Il presidio
Il rugby è senza campo «Ci manca un’identità»
La squadra maggiore si arrangia alla Cittadella, gli under vanno a S.Vincenzo Il vicesindaco Borghi apre uno spiraglio: «Vediamoci, il mio ufficio è aperto»
GROSSETO. C’è una disciplina sportiva che cerca spazio per emergere. È il rugby, che in Maremma vanta molti appassionati ma con poche opportunità di praticare questo sport, soprattutto per i più giovani. Mancano, di fatto, i punti di riferimento relativi all’impiantistica.
C’è una società, il Grosseto Rugby Club, nato nel 2006, senza fissa dimora, senza un campo per giocare e per allenarsi. Le gare della prima squadra, iscritta campionato C3, si disputano alla Cittadella dello studente, in un impianto della Provincia, con costi piuttosto elevati e con impossibilità di accogliere il pubblico al seguito, generalmente è piuttosto numeroso. Per il resto è buio totale.
«Gli under 16 che vogliono praticare questo sport, sono costretti a giocare fuori provincia – spiega Giancarlo Pilla, consigliere della società ma anche genitore di un giovane rugbista - Ci pare impossibile che in 7 anni non ci sia stata trovata una soluzione». Eppure, per i più giovani che vogliono avvicinarsi al rugby occorre andare a San Vincenzo, in provincia di Livorno, dove sono stati creati i presupposti per lo sviluppo di questa disciplina: «Non è certo l’ideale – precisa Paolo Stefanini, un altro genitore - I ragazzi che partono da Grosseto sono una decina, ma siamo convinti che a mancare sia l’identità. Non avere un campo significa questo, ovvero non avere la possibilità di creare un punto di riferimento tra i più giovani».
E pensare che la Fir, la Federazione italiana rugby, negli ultimi anni sta investendo molto per la crescita del settore, concedendo incentivi per la gestione e addirittura la creazione di nuovi impianti: «Un’opportunità da cogliere a livello comunale – osserva Pilla – perché, senza voler creare polemica, ci pare che questo meraviglioso sport sia un po’ troppo snobbato a Grosseto, a differenza di altre discipline che godono di diverse attenzioni».
La ricerca di una “casa”, quindi, continua per il Grosseto Rugby Club: «Si tratta di dare una possibilità ai più giovani – osserva ancora Stefanini - considerando che questo sport ha un ampio valore sociale, insegna la disciplina e lealtà nei confronti dell’avversario». La società del presidente Andrea Benvenuti, intanto, sta provando a trovare una soluzione all’annoso problema.
Il sindaco Emilio Bonifazi ha dichiarato di interessarsi al caso, mentre il vicesindaco Paolo Borghi che è anche assessore allo sport si è dichiarato possibilista, almeno per quanto riguarda il confronto: «Anche se siamo ad agosto il mio ufficio resta aperto, possiamo incontrarci per valutare cosa si può fare». Spiragli che dovranno diventare aperture in breve tempo e poi atti concreti, l’unico modo per dare al rugby grossetano un’opportunità di sviluppo in futuro.
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