Ciccio Graziani prof di etica dello sport
Il bomber di Subiaco ha incontrato gli studenti delle superiori, tra ricordi e buoni consigli ai giovani
GROSSETO. La maggior parte dei presenti non era nemmeno nata quando il bomber di Subiaco alzò la coppa del mondo, ma l’incontro tra i ragazzi delle scuole superiori di Grosseto e Francesco “Ciccio” Graziani, oggi 62enne, è stato un successo. Gli studenti lo hanno accolto con grande calore e si sono dimostrati interessati con interventi e quesiti anche curiosi.
L’iniziativa è stata organizzata voluta dal club femminile Soroptimist, con il patrocinio del Polo universitario di Grosseto, ed ha trattato l’argomento “l'etica nello sport e attraverso lo sport: sogno o realtà?”. Dopo il saluto di Lucia Capaccioli e Francesca Scopelliti, rappresentanti del Soroptimist grossetano, è intervenuto Francesco Giorgi: «Nel 1982 ero giovane – ha detto il presidente della commissione sport del Comune – ma ricordo come allora la formazione dell’Italia».
«Da 2776 anni, dalla nascita delle Olimpiadi - ha aggiunto - lo sport ha un valore di pace e come diceva Aristotele serve ad unire gli individui».
Ciccio Graziani si è preso la scena subito dopo: «Mi sembra di vedere una grande squadra», ha esordito rivolto alla platea nell’aula magna del Polo di via Ginori.
Nei suoi 90’ di intervento, tra domande e monologhi, l’ex bomber di Torino, Fiorentina e Roma, che adesso crea accademie per la Roma, in Usa e in Sudafrica, ha raccontato anedotti personali su esperienze tipo “Campioni” («Un anno bellissimo») o di vita vissuta («Se la mia mamma non fosse stata forte avrei smesso dopo una crisi avuta a 15 anni per il trasferimento ad Arezzo») e ha detto la sua su quello che accade nel mondo del calcio e dello sport in generale, senza peli sulla lingua: «Lo sport è vita, ma la malattia in quel mondo è l’ignoranza dei genitori, che vogliono intromettersi nelle scelte tecniche. Nella mia esperienza agli Allievi della Fiorentina ho pensato soprattutto alla crescita sociale dei ragazzi, non come fanno certe società dilettantistiche che mettono davanti a tutto la vittoria, anche nelle categorie giovanili, non dando la possibilità ad atleti meno dotati di avere spazio per divertirsi. Dagli 8 ai 12 anni devono giocare tutti, non ci deve essere discriminazione».
Secondo Graziani, il calcio di oggi «è una cosa seria, anche se non mancano le mele marce come dimostra il calcioscommesse; è un mondo pulito, fatto di persone per bene, ma sopravvalutato, esagerato. I giocatori che scendono dal pullman con trolley costosissimi e con le cuffie alle orecchie non danno una bella immagine. Bisognerebbe lasciare da parte il divismo e scendere di più nelle piazze, nelle aule come questa: serve un dialogo con i giovani, per imparare tutti qualcosa».
Maurizio Caldarelli
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