Piero Camilli. Il patron sconsolato però non rassegnato: proveremo a fare nove punti
Gervasoni non farà carriera
Paolo Franzò
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MISTER. Maurizio Sarri cerca conforto nella sua panchina «Niente pacco, è soltanto un arbitro incompetente»
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GROSSETO. Raramente in questi 10 anni in Maremma, avevamo visto così sconsolato il patron biancorosso, Piero Camilli. La beffa subita ieri dal Grosseto è qualcosa di talmente grande, unico e inimmaginabile che, al termine della gara, mancava anche la possibilità di capacitarsene. «Non ho tanta voglia di parlare», spiega Camilli dopo il 90', pardon il 97'. Sì perché il pareggio del Piacenza arriva di fatto 2' oltre i 5' di recupero concessi dal modesto Gervasoni. «Solo in occasione di un calcio di rigore - spiega Camilli - si può protrarre il recupero oltre il tempo assegnato. Gervasoni avrebbe dovuto fischiare la fine, dopo la prima conclusione sulla punizione a 2 nella nostra area». E dire che neppure si trattava di calcio di punizione, dal momento che il tocco all'indietro di Vitiello era tutt'altro che volontario. Assolutamente d'accordo il presidente unionista che ripete all'infinito che, comunque, poteva fischiare la fine prima della conclusione vincente di Avogadri. «Purtroppo, abbiamo perso altri 2 punti fondamentali. Ma in questo caso, io non credo alla malafede come in altre circostanze passate», insomma niente tesi del "pacco" stavolta. «Credo piuttosto che il signor Gervasoni, anche ripensando ad altri suoi arbitraggi passati, sia semplicemente incompetente. Scarso. Non lo ritengo davvero un arbitro capace e sono certo che non farà carriera. In una gara in cui ci giochiamo un'intera stagione, un anno di sacrifici e di investimenti economici, avrei preferito che a decidere fosse stato il verdetto del campo e non certo una decisione del genere da parte del direttore di gara». Difficile, anzi impossibile dargli torto. «In questo momento, provo una grande delusione. Posso solo dire che se riusciamo a fare 9 punti nelle ultime 3 gare, c'è ancora speranza di fare i playoff. Altrimenti, pazienza. Adesso arriveranno squalifiche, multe e quanto altro, ma il danno che ci hanno fatto oggi è grande e purtroppo rimane». Nessun accenno alla partita, nessuna disamina tecnica. Incredibile come una sola decisione, per lo più a fine gara, possa cancellare tutto quello che era accaduto nei precedenti 95' di una partita comunque folle, ma a tratti pure bella, avvincente. Fuori intanto la gente rumoreggia. E' stanca di tanto in tanto di farsi prendere in giro dal direttore di gara voglioso di protagonismo di turno. Camilli scuote il capo, fa per entrare in macchina per tornare a casa, poi torna indietro. La gente lo chiama e lui si avvicina alla rete che divide l'antistadio dal campo Zauli. E' una chiacchierata serena, ma amara. C'è poco da fare, la beffa è servita. Poi il patron torna ancora a parlare e ribadisce il concetto. «Mettiamo anche che la punizione ci fosse, non doveva concedere altro recupero al recupero». In ogni caso tutti d'accordo, il tocco indietro di Vitiello non era passaggio volontario. «Comunque ancora non è finita. Mancano 3 partite e noi proveremo a fare 9 punti. Dopo vediamo come andrà a finire. Di sicuro noi non molliamo, anche se adesso siamo molto amareggiati». Lo scorso anno, proprio alla trentanovesima giornata, il Grosseto perse a Rimini e anche allora il cammino sembrava durissimo. A questo punto, se a invitare i suoi a non arrendersi è il sempre tenace Camilli, perché non provarci comunque fino alla fine. Da perdere adesso, non c'è più nulla. Frosinone, Reggina, Empoli, una alla volta, come una finale di Champions. Il periodo del resto, è quello giusto.
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