Il Tirreno

Grosseto

«Non torno indietro mi aspettavo più aiuto dal presidente»

<b>LEONI</b> Qui sopra Marco Crimi pi&ugrave; in alto Luis Alfageme
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LEONI Qui sopra Marco Crimi più in alto Luis Alfageme

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 PESCARA. «Da stasera non sono più l'allenatore del Grosseto. Non mi piace essere giudicato settimana per settimana. Avevo già deciso da lunedì scorso. Non ho lasciato prima perché non si dicesse che Giannini aveva avuto paura del Pescara. E le mie sono dimissioni irrevocabili». Orgoglio del Principe. Uno schiaffo a Piero Camilli pronunciato prima in diretta tv, poi davanti ai taccuini e infine ripetuto davanti alle telecamere delle emittenti locali. «Non voglio parlare della partita...», dice accomodandosi in sala stampa. Il mister non conosceva il carattere del patron? «Sono stato chiamato dal presidente - aggiunge Giuseppe Giannini - mi sarei aspettato un "aiuto", per dire, un supporto in più al mio fianco. Io per lavorare devo essere sereno, non devo sentirmi di troppo. Allora preferisco fermarmi». Giannini lascia da implacabile trionfatore in trasferta e da altrettanto infallibile perdente in casa. «Il problema è che il presidente giudica partita per partita. Non ho nulla contro la piazza, contro lo staff, contro i giocatori, sono tutti eccezionali», aggiunge facendo anche qualche nome. Ma non c'è nemmeno il tempo di gioire: «Così qualcuno gioirà il doppio», dice ironico. Ma ci ha spiazzato: «Io non ho spiazzato. Anche se avessimo perso sarei stato qui a dire che mi dimettevo. È chiaro che per la squadra sono contento: i ragazzi hanno dimostrato attaccamento». Poi torna su certe parole di Camilli: «Ci sta che un allenatore possa sbagliare una sostituzione o una partita, ma così non va. Scappare sarebbe stato da codardi, si sarebbe pensato che io avevo paura del Pescara. Invece ho lavorato, con coerenza». E dopo di lei? «Eh c'è Cuccureddu sul piazzale, insieme a tanti altri allenatori...». E in tribuna c'è chi giura di aver visto il tecnico di Alghero ieri all'Adriatico.  I cronisti insistono. Vogliono sapere altri perché: «Dice un mio amico che ha fatto il corso con me che quando c'è un tecnico che subentra questi frigge il pesce con l'acqua di mare, per dire che devi lavorare con un gruppo costruito da altri. Ecco, io dico che chi arriva deve avere il tempo per cambiare qualcosa. E invece... Ma io non devo stare qui a dispetto dei santi. Lascio a chi verrà». Poi le stesse frasi, le stesse spiegazioni ripetute davanti ad altri giornalisti, anche nel piazzale davanti al pullman della squadra. P.S.

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