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Addio a Gigi Consonni Camilli non lascia margini di trattativa
Il patron lo ha detto intervenendo alla cena del Panathlon «L’affetto è un conto, qui però c’è dell’altro...»
GROSSETO. Consonni, addio... Le parole che Piero Camilli ha pronunciato alla serata Panathlon non lasciano margini di trattativa: «L’affetto è un conto, però qui c’è altro. Lui ha detto che ha dato tanto al Grosseto: però sapesse quanto ha preso...». Un’occhiata all’anagrafe (1977) e un’altra al portafogli e, nonostante che alcuni tifosi presenti lo abbiamo invitato a ripensarci anche nel dopocena, il patron sembra intenzionato a chiudere la lunghissima parentesi con il Professore. «Non ci sono bandiere...»
Camilli è stato ospite insieme al direttore amministrativo Antonio Ranucci della serata che ha celebrato i 100 anni del Grifone. Invitato dal presidente Emilio Lelli, ha preso la parola per dichiararsi fiero dell’eredità raccolta da chi l’ha preceduto e ha poi risposto alle domande dei presenti. Che stagione sarà per il Grifone? «Mancano le big, come Torino e Sampdoria, ma ci sono Verona e Reggina, squadre che hanno tradizione e peso politico. Il Torino ha vinto con noi 2 gol in fuorigioco, la Samp con un gol alla fine... Sarà un campionato difficile, 4 retrocessioni sono tante. Io mi auguro che la stella brilli per noi e meno per le altre. Stiamo costruendo una squadra, sulla carta, discreta, ma c’è un handicap da superare. Ricordatevi che la B a Grosseto è un mezzo miracolo. Io non ho chiesto niente a nessuno qui, non sono mai sceso a compromessi».
Riduzione degli stipendi? «Il problema non sono Totti e Ibra che prendono tantissimo, ma sono altri comprimari che prendono troppo. Il livello si è abbassato, gli stranieri stanno uccidendo tutto». Poi una stilettata all’ex Carobbio coinvolto nel calcioscommesse: «Qui prendeva 240 mila euro, a conti fatti prendeva a partita più da me che dagli zingari...»
Si alza Francesco Carpenetti, bandiera biancorossa degli anni Settanta, che chiede di investire nel settore giovanile anche per ovviare ai costi: «Non convengo - risponde Camilli - Qui ci sono pochissimi abitanti, le distanze sono enormi. Grosseto è troppo ricca, il calcio è uno sport da poveri. I giocatori ci sono nelle borgate, al sud, dove c’è bisogno. Un ragazzo qui mi costa, di solo mantenimento, 50 mila euro per 6-7 anni: a Roma mangiano a casa, qui sono a carico mio. Eppoi oggi ai bambini manca il senso etico, i ragazzi sono viziati. Grossetello? Volevo farlo ma ogni volta c’era un ostacolo...»
Giornate più belle? «Tantissime. Padova, sì, ma anche il gol al 94’ col Fucecchio...». Più brutte? «Mah, a Frosinone ci rubarono la B... Ma è dalla sofferenza che bisogna trovare la forza di emergere. E noi l’abbiamo sempre fatto».
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