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Piro: «Quando arrivai a un passo dalle Olimpiadi di Montreal 1976»

Piro: «Quando arrivai a un passo dalle Olimpiadi di Montreal 1976»

Al maestro fu preferito un compagno di squadra di tre anni più giovane «Peccato, ma se il mio allievo Valerio Teodori dovesse andare a Tokio...»

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orbetello

L’olimpiade è il sogno di ogni sportivo, talvolta resta un sogno proibito ma anche in questo caso il ricordo di un’esperienza sfumata resta indelebile. È il caso di Remo Piro che nel campo del judo ha ottenuto molteplici riconoscimenti tra i quali la stella d’onore Coni per meriti sportivi, l’accademia nazionale quinto dan, maestro benemerito e cavaliere per benemerenze alla Repubblica.

Piro da diversi anni è il cuore pulsante dello Sport club Orbetello dove diverse generazioni di atleti si sono avvicinate al judo sotto la sua guida. C’è mancato veramente poco che non prendesse parte a Montreal 1976. La sua avventura sportiva iniziò nel 1968 con l’arruolamento nella Guardia di finanza, in quegli anni a fine corso si svolgevano gare di battaglione strutturate come una sorta di mini olimpiade con tante discipline sportive. Fu in quell’occasione che Piro si avvicinò al judo, vinse la selezione di Predazzo in questa disciplina sportiva e si laureò campione della scuola, acquisendo il diritto di partecipare ai campionati italiani militari che quell’anno si svolsero a Roseto degli Abruzzi. Era il 1970 e Remo Piro riuscì a salire sul podio della rassegna tricolore piazzandosi al terzo posto. Successivamente venne trasferito ad Aosta dove proseguì a praticare judo iscrivendosi alla società locale. Con tale sodalizio prese parte al campionato regionale che raggruppava gli atleti del Piemonte e della Valle d’Aosta e vinse il titolo sconfiggendo due cinture nere benché lui si fosse presentato come cintura gialla. Per il clamore di questo exploit venne chiamato al centro sportivo di Roma dove entrò a far parte delle Fiamme gialle.

Remo ricorda: «Facevo una vita da professionista ed arrivai ad essere fra i primi tre in Italia, un risultato che mi spalancò le porte della Nazionale dove partecipai agli stage in vista delle Olimpiadi del 1976». Purtroppo il sogno non divenne mai realtà, in quegli anni la scelta dell’atleta che doveva rappresentare l’Italia in ogni categoria di peso era affidata a valutazioni dove l’età influiva notevolmente come ricorda lo stesso Piro: «In quel periodo l’attività agonistica era molto ridotta rispetto a oggi dove ci sono gare praticamente ogni settimana, i tecnici dovevano scegliere fra me e un mio compagno di squadra e optarono per lui che era più giovane di tre anni. Considerando che il lavoro per le Olimpiadi era strutturato su un periodo di quattro anni decisero di puntare sul più giovane e per me fu una grande delusione».

Remo Piro entrò quindi a titolo definitivo nella scuola sottufficiali della Guardia di finanza e chiuse di fatto l’attività agonistica. Dopo qualche anno si iscrisse a una palestra privata di Roma ma poi mollò dopo avere constatato che senza un allenamento costante e prolungato era impossibile mantenere quegli elevati standard agonistici che lui voleva raggiungere. Dopo essere andato in pensione Piro è tornato a vivere nella sua Orbetello dove ha voluto impegnarsi per il judo alla guida dello Sport club: «Per me le olimpiadi di Montreal sono state un sogno infranto; se nel 2021 il mio allievo Valerio Teodori, judoka non vedente, riuscisse a qualificarsi per le Paralimpiadi di Tokio sarebbe una enorme soddisfazione per Orbetello e per il sottoscritto sarebbe come tornare a vivere quel sogno». —

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