Il Tirreno

Grosseto

Mandragora, passione bici da 82 anni

Pierluigi Sposato

Aperto da Aldighiero e Bruno, il negozio di Orbetello è nella stessa sede di sempre. Da qui passavano Bartali e Girardengo

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ORBETELLO. Ottanta anni e passa con un pensiero fisso: la bicicletta. Sì, per qualche anno a quella per le due ruote si è affiancata anche la passione per le radio, le tv e gli elettrodomestici in genere. Ma se a Orbetello dici “bicicletta” non puoi non pensare alla Casa del Ciclo dei fratelli Mandragora. Che si chiama ancora così dal 1937 e che è nella stessa sede da sempre, in via Vittorio Veneto.

Quanto il ciclismo era pionerismo, quando le due ruote suscitavano passioni forse difficilmente paragonabili a quelle di oggi, i Mandragora c’erano. E ci sono ancora oggi, con Riccardo e Alessandro, figli di Gastone, il quale negli anni Settanta - alla morte dello zio Bruno - aveva iniziato a lavorare nella bottega accanto al padre Aldighiero. Ecco, Aldighiero era colui che per qualche tempo si era dedicato alla vendita degli elettrodomestici, nel negozio di corso Italia (adesso in quel fondo c’è un’altra attività). Anche questo però legato a doppio filo con il ciclismo. Perché quando la radio era un lusso e di televisori ce ne erano pochissimi, il negozio di Aldighiero si trasformava nel ritrovo per seguire le tappe del Giro trasmesse via etere. I più anziani ricordano le decine di persone che si accalcavano fuori. E a ogni vittoria di Gino Bartali, le lampadine della cornice appositamente installata intorno alla foto del campione venivano accese.

Già, Bartali... Ginettaccio era un habitué della laguna. Si faceva vedere spesso al negozio dei Mandragora, partecipava alle feste da ballo nei magazzini sotto all’abitazione dei quattro fratelli. Perché anche Bruno correva, anche se non da professionista. Perché anche Luigi, altro fratello, invece del ciclismo aveva fatto la sua ragione di vita. Correva, eccome se correva. Era diventato campione provinciale. C’è una foto di lui insieme a Bartali, 1940, a Napoli, circuito di via Caracciolo. C’è una foto di Luigi mentre stringe la coppa Italo Balbo appena vinta. C’è lui in sella al campo Ottorino Vezzosi in una giornata di sole pieno.

Se c’era una corsa a Orbetello e dintorni, e il “Giro delle mura” era fra queste, il negozio-officina dei Mandragora non poteva che essere il punto di riferimento naturale. Da qui passavano, oltre a Bartali, anche Costante Girardengo, Fiorenzo Magni, Cino Cinelli e altri, tutti in sella per il “Circuito degli assi” tradizionalmente in programma a maggio. Così non sorprendono le foto in bianconero dei gruppi davanti all’ingresso: chi in divisa pronto per correre, chi accorso per fare il tifo, chi semplice curioso pronto a mettersi in posa per l’evento. Poi era subentrata anche la passione per le motociclette. Insomma, tutto ciò che va su due ruote (ma anche l’elettronica - perché per qualche tempo il negozio si era chiamato “Casa del ciclo e della radio”) ai Mandragora è sempre piaciuto. E il loro lavoro è piaciuto anche alla clientela, anche durante la Seconda guerra mondiale, che fosse quella - come ricorda il loro sito - delle operaie della Sipe Nobel o quella degli avieri tedeschi e italiani che vivevano nella cittadina. E se adesso il negozio è ancora aperto, un motivo ci sarà. Un occhio sempre attento alle novità del mercato e uno rivolto al passato: perché ad Alessandro e Riccardo l’idea di destinare un angolo del negozio a museo per trofei, foto e altro non dispiace. Ottanta anni di vita e passione. E l’avventura continua. —

Pierluigi Sposato



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