Il Tirreno

Grosseto

Sfida ad armi pari contro il Pontedera «Disciplina e grinta»

di Enrico Giovannelli
Sfida ad armi pari contro il Pontedera «Disciplina e grinta»

Favarin chiama a raccolta i rossoblù: si gioca con l’11 di Pisa In campo anche i più giovani, Merini è la punta di peso 

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GAVORRANO. Domani il Gavorrano gioca una partita molto importante: a Pontedera in ballo non ci sono solo i tre punti ma un pezzetto di futuro per entrambe le squadre.

La classifica del girone A della serie C parla chiaro: pisani a sei punti e maremmani a 4 chiudono la graduatoria, e chi vince prende una bella boccata d’ossigeno, oltre che di morale.

A presentare il match ci pensa il neo tecnico dei rossoblù, Giancarlo Favarin, che ha conquistato domenica scorsa la prima vittoria contro la Lucchese.

Mister, che gara si aspetta?

«È una gara super importante – attacca – Noi veniamo da due risultati positivi (il pari a Pisa e poi appunto il successo con i rossoneri lucchesi, ndc), contro squadre che sulla carta sono molto più avanti di noi. Con il Pontedera invece, possiamo dire che giocheremo ad armi pari, anche se proprio i granata sono reduci da due ottime prestazioni (la vittoria in casa con il Piacenza per 3-0, poi la sosta, e sempre allo stadio Ettore Manucci il pari della scorsa giornata per 2-2 contro la Pistoiese, dopo essere stati sotto per 2-0, ndc), e mi aspetto una gara dura. Però è chiaro potrebbe essere un match che vale tantissimo in prospettiva futura».

In queste prime settimane dal suo arrivo cosa è cambiato e cosa ha portato di nuovo nella squadra?

«Ma non so. Credo di aver portato un po’ d’esperienza, come succede in tutti i lavori. Situazioni che cerchiamo di far fruttare poi nelle partite. Ogni categoria ha le sue difficoltà, pregi e difetti. Il Gavorrano forse aveva bisogno di adattarsi, e farlo velocemente non è così semplice. Ricordiamoci che il salto non è stato di una categoria ma di due (dalla serie D alla C, con l’eliminazione della LegaPro2, ndc). Magari la società sperava di crescere in un certo modo, che purtroppo non è avvenuto e alcune scelte non hanno reso come speravano. Ora dobbiamo solo pensare al nostro futuro e agli obbiettivi da raggiungere. Il lavoro non manca».

Devono dunque essere letti in questo modo gli acquisti in corsa, l’ultimo di Merini?

«Certamente. Gente come Finazzi, Vitiello e ora Matteo non hanno portato solo la loro esperienza e qualità tecniche. In dote hanno anche la forza fisica e la gamba, che a questi livelli è fondamentale. Merini lo conosco è un buon giocatore, un combattente, e il ruolo è quello della punta di “peso” che ci mancava, appunto in fatto di fisicità che in tante partite serve come il pane».

Manca un difensore?

«Abbiamo avuto delle difficoltà nell’individuare il profilo, inutile negarlo. Ci stiamo lavorando e vediamo quello che possiamo fare. Ma anche qui sappiamo cosa vogliamo».

Lei non ha avuto paura di mandare in campo subito i tanti giovani e soprattutto responsabilizzarli.

«Come sono arrivato nello spogliatoio ho detto subito ai ragazzi che non c’erano titolari e riserve. Si ripartiva da zero insomma. Tutti devono dunque portare il loro contributo e dare una mano, iniziando dagli allenamenti. Crescere insomma con costanza. Ci sono tanti talenti che vogliono mettersi in mostra: sta anche a noi farli crescere e metterli nelle condizioni di fare bene».

Un modo per spronare anche la società a fare di più?

«Assolutamente no. La dirigenza deve adattarsi e ci vuole tempo. Come ho detto la categoria impone una certa disciplina, un certo tipo di lavoro. Ogni anno bisogna crescere. Creare uno staff solido e duraturo e non dico per l’allenatore, ma per tutto quello che gli gira intorno. Ecco, in questo caso chi poi arriva affronta le cose in un certo modo. Da professionisti insomma. Credo che a Gavorrano questo lo stiano imparando sulla propria pelle. È una bella sfida anche questa».

Domani che Gavorrano vedremo?

«Non ho ancora deciso la formazione ma non dovrebbe discostarsi molto dall’undici di domenica scorsa. Magari riproporremo lo stesso modulo il 3-4-1-2 o forse un 3-5-2. L’importante è che tutti si sentano parte integrante e fondamentale della squadra. Cercare di dare continuità ai risultati è la nostra missione».

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