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Protocollo sanitario verso la ripresa Ma ancora nessuno sa quando

Paolo Franzò

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Ritiro chiuso almeno per il primo periodo di allenamento (modello preparazione estiva), propedeutico alla piena ripresa dell’attività e con la sorveglianza del medico sociale e/o del medico di squadra.

Il ritiro sarà preceduto da uno screening (72-96 ore prima di iniziare), a cui si dovrà sottoporre tutto il “gruppo squadra”. Tali indagini prevedono, oltre all’esecuzione del test molecolare rapido e del test sierologico (con la tipologia che sarà indicata dalle autorità competenti), un’anamnesi accurata, una visita clinica (valutazione degli eventuali sintomi e misurazione della temperatura corporea) ed esami strumentali e del sangue.

È il protocollo sanitario di garanzia per la ripresa degli allenamenti finalizzati alla ripartenza dei campionati professionistici varato nelle ultime ore. A questo va aggiunto il luogo per l’allenamento che deve essere ovviamente sanificato (intendendo per luogo sia il centro sportivo sia le palestre e gli spogliatoi).

Della serie D al momento nessuna menzione, ma sembra sempre più probabile che la quarta serie sia destinata ad andare in archivio senza ripresa della stagione in corso. Anche perché, stando a un calcolo fatto dal presidente del Foggia, Roberto Felleca, servirebbe una spesa superiore ai 60mila euro per i controlli sanitari, senza contare le prescrizioni sanitarie per tecnici e altro personale che va in campo. A conti fatti quindi, conviene di più restar fermi che riprendere a giocare. Inoltre, il presidente della Lnd, Cosimo Sibilia, aveva nei giorni scorsi auspicato di poter finire i campionati entro il 30 giugno prossimo; data a questo punto difficile da poter immaginare perché questa era legata alla possibilità di tornare ad allenarsi il prossimo 4 maggio. Ma se la prima a ripartire fosse davvero la serie A il 20 del mese prossimo, è evidente che la D non tornerebbe in campo prima di giugno e con ancora 8 giornate da disputare solo per quanto riguarda il girone E.

Intanto Renzo Ulivieri, presidente dell’Aia, scende in campo auspicando una tutela per le fasce più deboli del calcio, come la serie D. Mentre Umberto Calcagno, vice presidente della Aic, aggiunge che non aiutare i campionati minori sarebbe un ulteriore danno economico e che non si può pensare a uno stop definitivo.

In tutto questo clima di incertezza, l’unica cosa sicura è che a decidere non saranno gli uomini, ma solo l’evoluzione del virus. Il Grosseto non avrebbe certo grandi problemi a riprendere, ma in quarta serie ci sono decine e decine di società che a queste condizioni avrebbero difficoltà insormontabili. Ecco perché comincia a prendere corpo l’idea che con il Grifone l’appuntamento sia ormai rimandato a settembre. In quale categoria, impossibile dirlo, perché se non si torna in campo lo scenario è inimmaginabile. —

Paolo Franzò

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