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Canoa e kajak, sacrificio puro Orbetello la capitale del remo
La Sco è una delle più antiche società sportive della Toscana: è nata in riva alla laguna nel 1889 Cinquanta agonisti e trecento amatori con grandi soddisfazioni anche a livello nazionale
GROSSETO. E’ una delle più antiche società sportive della Toscana. La sua nascita risale al 1889, ma è soprattutto dal dopo guerra in poi che sono nati tanti campioni, fregiandosi della “Stella d’oro” al merito sportivo per i risultati ottenuti in quel difficile periodo.
Si tratta della Società Canottieri di Orbetello. E’infatti da questa disciplina sportiva che prende il via la nostra quinta puntata dedicata agli sport minori che fanno parte della grande famiglia del Coni e che si praticano in Maremma.
E’ uno sport per uomini e donni forti, quello della canoa e del kayak.
Il delegato provinciale della F.i.c.k. Massimiliano Fortunato lo commenta così: «Quando ci si allena per 3 o 4 ore al giorno, per sei giorni su sette e i sacrifici da fare sono molti e gli onori pochi, bisogna avere tanta passione per praticarlo con tanto impegno».
Orbetello è la capitale della canoa kayak. In Maremma, sono circa 50 iscritti che praticano l’agonismo puro con la federazione. Poi abbiamo circa 300 amatori sparsi per tutta la provincia che pagaiano, a livello amatoriale. Orbetello gode della sede dell’idroscalo costruito all’inizio del novecento come base per idrovolanti e poi trasformatosi nel tempo per praticare questa affascinante disciplina che a livello nazionale ha portato tante medaglie olimpiche all’Italia. La laguna di Orbetello è la sua sede naturale e le sue acque piatte sono il meglio per il kayak. L’imbarcazione prevede la posizione seduta ed una pagaia a doppia pala con cui pagaiare su entrambi i lati. A differenza della canoa canadese che prevede una posizione in ginocchio ed una pagaia a pala singola con cui pagaiare su un solo lato.
Questa specialità difficilmente si può praticare in mare, dove l’onda crea non poche difficoltà all’imbarcazione. Si può gareggiare singolarmente con il K1, in coppia con il K2 e con un equipaggio di quattro atleti per il K4. Poi quello che conta è la velocità nell’arrivare prima possibile al traguardo. L’evoluzione è stata quella del kayak olimpico dove il canoista è seduto su un seggiolino fisso, che poggia i piedi su una pedaliera, detta con il nome tecnico di puntapiedi, tenendo le gambe flesse, in modo tale da assicurare una spinta e un'escursione della gamba sulla pedaliera, ad ogni pagaiata, per migliorare l'avanzamento. Si corre sulle distanze che vanno dai 200, 500, fino ai 1000 metri.
Nelle gare di fondo, dove le distanze percorse sono le più svariate, variano a seconda dell'età e del tipo di imbarcazione. Per le categorie Under16 (14-16 anni), juniores (16-18 anni) e senior, la distanza è 5000 metri. Inoltre si svolgono gare sulla distanza di 10.000 metri e oltre, fino alla maratona. Ad Orbetello ovviamente si cerca di sviluppare il settore giovanile.
Grazie ai “Cas”, si può cominciare a praticare questa disciplina sportiva dall’età di 6/7 anni. L’attività ovviamente si sviluppa di più nel periodo estivo per ridursi notevolmente in quello invernale. Sono diversi gli atleti maremmani gareggiano nel circuito nazionale. In particolare si sono distinti in questi ultimi anni lo stesso delegato provinciale Massimiliano Fortunato, Ivan Turconi, Manuel Fantinati e Niccolò Cedaolo. Proprio Cedaolo è stato per tre anni di seguito nella nazionale italiana. Anche per questo sport le risorse economiche sono poche.
Come accade anche per altre realtà sportive della nostra zona, chi pratica la canoa e il kayak è costretto a sponsorizzarsi da solo.
Solo qualche azienda a livello locale ha capito le difficoltà economiche di questo sport, investendo a livello pubblicitario, ma i proventi non riescono a coprire per intero tutta l’attività federale e quella giovanile, come la società Canottieri Orbetello vorrebbe.
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