizzazioni. Niente biglietti, niente contributi, niente diritti tv, solo sponsor. Ma qui abbiamo aziende con operai in cassa integrazione, chi volete che investa il prossimo anno nel basket? Non è un problema evidentemente solo nostro, sia chiaro. Ho parlato con dirigenti di altre società, come Pegli, Costone Siena, Lucca e altre ancora e in molti mi hanno già detto che il prossimo anno si dedicheranno solo al minibasket, se non chiuderanno proprio».

Soluzioni? «Abbiamo parlato con Maurizio Musardo e Marco Mattei, presidente e vice della Pallacanestro Grosseto, e anche per loro i problemi, seppur in misura minore, ci saranno. Sarebbe auspicabile secondo me, unire le forze, almeno qui nella nostra città, per cercare di andare avanti. Ci rivedremo nei prossimi giorni e ne riparleremo. Chiaramente servirà l’aiuto di tutti, amministrazioni pubbliche comprese, perché è chiaro che certe spese non saranno più sostenibili. Pensate che solo l’uso della palestra di via Meda, ci costa più di diecimila euro all’anno. Per non dire del medico che deve essere presente a ogni gara interna delle prime squadre dei maschi e delle femmine che sono altri 3500 euro. Nella pallavolo almeno, la Federazione ha detassato le partite, cosa che la FIP non pensa neppure lontanamente».

Il rischio qual è? «Noi siamo uno sport dilettantistico e non vogliamo prendere in giro nessuno. Il rischio? Quello di restituire il cartellino ai giocatori e andare avanti solo col minibasket. Per cui non so proprio a quali categorie prenderemo parte, ma tutti nel caso, dovranno fare un passo indietro anche sui rimborsi». — Paolo Franzò

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