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Lintervista. Il patron si dice stanco ma soddisfatto dellannata. «Un rimpianto? Non aver cambiato prima lallenatore»
«Sto trattando la cessione con un imprenditore locale»
Paolo Franzò
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GROSSETO. Più che nell'analisi della partita, il dopo gara di patron Camilli si perde nel tracciare il bilancio di un'annata e non solo. Ancora una volta, la voglia di andar via si fa sentire con forza, tanto che dai e dai, prima o poi a forza di dirlo accadrà per davvero. «Sto trattando la cessione del Grosseto con un imprenditore locale. Sono anni che voglio vendere del resto, ma il fatto è che nessuno lo compra. In ogni caso, parliamo di una società sana, poi vedremo se chi verrà dopo di me, saprà fare meglio del sottoscritto». Ma perché questa voglia di lasciare? «Dopo 11 anni in Maremma, è giunta l'ora di voltar pagina. Avevo un figlio piccolo quando sono arrivato, oggi vedete com'è cresciuto. Sono diventato nonno nel frattempo, ho tanti impegni e francamente, sono anche un po' stanco». E' forse la carenza di pubblico che l'ha delusa? «No. Non è quello. Anche se questa è una città senza identità. La gente non riesce a identificarsi nel Grosseto come propria espressione sportiva, in città come in provincia. Non si sente rappresentata dal Grosseto calcio. Qui la mentalità è ancora troppo paesana. Guardate che la serie B, per una città come Grosseto e lo ripeto una volta ancora, è davvero tanto. Voglio dirvi che quest'anno eravamo partiti con l'obiettivo della salvezza. Poi l'esplosione di Pinilla ci ha portato dove non avremmo mai sognato. Ma la verità è che siamo contenti di quello che abbiamo fatto. Abbiamo mantenuto la categoria. Pensate a piazze come Pisa o Perugia che sono fallite. O alla Reggina che ancora deve salvarsi. Noi intanto siamo qui, tranquillamente salvi. Certo, qualche rimpianto c'è. Se non si facevano male Pinilla e Freddi che sono i nostri 2 pezzi da 90, sicuramente sarebbe andata in un altro modo. Poi la gara col Mantova e quella col Piacenza. Anche gli arbitri ci hanno messo del loro». Uno sguardo sul futuro? «Se ci sarò ancora io, faremo un campionato con tanti giovani, col solito obiettivo della salvezza. Le risorse economiche sono poche e come sempre terremo d'occhio il bilancio». Un rimpianto per la stagione quasi finita? «Non aver quasi mai visto giocare insieme D'Alessandro e Pinilla e non aver cambiato prima l'allenatore». Pinilla dove andrà? «Di sicuro in serie A, per me è uno degli attaccanti più forti d'Italia, non può stare in serie B».
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