Il presidio
Larini: «Mai fatta violenza L’arbitro aveva sbagliato»
Il mister squalificato fino al 2015 respinge le motivazioni della stangata «Non accetto che venga messa in dubbio la mia correttezza come uomo»
PITIGLIANO. Quarantadue mesi complessivi di squalifica, un provvedimento disciplinare pesantissimo che ha colpito tre tesserati dell'Aurora Pitigliano: l'allenatore Antonio Larini, il giocatore Alessandro Formiconi ed il dirigente Davide Renacci. La decisione adottata dal giudice sportivo in base al referto dell'arbitro Montagnani della sezione di Piombino riguardante Montemerano-Aurora Pitigliano è un'autentica stangata. La società gialloblù sta valutando come tutelarsi e sembra certo il ricorso.
Qualora non venga ristabilita l'esatta dinamica dei fatti l'intenzione pare quella di rivolgersi alla giustizia civile. Nel frattempo parla l'allenatore Antonio Larini squalificato fino al 14 giugno 2015. Mister, se l'aspettava? «Guardi, l'arbitro ha commesso una serie di errori di valutazione unito ad un grossolano errore tecnico. Era un ragazzo molto giovane ed a fine partita gli ho detto che ha fatto calciare la punizione per il Montemerano mentre il nostro giocatore che era stato espulso si trovava ancora sul rettangolo di gioco. Ho aggiunto che se vuole fare l'arbitro non deve avere paura di prendere le decisioni e soprattutto non deve farsi condizionare dall'ambiente. Il mio è stato un consiglio dettato dal sentimento che un padre può dare al figlio visto che ho addirittura un figlio più grande di età. Lui invece nel referto ha scritto qualcosa di molto diverso».
Cosa ha scritto? «Ha riportato che lo avrei preso per la maglia all'altezza del collo strattonandolo e procurandogli momentaneo dolore. Una cosa assurda». E' dispiaciuto di questa vicenda? «Sono ferito principalmente sul piano umano. Chi mi conosce sa benissimo che all'età di 55 anni ho la necessaria maturità per non compiere nessun gesto di violenza, tanto meno verso un ragazzo poco più che maggiorenne. Ho ricevuto numerose telefonate di solidarietà ma la ferita non sarà rimarginata fino a quando non verrà ristabilita la verità». Come intende tutelarsi? «In queste ore sto pensando a cosa fare. Il mio desiderio sarebbe quello di un confronto con l'arbitro guardandoci negli occhi affinché lui dica cosa è realmente successo. E' mia intenzione contattare il presidente nazionale degli allenatori Renzo Ulivieri affinché anche lui possa consigliarmi. Se devo smettere con il calcio smetterò ma non accetto che venga messa in dubbio la mia correttezza come uomo».
Cosa si sente di dire a chi occupa la stanza dei bottoni? «Mi sento di invitare tutti ad una riflessione: in un mondo che evolve in tutti i campi è possibile che nel calcio ciò che scrive un arbitro non possa essere messo in discussione, dandogli così il potere di farti pagare in maniera pesante anche una semplice antipatia nei tuoi confronti? Questo potere si chiama dittatura e non è una bella parola, oggi io ne sto pagando le conseguenze e domani potrebbe toccare a chiunque altro».
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