Il Tirreno

Grosseto

Raito: «Ciao Grifone, vado a giocare a San Donato»

Paolo Franzò
Raito: «Ciao Grifone, vado a giocare a San Donato»

uno dei protagonisti della cavalcata trionfale verso la serie d 

2 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Simone Raito lascia il Grosseto e approda al San Donato in Promozione.

È la notizia del giorno in casa unionista, con uno dei protagonisti della splendida promozione in serie D del Grifone che senza alcuna polemica, ma col cuore colmo di amarezza, decide di cambiare proprio quando sembrava invece che si fosse aperto uno spiraglio per la sua permanenza in biancorosso. «È una decisione mia personale – spiega il giocatore, raggiunto telefonicamente – Ho fatto delle considerazioni e ho deciso, non senza enorme dispiacere, di lasciare il Grifone».

Non aggiunge altro l’ormai ex centrocampista di Lamberto Magrini: «Non voglio fare alcuna polemica e i motivi di questa scelta preferisco tenerli per me, dopo di che chi lo deve sapere, lo sa». Stando alle indiscrezioni, tutto nascerebbe da alcune incomprensioni proprio col tecnico biancorosso che tuttavia Raito non conferma.

Fatto sta che il Grosseto perde una delle sue colonne portanti, non solo in campo, ma anche nello spogliatoio. Uno che ha fatto la storia di questa giovane società, sin dai tempi del Roselle, eccezion fatta per una breve parentesi con la maglia dell’Albinia. «Grosseto era e resta casa mia, sia chiaro. Sono stato 7 anni in questa squadra, ma purtroppo debbo fare così. Al Grosseto voglio bene, ma voglio bene anche a me stesso», aggiunge.

Dal Grosseto al San Donato di mister Francesco Ripaldi che tanto lo ha voluto: «Lo so e questo mi lusinga. Mi hanno cercato con insistenza e questo fa piacere, anche perché pure io da tanto, desidero di essere allenato da Ripaldi e finalmente sarà così, con la voglia di vincere un altro campionato. Debbo dire che ho ricevuto anche richieste da squadre di Eccellenza che non avrei creduto, così come Danesi mi voleva a San Marco Avenza e Miano a Cecina. Ma ero in parola con Ripaldi e il San Donato e poi a centrocampo ritrovo il mio fratellino Saloni e credo che una coppia così in mezzo al campo, la vorrebbero avere in tanti, pure in categoria superiore».

Cosa le mancherà soprattutto?

«Gli amici della Curva Nord prima di tutto. Il Ciani e il Bongini su tutti, hanno cercato in ogni modo di farmi cambiare idea e mi dispiace, ma credo che capiranno».

Il ricordo più bello?

«La partita di Massa Marittima e la vittoria del campionato con la maglia della squadra della tua città; il massimo».

Ci racconta un aneddoto di questi anni in biancorosso?

«Quando arrivò Danesi in panchina; eravamo tutti terrorizzati e invece poi, si è rivelato un grandissimo allenatore».

Il suo quindi è un addio, o un arrivederci?

«Chi può dirlo? Magari succede come l’altra volta quando andai all’Albinia... Chi lo sa? Certi amori a volte, fanno dei giri strani e poi ritornano». —

Paolo Franzò

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani