Il Tirreno

Grosseto

«Sto vivendo il mio sogno qui sul tatami»

di Paolo Mastracca
«Sto vivendo il mio sogno qui sul tatami»

Judoka non vedente, ha abbattuto le barriere grazie a grinta e capacità non comuni

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PORTO ERCOLE. La storia di Valerio Teodori è la storia di tutti noi, il sogno di Valerio Teodori è il sogno di tutti noi. Non potrebbe essere altrimenti considerando ciò che sta riuscendo a compiere questo judoka non vedente di Porto Ercole tesserato con lo sport club Orbetello che passo dopo passo continua ad abbattere barriere ed a superare avversari sui tatami di ogni parte del mondo.

Valerio Teodori ha 19 anni ed è cieco dalla nascita. Si avvicinò al judo a sei anni e mezzo su consiglio del medico.

Valerio ricorda: «Ero un bambino esuberante, diciamo che ero scatenato e allora il medico consigliò di placare questa mia irrequietezza praticando il judo. Un mio amico, Giacomo Trillocco, mi parlò dell'insegnante Remo Piro e allora ci andai a parlare, lui mi disse prova e poi valutiamo».

Remo Piro ci racconta quali furono le sue riflessioni in quel momento: «Mi sono sentito quasi intimorito da quell’impegno e da quella responsabilità. Mi sono interrogato se fossi stato in grado di assolvere a tale compito che era di grande responsabilità. La mia titubanza era dovuta al fatto che la mia intenzione non era quella di voler far trascorrere a Valerio semplicemente un’ora diversa dalle altre ma volevo renderlo partecipe di un progetto. Le mie paure si sono dissolte quando ho potuto constatare la sua intelligenza, il suo entusiasmo e la sua voglia di fare unite al positivo approccio che ha sempre avuto fin dal primo momento con gli altri atleti della palestra».

I RICORDI DI PIRO. Remo Piro ricorda che i primi tempi furono complicati perché Valerio non era padrone dell'ambiente e allora organizzò una serie di suoni che corrispondevano a determinate situazioni. Ad esempio i suoi avversari sul tatami erano muniti di piccoli campanelli che permettevano a Valerio Teodori di compensare almeno parzialmente l’handicap di non poter vedere il proprio avversario. Remo Piro spiega che queste tecniche le aveva studiate e recepite nei vari corsi organizzati dalla Federazione tenuti da docenti universitari.

Anche Valerio ricorda quel periodo: «Mi è subito piaciuto l'ambiente, c’erano tanti bambini della mia età, mi sono immediatamente inserito bene. Ho sentito che ce la potevo fare e oggi posso dire che non ho scelto male».

GLI ESORDI. La prima gara agonistica è stata a 8 anni a Grosseto, era un trofeo provinciale organizzato dall’'Athlon Club Grosseto, Valerio arrivò terzo e ricorda le sue sensazioni: «Ero curioso, emozionato, sentivo la pressione, tutte sensazioni mai provate ma erano belle sensazioni. Dopo quella gara mi scattò qualcosa dentro, avevo conquistato una medaglia di bronzo, era un ottimo risultato però mi domandai se potevo accontentarmi. La risposta fu no, ero convinto che dovevo impegnarmi ancora di più per fare sempre meglio».

Da quella gara ne seguirono altre ma tutte le volte c’era un problema di fondo che riassume Remo Piro: «Purtroppo l’attività della Fijlkam, la nostra Federazione, non prevede attività agonistica per gli ipovedenti e non vedenti. Ho rappresentato tale situazione direttamente anche al presidente nazionale federale Domenico Falcone il quale ha ascoltato le mie richieste e le mie ragioni con grande attenzione e interesse facendo presente che il problema non è risolvibile per motivi di sicurezza dell'atleta».

Ciò ha comportato che Valerio Teodori per anni venisse ammesso alle gare quasi come un ospite e quindi non poteva sentirsi coinvolto direttamente nella gara.

Una situazione che a Remo Piro non stava bene: «Secondo me non era concepibile tale situazione e fortunatamente la svolta è avvenuta nel 2013 quando il maestro Roberto Tamanti, mio ex collega appartenente al gruppo sportivo delle Fiamme Gialle, in veste di direttore tecnico della nazionale paralimpica mi segnalò la possibilità per Valerio di gareggiare con la Fispic, la Federazione Italiana Sport Paralimpici per ipovedenti e ciechi che applica le regole del judo adattato. Da questo momento è cambiato tutto e per Valerio si sono aperte prospettive fino a quel momento inimmaginabili».

PARTECIPAZIONI, SUCCESSI. Valerio è stato convocato in nazionale ed ha partecipato ad appositi stage. Inoltre ha partecipato ai campionati europei che si sono svolti in Portogallo ed ai campionati del mondo che sono stati ospitati dalla Corea del Sud, oltre alla partecipazione al Grand Prix che equivale a un titolo italiano suddiviso in quattro gare. Possiamo dire che un sogno si stava trasformando in realtà anche perché, nel frattempo. Valerio Teodori ha superato l’esame per diventare cintura nera ed è il primo judoka cieco a riuscire in questo intento considerando che l’altra cintura nera non vedente è di Simone Cannizzaro di Brescia a cui è stata assegnata motu proprio dal presidente federale per la vittoria conseguita ai campionati del mondo giovanili svolti in Ungheria.Nel cammino verso la cintura nera Valerio Teodori è stato seguito con attenzione e assiduità da Gianfranco Luzi, il rappresentante degli atleti del settore judo dello sport club Orbetello: «Sto vivendo con passione ed emozione questi inaspettati e grandi traguardi raggiunti da Valerio, ho seguito tutto il suo percorso fin da bambino quando venne in palestra la prima volta per arrivare alla conquista della cintura nera. Le sue imprese sono motivo di orgoglio per tutti i componenti dello sport club Orbetello, per gli orbetellani in generale e per tutti gli sportivi italiani visto che Valerio in nazionale rappresenta la nostra nazione».

L’insegnante Remo Piro osserva: «Gianfranco è stato determinante per la cintura nera di Valerio perché è stato il preparatore come esperto di kata (figure), il programma di esame che equivale alla conoscenza del judo in generale e alla perfezione delle sue tecniche».

Teodori svela anche i suoi sogni nel cassetto: «Mi piacerebbe partecipare ai campionati europei e mondiali e incrociando le dita sogno le olimpiadi paralimpiche di Tokio 2020, sarebbe fantastico».

Remo Piro rilancia: «Stiamo lavorando per questo ma restiamo con i piedi per terra. Sarebbe importante che Valerio entrasse a far parte di un gruppo sportivo delle forze armate in modo da consentirgli di svolgere attività sportiva a livello professionistico anche in considerazione del fatto che a Orbetello esistono difficoltà logistiche e temporali per svolgere gli allenamenti ma purtroppo talvolta non si tiene conto dei risultati conseguiti e dei meriti sportivi».

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