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Grosseto

Hockey, supercompleanno Il primo trofeo 40 anni fa

di Michele Nannini
Hockey, supercompleanno Il primo trofeo 40 anni fa

Sulla pista dei Pini la conquista della Coppa Italia davanti a duemila tifosi Raul Micheli il leader di una squadra che segnò l’inizio dei trionfi azzurri

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FOLLONICA. 6 novembre 1977: quasi duemila persone assiepate sugli spalti della pista dei Pini per spingere gli azzurri alla vittoria del primo trofeo del Follonica Hockey.

Compie 40 anni esatti la prima coppa Italia conquistata dalla società del golfo, quello che all’epoca fu il primo alloro dopo oltre 20 anni dalla nascita dell’hockey su pista a Follonica. Tempi lontani, atmosfere evocate dagli scatti in bianconero recuperati dal sito di Enzo Mari, tempi nei quali le big del rotellismo erano concentrate esclusivamente nel nord Italia.

Un dominio che si rifletteva anche nelle nazionali, quasi tutte con targa nord-est nonostante di giocatori buoni in giro per lo Stivale ce ne fossero. E molti anche a Follonica, che stava covando in quella seconda parte degli anni ‘70 un vero e proprio miracolo sportivo che inserito in un contesto del genere diventò ancora più clamoroso. Era una squadra quasi del tutto autarchica, giocatori nati e cresciuti sulle mattonelle della pineta di Ponente, pronti a cogliere l’attimo per strappare al Giovinazzo di un giovanissimo Pino Marzella e del maestro Gianni Massari in panchina uno storico trionfo. Fra l’altro per i biancoverdi quella della coppa Italia è stata una maledizione allucinante, con sei finali perse in dieci anni.

Leader assoluto e protagonista delle fortune azzurre di quel periodo era Raul Micheli, il più forte esterno di tutti i tempi mai uscito dalla scuola rotellistica follonichese, che con Emilio Artini (l’unico non follonichese) formava una coppia di Immarcabili già trenta anni prima della squadra delle meraviglie, un duetto che anche in nazionale juniores aveva già iniziato a far sognare. E poi Anedda in porta, i centimetri e le geometrie di Migliorini, Salvadori, Alberto Ballati, Pietrini, Gaeta e il secondo portiere Piero Ballati a completare una squadra che massacrò, sportivamente ma non solo, i pugliesi.

Il primo atto fu a Giovinazzo, il 23 ottobre, con i biancoverdi che erano reduci dal secondo posto in campionato (allora la coppa Italia si giocava dopo la serie A). Vinsero i padroni di casa per 3-2, un ko di misura che lasciava tutti i conti aperti in vista della sfida di ritorno.

Che fu un monologo azzurro: 9-0 il primo tempo, 10-4 il finale e prima coccarda in bacheca, con buona pace dell’allora diciassettenne Marzella che in Puglia riuscì a vincere un paio di anni dopo uno scudetto e una coppa delle Coppe.

Fra l’altro cinque anni più tardi la storia si ripeté, quasi pari pari, con Follonica e Giovinazzo a darsi nuovamente battaglia in finale di coppa Italia, ed anche lì a sorridere furono solo i colori azzurri.

Quello del 1977 fu tra l’altro il primo titolo federale seniores vinto da una squadra al di sotto della “linea gotica”, prima di allora infatti scudetti e coccarde non erano mai usciti dal profondo nord.

Quaranta anni dopo il Follonica del terzo millennio prova a togliersi qualche soddisfazione cercando di valorizzare il patrimonio locale con i doverosi ritocchi che il mercato, lo scenario rotellistico attuale e il nuovo universo hockeystico che si è nel frattempo creato rendono fondamentali non tanto per vincere (o provare a farlo) quanto proprio per rafforzare l’esperienza e le capacità di chi in maglia azzurra c’è nato inseguendo fin da piccolo sogni di gloria.

E che da quando ha messo i pattini sogna un giorno di ripercorrere quel cammino che per la Follonica a rotelle iniziò proprio in quella storica serata di inizio novembre del 1977, in mezzo al legno intriso di sudore e di passione di quella pista dei Pini adesso intitolata a un altro grande hockeysta follonichese come Elvio Ticciati, ancora lì a ricordare a tutti quando e come iniziò la storia dei trionfi azzurri.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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