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La domenica tra pullman porchetta, goliardia e sfottò

Paolo Franzò
La domenica tra pullman porchetta, goliardia e sfottò

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GROSSETO. La domenica dei tifosi biancorossi è un lungo viaggio in pullman di andata e ritorno per Sangiovanni Valdarno che non finisce mai.

Sono le 11.30 quando i tre torpedoni organizzati muovono da sotto la curva nord dello Zecchini, in direzione dello stadio Fedini. Vi arriveranno solo pochi minuti prima del fischio d’inizio della gara, vuoi per un guasto che prima blocca uno degli autobus che fortunatamente viene riparato per tempo, vuoi perché l’imponente servizio d’ordine organizzato prende in consegna il convoglio molti chilometri prima del Valdarno, per poi accompagnarlo a passo di lumaca sino allo stadio. Sono in tanti i cuori biancorossi, ma non tanti quanti erano stati i biglietti spediti a Grosseto; alla fine nel settore ospiti saranno più o meno in 400. Quasi tre ore insomma per percorrere un tragitto per il quale basterebbe la metà del tempo, durante il quale sui pullman non manca comunque nulla. Chili di porchetta, pagnotte, vino e birra a fiumi, aiutano a far scorrere il tempo. Le facce a bordo sono quelle di sempre, un po’ invecchiate, ma non manca nessuno. Anzi, il potere della maglia biancorossa è questo; ricompattare tutti insieme vecchi amici e compagni di mille trasferte in ogni dove, in ogni categoria. Insomma, a bordo si canta, si mangia e si beve. All’ingresso dello stadio, celere in quantità industriale e tifoserie rivali divise e tenute ben lontane. In confronto al 2005, sembra una gita fuori porta, fatta di goliardia e sfottò, qualche botto di petardo e nulla più. Poi la partita, con il Grosseto che gioca bene e sembra poter passare più volte, ma non accadrà mai. Vuoi per bravura del portiere della Sangio, vuoi per sfortuna o imprecisione. L’assenza di Moscati insomma si sente. Fortuna che nel finale arrivano buone notizie dagli altri campi e così pure un pareggio diventa quasi una vittoria. Al ritorno, ancora la scorta, ancora a passo di lumaca, ma il Grifone è ancora più da solo in vetta e allora chi se ne frega. Contento pure Simone Ceri che ha scelto di vivere la giornata con i suoi vecchi amici. — Paolo Franzò

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