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Miano: «Lascio Piombino perché voglio crescere»

Miano: «Lascio Piombino perché voglio crescere»

L’ex stopper candidato a tornare in biancorosso, come tecnico: «Grosseto una piazza importante» 

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PIOMBINO. Proprio adesso che il neonato comitato #Stadioxtutti sta rimettendo a nuovo il vecchio e glorioso Magona, lui se ne va. Non si sa ancora dove. O meglio si sa, ma pare manchi ancora l’ufficialità, dunque ecco il condizionale. Sebastiano Miano, dopo quattro anni nel Piombino (metà da giocatore, l’altra da allenatore), lascia la panchina nerazzurra. Questo è sicuro.

Dove andrà ad allenare la prossima stagione?

«Ancora non lo so con certezza. Ci sono stati dei contatti, non lo nego, con Gavorrano e, soprattutto Grosseto; ma ancora non è deciso nulla».

Però da Piombino va via di sicuro?

«Questo sì».

Come mai?

«Dopo due anni importanti a Piombino ho voglia di mettermi alla prova in una piazza importante come può essere Grosseto. Non ho problemi assolutamente con la dirigenza del Piombino. Anzi, voglio ringraziare il presidente Massimiliano Spagnesi, il direttore sportivo Enzo Madau e tutti gli altri collaboratori che mi hanno dato una mano ad allenare dei ragazzi fantastici. Nel calcio contano i risultati e sono stati positivi, grazie a giocatori come Gherardini, Fatticcioni , i fratelli Rocchiccioli e tutti gli altri ragazzi della rosa. Da giocatore, però, avevo degli obiettivi e li ho anche adesso da tecnico. Voglio crescere».

Quando ha deciso?

«Dieci giorni fa ho incontrato Spagnesi. Abbiamo parlato dei problemi organizzativi e societari avuti nel corso della passata stagione, e mi sono preso una settimana per decidere. A quel punto ho comunicato, seppur a malincuore, la mia scelta. Sono stato 4 anni a Piombino. Due da giocatore, altrettanti da mister. È andata bene, e va bene che finisca così adesso».

Non ha pesato il fatto economico?

«Assolutamente no. Con Spagnesi non ho nemmeno parlato di soldi».

Non c’è ancora l’ufficialità ma, dovendo scegliere, quale squadra preferirebbe?

«Grosseto. È la stessa categoria del Piombino, ma una piazza importante, che punta a vincere. Quest’anno non sono riusciti a salire in D, ma nella prossima stagione cercheranno senz’altro di far bene. Il fatto di essere uno dei profili che la società sta considerando come allenatore mi rende felice. A Piombino ho fatto bene negli ultimi due anni, e questo è merito di tutti».

Due anni diversi. Uno entusiasmante, l’ultimo travagliato.

«Già. Ci sono state difficoltà varie, alcuni giocatori andati via a dicembre, infortuni, a un certo punto sono anche rimasto da solo con i ragazzi, dopo che il preparatore atletico ha abbandonato. Non nego che anche i problemi dell’ultimo anno abbiano pesato sulla mia decisione. Vero è che tutto fa esperienza, e anche le difficoltà fanno crescere, e adesso mi sento di potermi misurare con altre realtà».

Da giocatore ha fatto 5 anni a Grosseto, dal 2001 al 2005, fra serie D e C1, e ben sette a Gavorrano, fino al 2014, quando è arrivato a Piombino, esordendo poi nel ruolo di allenatore. Cosa si aspetta di trovare di diverso adesso?

«Beh, a Grosseto l’ambiente sarà sicuramente diverso. Non voglio parlare male del Piombino, ma senza dubbio l’organizzazione sarà diversa».

Lo sa che, se dovesse finire nel Grosseto, lei così refrattario a parlare con i giornalisti dovrà essere presente alla conferenza stampa prevista alla fine di ogni partita?

«Già. Dovesse andare in porto con la società biancorossa, cercherò il modo di cancellare questa abitudine (ride, ndr). Scherzi a parte, mi adatterò come sempre alla situazione».

In famiglia le hanno dato consigli o pareri?

«A mia moglie Alessandra dispiace un po’, perché comunque lascia un ambiente dove si sta alla grande. No no, continueremo a vivere a Piombino, ma ovviamente non sarò più l’allenatore dei nerazzurri. Comunque è contenta per me».

Suo figlio continuerà a giocare nel Piombino?

«Certamente».

Francesca Lenzi

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