Il presidio
Super Casciani, pitiglianese doc e mister vincente
Ha sfiorato i palcoscenici della serie A da calciatore. E sta facendo incetta di titoli giovanili, in tutta Italia
PITIGLIANO. C’era un ragazzo che sognava di diventare un campione, c’era un calciatore che ha sfiorato il grande palcoscenico della serie A, c’è un allenatore che ha vinto, continua a vincere e a insegnare calcio come pochi, c’è un uomo che ha conosciuto gioie e dolori mantenendo in ogni situazione quei tratti di grande umanità che lo contraddistinguono. . L’uomo in questione è Antonio Casciani, pitiglianese doc, il quale appena pochi mesi fa ha condotto la squadra Berretti del Torino alla conquista dello scudetto di categoria, in finale 2-0 contro l’Inter. Casciani è nato a Pitigliano il 24 febbraio 1956, all’età di tre anni per motivi di lavoro dei suoi genitori dovette trasferirsi a Roma e nella capitale ha iniziato a giocare a calcio. Tesserato dall’Olimpica, squadra del quartiere Flaminio, dimostrò immediatamente di saperci fare. A 14 anni era già nel mirino della Fiorentina, era il pupillo del dirigente Pandolfini che lo spinse a disputare un torneo con la squadra viola a Scandicci dove Antonio venne premiato come migliore giocatore della manifestazione. Era il 1970 e Pandolfini lo vorrebbe immediatamente a Firenze ma i genitori di Antonio non volevano: troppo giovane, cosicché Casciani cambiò club rimanendo nella capitale: Tevere Roma. In quel periodo veniva convocato regolarmente nella rappresentativa Allievi del Lazio (insieme a Di Bartolomei, Conti, Giordano e Manfredonia oltre al suo grande amico Serami). Un procuratore gli mise gli occhi addosso proponendolo al Torino che lo soffiò alla Fiorentina, facendo infuriare Pandolfini. Casciani arrivò in maglia granata nel 1972 e vinse subito lo scudetto Allievi in finale proprio contro l’Inter; corsi e ricorsi storici. L’anno seguente vinse nuovamente lo scudetto con la Berretti superando in finale il Cagliari.
Ormai Antonio era vicino alla prima squadra allenata da Gigi Radice che stava plasmando la formazione che arriverà allo storico scudetto nel 1975-76, l’unico dopo la tragedia di Superga. L’esordio in serie A non è mai avvenuto anche se Antonio ci è andato molto vicino almeno in una occasione. Nel momento cruciale della stagione 1974-75 Radice aveva cinque assenze di peso e chiamò cinque giocatori dalla Primavera ad allenarsi per l’intera settimana con la prima squadra, la domenica successiva era in programma la trasferta a San Siro contro il Milan di Gianni Rivera, sarebbe stata una grande occasione, un sogno che Casciani coltivò per un’intera settimana ma poi Mozzini e Caporale recuperarono in extremis e Radice fece esordire soltanto Pallavicini con Serami che andò in tribuna. L’anno successivo quel Torino vinse lo scudetto e chiaramente in una squadra di quel calibro non c’era spazio per i giovani della Primavera, cosicché Casciani venne chiamato da Sergio Vatta a giocare in serie D nel Modica. Poi il Palermo puntò l’attenzione su questo giocatore che aveva sostanza e qualità. Antonio però non finì in rosanero perché sua moglie era in attesa della prima figlia e scelse di tornare in Piemonte per stare vicino alla famiglia e quindi giocò nuovamente in D: Ivrea e Pinerolo.
Nel 1984 vicende familiari lo portarono nel suo paese natio e quindi ebbe l’occasione di vestire per due anni la maglia gialloblù dell’Aurora; poi un anno con i colori biancorossi del Manciano prima di tornare in Piemonte dove iniziava una nuova fase della sua vita. Antonio fece il vice di Claudio Sala, il poeta del gol dello scudetto granata, nella squadra Berretti del Torino. La società gli chiese di fare l’allenatore dei Giovanissimi nazionali e Casciani arrivò a giocarsi la finale scudetto contro il Napoli sul neutro di Chianciano: sconfitta ai calci di rigore. Quel giorno in tribuna c’erano molti pitiglianesi a tifare per Antonio e per il Toro. Nel 1993 scoprì Sergio Pellissier, lo storico capitano del Chievo. «Eravamo a fare uno stage in Valle d’Aosta – ricorda Casciani – vidi questo ragazzo con doti davvero importanti, lo segnalai al Torino e andai a parlare con i genitori. Suo padre era macellaio e la madre era originaria della Sardegna, lei non voleva che venisse a Torino che considerava troppo lontana ma poi pian piano si convinse e Pellissier ha fatto una bella carriera».
Nel 1994-95 quando Casciani era ormai un punto fermo nello staff tecnico del Torino rilevò la società granata Gianmarco Calleri che ridusse drasticamente gli stipendi e di fatto costrinse gli allenatori ad andare via. Casciani andò in Eccellenza, alla Pro Settimo Eureka: tre anni di soddisfazioni, poi la proposta della scuola calcio Gabetto che Antonio decise di accettare vincendo il campionato regionale Allievi e arrivando in semifinale del titolo italiano. In questa fase scoprì Daniele Cacia, che ha girato molte squadre tra cui Piacenza, Fiorentina, Verona e Ternana: «Un attaccante molto forte ha fatto una buona carriera ma potenzialmente poteva farla ancora migliore». In questi anni Casciani vinse un altro titolo regionale Allievi con la squadra del Paradiso Collegno arrivando alla fase finale nazionale in Abruzzo.
Per seguire sua figlia Gioia, grande talento del pattinaggio, Antonio Casciani decise di smettere con il calcio. Ma una maledetta sera di ottobre del 2017, di ritorno da una gara in Trentino, Gioia perse la vita in un incidente automobilistico. Per Antonio e sua moglie una mazzata ma la grande famiglia del Torino si ricorda sempre dei suoi figli e così il dg granata Antonio Comi, d’accordo con il responsabile del settore giovanile Massimo Bava e con il responsabile della scuola calcio Silvano Benedetti, chiamò Antonio proponendogli di affiancare l’allenatore Massimiliano Capriolo alla guida della squadra Berretti che si laureò poi campione d’Italia. Antonio ha molto apprezzato la decisione del Torino di integrarlo nello staff tecnico in un momento delicato e particolare della sua vita e lui ha ripagato la fiducia: «Ci alleniamo tutti i giorni e per me questo è fondamentale per cercare di distogliermi dalla tragedia che mi ha colpito, stare a contatto con i giovani mi serve».
Antonio è stato confermato con tutto lo staff tecnico anche per la prossima stagione, il campionato si chiamerà Under 18 nazionale e vi prenderanno parte soltanto i club di A. Lui raggiungerà il ritiro martedì 20 perché vuole trascorrere un paio di settimane nella sua Pitigliano per ritemprarsi con l’affetto e l’amore dei tanti amici pitiglianesi.
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