l’ideatrice francesca guidi
Quelle medaglie da grandi emozioni
«A ogni premiazione era come se me le fossi messe al collo io»
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GROSSETO. Una medaglia d’oro, d’argento o di bronzo ha un valore unico: oltre a significare la vittoria od il piazzamento, è il frutto di uno sforzo profuso durante la gara e soprattutto il risultato di un costante allenamento e di sacrifici che lo sport, quello pulito, richiede. Come per un atleta, lo stesso vale anche per chi l’ha realizzata.
È il caso di Francesca Guidi, architetta grossetana che ha ideato e disegnato la medaglia, a forma di esagono raffigurante le mura (e sulle ragioni di questa scelta ha prodotto un pannello esplicativo donato ad Atletica Grosseto Banca Tema), vale a dire il simbolo di Grosseto. E ad ogni podio per Francesca è stato come esserci lei, a ricevere onori e meriti visto che quella medaglia l’ha creata con le sue mani. «L’ho progettata con grande passione pensando alla mia città», dice, la stessa passione che mette quotidianamente nel suo lavoro unita a quella per lo sport ed in particolare per eventi come quello, meraviglioso, che si è concluso a Grosseto. «Non posso dire quanto sia emozionata – dice – era come se ad ogni premiazione me la fossi messa io al collo la medaglia. Poi vedere le gare dalla tribuna ti fa venire i brividi, così come ogni inno nazionale accompagnato da tutto il pubblico». C’era quindi lo zampino suo nei riconoscimenti assegnati fra gli altri a Filippo Tortu, Vladimir Aceti, Sergey Polikarpenko, Nadia Battocletti e gli altri nove azzurri sul podio, astri nascenti dell’atletica italiana, ma anche a fuoriclasse come il mezzofondista norvegese Jakob Ingebrigtsen: tutti i premiati hanno indossato, strofinato, baciato quell’esagono di 160 grammi (con incisi nome, città ed evento), commossi e sorridenti. E Francesca, che ha impiegato sei mesi per realizzare la medaglia con la Ideagram, l’azienda di cui è titolare con il fratello Guido, ha la “responsabilità” di aver reso felici quei 132 atleti protagonisti di un evento che sarà ricordato a lungo.
Stefano Fabbroni
È il caso di Francesca Guidi, architetta grossetana che ha ideato e disegnato la medaglia, a forma di esagono raffigurante le mura (e sulle ragioni di questa scelta ha prodotto un pannello esplicativo donato ad Atletica Grosseto Banca Tema), vale a dire il simbolo di Grosseto. E ad ogni podio per Francesca è stato come esserci lei, a ricevere onori e meriti visto che quella medaglia l’ha creata con le sue mani. «L’ho progettata con grande passione pensando alla mia città», dice, la stessa passione che mette quotidianamente nel suo lavoro unita a quella per lo sport ed in particolare per eventi come quello, meraviglioso, che si è concluso a Grosseto. «Non posso dire quanto sia emozionata – dice – era come se ad ogni premiazione me la fossi messa io al collo la medaglia. Poi vedere le gare dalla tribuna ti fa venire i brividi, così come ogni inno nazionale accompagnato da tutto il pubblico». C’era quindi lo zampino suo nei riconoscimenti assegnati fra gli altri a Filippo Tortu, Vladimir Aceti, Sergey Polikarpenko, Nadia Battocletti e gli altri nove azzurri sul podio, astri nascenti dell’atletica italiana, ma anche a fuoriclasse come il mezzofondista norvegese Jakob Ingebrigtsen: tutti i premiati hanno indossato, strofinato, baciato quell’esagono di 160 grammi (con incisi nome, città ed evento), commossi e sorridenti. E Francesca, che ha impiegato sei mesi per realizzare la medaglia con la Ideagram, l’azienda di cui è titolare con il fratello Guido, ha la “responsabilità” di aver reso felici quei 132 atleti protagonisti di un evento che sarà ricordato a lungo.
Stefano Fabbroni
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