Il presidio
Magrini: «La festa non ce la rovina nessuno»
Discutibile decisione arbitrale dopo il buffetto dato a Cretella. I due si sono chiariti: non c’è stata alcuna lite, solo nervosismo
Il dubbio che quello fosse stato soltanto un buffetto e non un ceffone, è venuto subito anche ai giornalisti di Sportitalia che hanno ripreso le immagini della scaramuccia scoppiata in panchina, all’arrivo del centrocampista Riccardo Cretella. Grossetano doc, nato e cresciuto tra le mura della città di Canapone e i campi di calcio, quando mister Magrini durante la formidabile partita contro il Monterosi, ha deciso di chiamarlo in panchina. «Era stanco - dice il tecnico - E ho deciso di richiamarlo. Eravamo tutti molto nervosi ieri, ma tra noi non è successo nulla. Riccardo ha detto qualche parola di troppo, io ho fatto il gesto di dargli un buffetto, per sottolineare che doveva stare in panchina senza protestare per fare spazio a Ravanelli». Era la partita dell’anno, quella di domenica allo Zecchini: la partita del miracolo biancorosso, la partita del risveglio della città che ha riempito lo stadio. Per Cretella, cresciuto nel mito della squadra della sua città e ora centrocampista dalle mille risorse, i 74 minuti di gioco già macinati non bastavano. «Mi sarebbe piaciuto arrivare fino in fondo - spiega - Ho protestato solo per quello. Vedere lo Zecchini pieno di gente è stata una gioia enorme, questa partita era importantissima per me. Comunque non c’è stata alcuna lite con il mister, ci siamo chiariti subito, eravamo solo nervosi».
Mister Magrini ha abituato la squadra, fin dal suo arrivo, ad almeno cinque cambi a partita. E quella di domenica con il Monerosi non doveva essere differente. «Diversamente - spiega - sarebbe stata una mancanza di rispetto per tutta la squadra, soprattutto per chi si allena tutta la settimana proprio in vista della gara. Comunque, è scoppiato un caso per nulla».
Sia il giovane centrocampista, che ha lasciato il posto in campo a Ravanelli (in tribuna c’era anche il padre Fabrizio, ex calciatore della Juventus, ndr) che il mister, sono rimasti amareggiati per il can can che è partito dopo il cartellino rosso, estratto dal signor Carlo Rinaldi di Bassano del Grappa. «Prima della partita io e Riccardo ci siamo presi in giro come sempre - aggiunge il mister - Abbiamo scherzato come facciamo agli allenamenti e nel pre gara. Io non sono un padre-padrone per i miei ragazzi: in serie D mi posso permettere di chiedere la loro opinione e di scherzarci. Il buffetto di domenica è stato solo questo: l’ho redarguito per come mi si era rivolto dopo la mia decisione di farlo uscire, ma non c’è stata alcuna lite».
La stampa sportiva nazionale, ieri, ha paragonato l’episodio dello Zecchini alla lite Ljajic-Rossi: era il 2 maggio 2012 e all’Artemio Franchi si giocava Fiorentina-Novara. «Per carità - dice Magrini - nulla del genere. La nostra festa di domenica non l’ha rovinata nessuno, nemmeno chi ha scritto che ho schiaffeggiato un mio calciatore. Io vado avanti per la mia strada: sono sempre stato disponibile a confrontarmi con tutti. Nelso Ricci (direttore sportivo, ndr) me lo dice spesso: prima volevano i mister di carattere, ora non vanno più di moda. A me non interessa: io sono fatto così e mi tengo il mio carattere. Domenica abbiamo regalato una grande soddisfazione ai tifosi, alla società e alla città: è questo che mi interessa». —
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