Il presidio
Grifone tra ko e blackout È difficile improvvisarsi
Poche settimane di lavoro, i biancorossi non sono ancora una “squadra” Rimangono solamente 15 partite per evitare la retrocessione in Eccellenza
GROSSETO. Se è vero che Roma non fu costruita in un giorno, certamente non si può pretendere che il nuovo Grifone di mister Alessio Bifini possa diventare squadra in un paio di settimane. Il rovescio interno con il modesto Sestri Levante fondamentalmente è figlio soltanto di questo, per quanto poi il tecnico biancorosso possa dire nel dopo gara. Se non servisse a niente costruire una squadra in estate e poi portarla in ritiro e ancora farla giocare insieme tante e tante volte, prima di cominciare a vedere dei risultati, saremmo di fronte a una rivoluzione epocale del concetto di squadra che farebbe risparmiare alle società fior di quattrini...
La verità, in tutto il suo dramma sportivo, è tutta qui. Anzi, onore al merito di un Bifini che, come già detto e ripetuto, in questa avventura ci mette anima e cuore, soprattutto per l’amore verso la sua città e per una maglia che era stata anche la sua seconda pelle in gioventù. Oggi, lasciarsi andare allo sconforto sarebbe facile. In condizioni normali, una società presente interverrebbe con decisione, cercando di correre ai ripari. Già, in condizioni normali... Qui di normale non c’è quasi più niente e, se la proprietà non decide di fare qualcosa di concreto al più presto, piuttosto che andare avanti per comunicati, il destino del Grifone appare sempre più appeso a un filo.
Perdere in casa uno scontro diretto così, contro un avversario più che modesto, è una picconata decisa alle residue speranze di salvezza e comunque, facendo i conti senza l’oste, dal momento che la spada di Damocle dei probabili punti di penalizzazione pende sempre più pericolosamente su una classifica già asfittica così.
In molti in città, cominciano a chiedersi se sia il caso di andare avanti e soprattutto, qual senso possa avere farlo. C’è ancora un progetto, un obiettivo, da parte della società? La tifoseria biancorossa non merita tutto questo, ma almeno un pizzico di rispetto per la storia di questa società. Ogni volta che sembra di aver toccato il fondo, dall’estate scorsa a questa parte, si riesce subito a scendere di un altro scalino. Insomma, se qualcuno può far qualcosa dall’altra parte dell’oceano, che si cosparga il capo di cenere e poi batta un colpo, dal momento che in qualche modo, una nuova squadra l’ha pur allestita.
Una squadra cui restano 15 partite per evitare il disastro sportivo di una retrocessione in Eccellenza. Una squadra che qualche buon elemento l’ha pur evidenziato, come il mediano Daniele Biondo e qualche altro, ma che per diventare squadra, avrebbe bisogno di un periodo di preparazione che non gli è concesso.
Ecco così spiegati gli incredibili blackout della difesa, o la mancanza di gioco e di soluzioni offensive.
Bifini e i suoi collaboratori riprendono oggi. Loro ci credono ancora e sono pronti a tornare al lavoro ancor più duramente. Per questo, meritano rispetto.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
