Dalla laguna a Point à Pitre Fornaro a vele spiegate
Lo skipper orbetellano taglia il traguardo della seconda tappa al 17° posto Testa a testa con Simons fino alla fine: «È stata una soddisfazione immensa»
Forse finiranno per chiamarla la régate des italiennes.
Due anni fa il 2° posto assoluto sul filo dei minuti di Giancarlo Pedote, quest'anno il secondo posto di Michele Zambelli nella seconda tappa (sesto posto finale) e l'ottima prestazione dell'orbetellano Andrea Fornaro, 17° al traguardo di Point-à-Pitre nella seconda prova della Minitransat 2015.
Un risultato che sommato al 13° posto del primo tratto da Douarnenez a Lanzarote porta lo skipper maremmano al quindicesimo gradino della classifica nella categoria dei Serie, la stessa affrontata nelle due edizioni di Simone Gesi e Dagadà. Una regata dai tre volti quella di Fornaro, al comando subito dopo il cancello di Lanzarote ma poi scivolato oltre alla 20a posizione. La scelta di seguire una rotta quasi tutta al nord, almeno dopo l'abbandono delle coste africane, ha però pagato nell'ultima parte di regata con l'ortodomica più vicina e le posizioni in classifica che scalavano vertiginosamente fino al diciassettesimo posto di tappa a solamente 1'37” dal sedicesimo Dimitri Simons. Novanta secondi dopo quasi 17 giorni di traversata, una folata di vento.
«Questa è stata la mia prima regata transatlantica – le parole di Andrea Fornaro appena arrivato in Guadalupa – un'esperienza incredibile ed era necessario che la terminassi per i due anni di lavoro passati fra i mini. Tutto ciò è stato possibile solo grazie al sostegno di mia moglie Francesca, i miei genitori e tutti coloro che mi hanno aiutato. Anche i partner che mi hanno seguito in questa avventura hanno avuto un ruolo determinante così come il team organizzativo».
Il momento migliore? «Quello in cui ho potuto mettere del formaggio nel cibo liofilizzato – scherza Andrea – dopo non mi sono più fermato… A parte gli scherzi è stata una esperienza incredibile ed emozionante perché ci si sente davvero soli. Per me che ho sempre corso in equipaggio era una situazione completamente nuova, non sapevo cosa poteva riservare una navigazione così lunga in solitario.È stata una regata che mi è piaciuta e credo che potrei rifarla in futuro».
Ci racconta il finale testa a testa con Simons? «Una cosa pazzesca dopo tante ore di navigazione ho iniziato a vedere qualcosa davanti a me e poi è comparso sull'Ais (il tracking per le posizioni dei natanti, ndc); più ci avvicinavamo al traguardo più lui era vicino ed alla fine abbiamo concluso a pochi secondi l'uno dall'altro, stupefacente. La posizione finale non conta, l'importante è il senso di comunità che si è formato con tutti gli skipper e l'amicizia che è nata in questa avventura».
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