Il Tirreno

Grosseto

È on line “Il Gabellino”, rivista ispirata allo scrittore

Bianciardi sul web è qui la nuova frontiera

Lorenzo Santorelli
<b>LO SCRITTORE</b> grossetano Luciano Bianciardi
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LO SCRITTORE grossetano Luciano Bianciardi

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 GROSSETO. Chissà Bianciardi cosa direbbe della nuova veste de "Il Gabellino". La rivista, nata sotto l'egida del lascito bianciardiano, abbandona la carta ruvida e il formato tabloid per tornare a dar mostra di sé attraverso l'Ojs (Open journal system), un software open source per la gestione di riviste elettroniche.  È anche questo un segno dei tempi e allora chissà se Bianciardi, così pervicacemente avverso ai dettami dei boom di ogni sorta, ieri economico oggi tecnologico, si sarebbe rallegrato per poter rileggere "Il Gabellino" dopo cinque anni di sospensione o avrebbe storto il naso per queste mutate spoglie.  Un giornale di confine, fin dal nome, che oscillando tra il locale e il globale vuole valorizzare le risorse del territorio e gli scambi con l'esterno, perché «la scommessa è quella di posizionarsi in questo spazio di frontiera, il gabellino appunto: laddove, se si sa dominare con lo sguardo il doppio orizzonte, la marginalità può diventare risorsa, pur nella consapevolezza che c'è sempre un dazio da pagare».  Fu questo il biglietto da visita del periodico, curato dalla Fondazione Bianciardi, all'uscita del numero 0 nel maggio del 1999. Da allora e per sette anni la rivista semestrale ha cercato di porsi come luogo di incontro e discussione, stimolata e ispirata dall'opera dell'autore de "La vita agra" ma cercando di rifuggire il duplice rischio di essere un «semplice bollettino, incline all'acritica e indistinta sopravvalutazione di ogni notizia e iniziativa», oppure una «rivista settoriale iperspecializzata, programmaticamente autoreferenziale e chiusa a qualsiasi sguardo civile sulla realtà».  Nel 2006 la Fondazione è scossa da «avvenimenti amari», come li chiama il direttore editoriale Stefano Adami, con le posizioni antitetiche dei figli di Bianciardi, Luciana ed Ettore, su quale debba essere il suo ruolo e le dimissioni dell'ex direttore Velio Abati. Una spaccatura che tra le vittime mietute annovera anche "Il Gabellino", costretto a interrompere la sua attività sine die.  Dopo cinque anni di silenzi e strali, ecco la palingenesi del periodico con nuovi mezzi per raggiungere la gente «anzi il popolo, come piaceva a Bianciardi, amante di Garibaldi e non di Cavour, dei minatori maremmani e non dei loro padroni» come scritto nell'editoriale "Partenze e ripartenze". E così spazio alla pagina Facebook, al canale Youtube, all'archivio digitale e al Gabellino on line.  «La Fondazione deve essere il centro di documentazione più completo sulla figura dello scrittore grossetano - scrive Massimiliano Marcucci, vicepresidente della Fondazione - e deve essere raggiungibile da tutti. Per fare ciò riceviamo un contributo essenziale sia da soggetti privati, Unicoop e Casapa Unipol, sia pubblici come i Comuni di Grosseto e Roccastrada, la Provincia e la Regione».  Tra le novità per quel che riguarda i contenuti de "Il Gabellino" in versione on line, la più sostanziale riguarda il coinvolgimento di professori stranieri di italianistica che daranno il loro apporto nel tratteggiare, da un punto di vista "esterno" e in lingua madre, la figura e le opere di Bianciardi. Inoltre vari studiosi confronteranno lo scrittore grossetano con altri letterati del '900, «in questo primo numero ad esempio sono presenti Fenoglio, Calvino e Montale» dice il direttore editoriale Stefano Adami, per realizzare una serie di «approfondimenti a rete che partano da Bianciardi e arrivino a Bianciardi».  Sul periodico, consultabile gratuitamente sul sito www.ilgabellino.eu, ci sarà posto anche per le lettere, le recensioni, il dibattito con i lettori ed il promemoria delle varie iniziative della Fondazione. Un lavoro culturale ad ampio respiro che riprende dal "dove eravamo rimasti" con la consapevolezza che «è un onore rappresentare, a vario titolo, una fondazione che si fregia del nome di uno dei più grandi intellettuali italiani del secolo passato, un intellettuale senza intellettualismi. Ne sia dimostrazione, nei contenuti e nella forma, anche questo nuovo numero de Il Gabellino».

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