Il Tirreno

Grosseto

Giornata dopo giornata i biancorossi si scoprono produttivi fino al fischio finale

Grandi capacità di reazione

Paolo Franzò
<b>IN PERCUSSIONE.</b> Arturo Lupoli
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IN PERCUSSIONE. Arturo Lupoli

Ma per questo Grifone il modulo più adatto sembra il 4-4-2

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 GROSSETO. Primo anno di serie B: dopo 4 giornate, Grosseto punti 1. Stagione successiva l'exploit: 9 punti. Alla fine furono playoff, come tutti ben ricordiamo. Due anni fa, dopo 4 giornate, appena 2 punti in saccoccia, esattamente come nella passata stagione.  Dunque, se i conti alla fine devono tornare, siamo di fronte a una potenziale annata da ricordare. Presto per dirlo? Sicuramente ed è importante anche continuare a mantenere un basso profilo, così come insegnano le parole del presidente, Piero Camilli.  Il numero uno biancorosso fa bene a ripetere che la prima meta da raggiungere sono i 50 punti della tranquillità. In questo senso, siamo a -42 dal traguardo e, dando una rapida occhiata alla classifica, c'è chi sta molto, ma molto peggio del Grifone. La vittoria col Verona è frutto una volta ancora (ed è la terza) di una partita giocata in rimonta, dopo esser andati sotto. Come a Bergamo, come a Reggio Calabria.  E anche allora, alla fine, era stato il Grosseto a portare a casa i maggiori rimpianti, quelli per una vittoria sfumata. Stavolta no, anche se il successo è arrivato soltanto dal dischetto. Altrimenti, è molto probabile che sarebbe finita pari.  Ma sappiamo bene quanto gli episodi alla fine incidano nel calcio. Eppure il succo, è che questa squadra ha una grande capacità di reazione. Non si disunisce quando va in svantaggio e poi ha il grande merito, la capacità, di cambiare pelle in corsa. E' questo, più di tutto, il vero marchio di fabbrica di mister Ugolotti. Il tecnico biancorosso, giunto questa estate in Maremma senza il clamore, o il blasone di altri allenatori più in voga, si sta presentando ai suoi nuovi tifosi e in sostanza al torneo cadetto (che pure interpreta per la prima volta), con la cultura del lavoro.  Niente proclami insomma, ma la capacità di spiegarti quello che accade sul campo, con semplicità e onestà. Come quando ti dice che, nel primo tempo col Verona, il Grosseto ha semplicemente giocato male. Squadra lunga e macchinosa. Ma se poi, come aggiunge, ci sono ancora alcune cose da mettere a posto e che la squadra nella ripresa gli è piaciuta molto di più, risulta impossibile non essere d'accordo.  Il presidente dal canto suo parla di cambi azzeccati. Vero inoltre questo cambio di modulo, una volta ancora, da un tempo a un altro. E una volta ancora, l'impressione è che questa squadra sia nata per giocare con il 4-4-2. O se preferite, il 4-2-4 di moda adesso in fase offensiva. Un modulo forse "classico", ma sempre funzionale e gli interpreti che Ugolotti ha a disposizione, sembrano esprimersi meglio così, anche se questa è una soluzione che porta a scelte "drastiche" in mezzo al campo, laddove il Grosseto ha abbondanza di buoni giocatori, ma dove sembra non poter fare a meno dell'energia di Crimi. Ecco anche perché spesso la scelta di una linea di mediani composta da 3 elementi. In realtà, l'impressione è che serva maggior coraggio da parte degli esterni bassi nell'andare a sovrapporsi: quando a Caridi, quando a Lupoli (ammesso che questa sia una soluzione chiesta anche dal tecnico). Spesso l'uno contro uno dei solisti avanzati non basta e un rimorchio farebbe comodo, anche per evitare a Sforzini, lunghi momenti di solitudine e scarsi rifornimenti.  Ma se nel frattempo, in attesa dei correttivi, la squadra porta a casa gare così, perché non andare a Genova con un sogno nel cuore?

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