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«Stiamo facendo una vera impresa ma non ci ascoltano»
Invicta: il coach Pantalei protesta per la scarsa attenzione «Talvolta ci basterebbe anche solo una pacca sulla spalla»
GROSSETO. Quello che sta facendo l’Invicta, società grossetana di volley, nella stagione in corso è sotto gli occhio di tutti. La società del presidente Galoppi, con un enorme sforzo, organizzativo, ma soprattutto economico, è riuscita a costruire una squadra che sta lottando con le unghie e con i denti di centrare la promozione in A2. Sarebbe un risultato storico, che farebbe registrare per la prima volta un sestetto di Grosseto in un campionato di spessore nazionale.
Se da una parte i dirigenti grossetani sono soddisfatti dai risultati, dall’altra esprimono alcuni malumori, per la scarsa attenzione della città e delle istituzioni verso un sodalizio che tanto ha fatto per il volley e tanto continua a fare in questo particolare momento della stagione. Mal di pancia, che arrivano dalle parole dello stesso tecnico Fabio Pantalei: «Come dico spesso senza essere polemico, sembra che questa attività la facciamo per noi. Faccio degli esempi abbastanza banali. Tutti sanno che abbiamo in gestione il palazzetto dello sport, ma veniamo qui e troviamo cancelli chiusi per partite di calcio. Non voglio dire che debba succedere così, ma la gratificazione arriva anche quando le strutture preposte si rendono conto che qui c'è una attività che non è soltanto quella della prima squadra, ma anche delle giovanili. Grosseto è una città pigra».
«Vorremo essere un po’ più riconosciuti dalle istituzioni - aggiunge - Comunque finirà il nostro campionato non sarà deludente. Stiamo facendo cose importanti. Stiamo tutti mettendoci qualcosa. Basterebbe anche una semplice pacca sulle spalle, da chi riveste ruoli importanti nella città, che non sarebbe una cosa fatta male. Senza entrare in di politica, ma siamo sotto elezioni.Ho letto i programmi dei vari candidati e non mi sembra che ci siano riferimenti allo sport in genere a parte le eccellenze che muovono più gente. Noi nel nostro piccolo stiamo facendo qualcosa di incredibile. Lo facciamo con i nostri limiti e vorremmo che qualcuno della città ci rendesse merito di questo, senza arrivare qui e trovare i cancelli chiusi perché gioca il Grosseto calcio.
Sono piccole cose, ma danno il sentore di come siamo ottenuti in considerazione, senza che nessuno si ponga il problema se dobbiamo giocare una gara importante o se c'è un torneo. Questo mi fa riflettere sulla dicitura “sport minore” e come tale, dobbiamo rimanere, ma questo non vuole dire che possiamo sognare di fare grandi cose».
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