Italia
LA BUFERA GIUDIZIARIA
I sospetti di Camilli fin dal 2009, poi anche i dubbi dei tifosi
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TIFOSI. In curva 2 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. Che il campionato di B puzzasse di scommesse il presidente Camilli lo aveva detto per la prima volta il 21 febbraio 2009, dopo un Grosseto-Livorno, finito 2-3. Era furioso il Comandante. «Sento strane e insistenti chiacchiere. Non ho prove anche perché se ne avessi denuncerei subito a chi di dovere. Vedo però cose poco chiare. Il calcio è più incontrollabile di prima». Un anno dopo, primavera 2010, a sospettare furono invece i tifosi. Loro sì, avevano intuito tutto. Molto prima della Procura di Cremona e senza bisogno delle intercettazioni. Solo guardando le partite e facendo due chiacchiere coi giocatori. Oggi lo scrivono in rete, con parole forti. «Che alcuni scommettevano e provavano a condizionare i risultati, noi in quel periodo lo sospettavamo. Non c'erano prove, solo sensazioni. E soprattutto non immaginavamo Singapore o la mafia slava. Ne parlammo anche con alcuni di loro. Fecero i permalosi, qualcuno addirittura minacciò di rivolgersi agli avvocati. Ci volevano denunciare. Non solo. Appena capitava l'occasione, ci cercavano loro per primi ed entravano nell'argomento scommesse, ridacchiando. Lo facevano, adesso è chiaro, per vedere fino a che punto avevamo capito. Li avevamo smascherati. E a farli agitare non era l'accusa in sé ma la paura che la tresca venisse fuori. Qualcuno ci definì un gruppo di delinquenti... Oggi siamo orgogliosi di aver fatto passare la voglia di stare a Grosseto a certa gente. E poco importa se qualcuno diceva che volevamo male alla squadra...». No, al Grosseto questi tifosi, volevano e vogliono bene. Frequentando la squadra e gli stessi ambienti di alcuni calciatori, avevano semplicemente tirato le somme, messo in fila e riletto certi strani atteggiamenti. «Qualcuno - concludono - ce l'ha giurato sui figli che non scommetteva. Proprio tra coloro che ora si trovano in cella o cadono dalle nuvole...». (g.b.)
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