Petrucci firma un’impresa record
Ha chiuso la Ultra Trail del Monte Bianco, 170 km in due giorni di corsa ininterrotta
GROSSETO. È una prova in montagna che comporta numerosi passaggi in altitudine, in condizioni che potrebbero essere molto difficili (notte, vento, freddo, pioggia o neve) e che necessita di un buon allenamento specifico, materiale adatto ed una reale capacità d'autonomia personale. Ma per il vigile del fuoco Guido Petrucci e il grossetano Paolo Vagaggini, accompagnati da Massimo Cianchi, è stata una delle innumerevoli sfide che li ha visti protagonisti in questi ultimi anni di competizioni al limite delle loro possibilità fisiche.
L'Ultra Trail del Monte Bianco è la corsa per eccellenza. Quella per intenderci che devi correre solo se sei in perfetta forma e molto allenato. Basti pensare che i partenti sono oltre 2800 e devono tagliare il traguardo dopo avere corso per 170 chilometri nel tempo massimo di 46 ore. Partenza e arrivo a Chamonix Mont Blanc, passando sui tre versanti francese, italiano e svizzero. Girando in senso orario intorno al Monte Bianco con passaggi sopra i 2500 mt di quota. Senza dimenticare tutto l’equipaggiamento obbligatorio che ogni corridore deve avere con sé. Un kit di “sopravvivenza” utile in questo genere di competizione, ma che va appesantire ulteriormente i partecipanti che devono correre sopratutto in salita.
Poi c'è la gara di Petrucci e Vagaggini che non è stata facile. Partenza alle 18 da Chamonix. I primi otto chilometri sono in pianura e quindi si corre piano, poi iniziano le salite ed ognuno prende il suo passo. I due maremmani fanno i primi tratti insieme. In una discesa si perdono di vista e ognuno farà la sua corsa. La tattica di Petrucci prevede molta prudenza nella prima parte, cercando di recuperare ore sui cancelli orari da potersi ritrovare più avanti in caso di crisi. Molti i punti di ristoro sia con generi alimentari liquidi e solidi e nei punti di difficile accesso come sui passi di montagna che sono trasportati da elicotteri. Le salite sono lunghe e dure ma il Petrucci si sente abbastanza bene. A metà percorso entra a Courmayer e qua ritrova il suo “sherpa” Cianchi che lo prende in cura aiutandolo a cambiare l’abbigliamento. Purtroppo Cianchi gli comunica che Vagaggini si è ritirato per problemi fisici. Comunque lavato e ristorato Petrucci riprende la strada, quando mancano “solo” 85 km all’arrivo. Salite, discese, notte, giorno, caldo, freddo, buio. Ad un certo punto arriva anche la pioggia ma che per fortuna dura poco. Di notte non si vede niente tranne il tratto illuminato dalla lampada frontale, davanti e dietro un serpentone di luce che sale scende. Di giorno è un’altra storia. Il Monte Bianco alla sua destra gli fa compagnia e il panorama è spettacolare. Petrucci va avanti come un robot. Pianissimo in salita e corricchiando in discesa. Cianchi, che non lo perde mai di vista, valuta le sue condizioni fisiche. Petrucci sembra essere ancora lucido, anche se è la la seconda notte che non dorme. L’arrivo si fa prossimo. Sarà per l’adrenalina, sarà perché non vede l’ora di farla finita, a meno di due chilometri dal traguardo, il grossetano inizia a correre a 5min/km. Sono le 12 ed è finita. Ce l’ha fatta. Petrucci è un “finisher”. Dopo 42 ore di gara e due giorni di corsa ininterrotta, chiude la sua faticosa prova in 796 posizione. Alla fine della competizione saranno oltre 1500 gli atleti ritirati. Particolare curioso: nelle stesse ore la compagna di Petrucci, Roberta Galgani saliva sul terzo gradino del podio alla marcia del Capercio di Castel del Piano valevole come campionato italiano di corsa su strada Uisp.
Massimo Galletti
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