SPORT GROSSETO
«Con la tessera del tifoso meno gente allo stadio»
P.S.
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PRESIDENTE. Alessandro D’Amato«La conseguenza? Sempre meno gente allo stadio. E non solo al Carlo Zecchini: parlo degli stadi di tutta Italia. Sì, per carità: si ridurranno gli incidenti, anche grazie a queste misure e alla diffusione della tv. Ma la tessera del tifoso avrà solo e soltanto l'effetto di scoraggiare la gente a frequentare i campi di calcio»
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GROSSETO. «La conseguenza? Sempre meno gente allo stadio. E non solo al Carlo Zecchini: parlo degli stadi di tutta Italia. Sì, per carità: si ridurranno gli incidenti, anche grazie a queste misure e alla diffusione della tv. Ma la tessera del tifoso avrà solo e soltanto l'effetto di scoraggiare la gente a frequentare i campi di calcio».
Drastico, Alessandro D'Amato. Il presidente del Centro coordinamento dei club dei tifosi grossetani (che dichiara di parlare a nome personale, perché ieri non è riuscito a mettersi in contatto con gli altri componenti) così commenta la decisione del ministro Maroni di introdurre dal 1º gennaio 2010 la "tessera del tifoso": un modo per controllare chi entra negli stadi, una misura che ha tra gli scopi anche quello di garantire la sicurezza di chi assiste e di chi è incaricato dell'ordine pubblico, un modo per "fidelizzare" gli appassionati. Ma che rischia di rivelarsi un altro ostacolo fra la gente e lo spettacolo-calcio, già separati dal solco scavato dai primi provvedimenti risalenti al decreto Amato. «Chi ha deciso misure come questa - aggiunge D'Amato - non è mai andato a vedere una partita se non entrando dalla tribuna vip. Perché altrimenti, se facesse la normale trafila del tifoso, si renderebbe conto delle difficoltà, dei tormenti direi di chi va allo stadio: biglietti, documenti, tornelli, file...»
La questione "tessera" era da mesi all'ordine del giorno di vari "tavoli": Osservatorio, federazione, lega. I club organizzati avevano cercato di far sentire la propria voce contraria. «Ma è arrivato purtroppo questo blitz proprio a ferragosto - dice D'Amato - Purtroppo, dico, perché viene imposto. E chiaramente non sono d'accordo. Ci manca solo di vietare le trasferte e poi il quadro è completo...».
D'Amato, che di mestiere fa l'avvocato, rileva infine un profilo di incostituzionalità nella parte del decreto che vieta l'accesso con la tessera a chi è stato colpito da Daspo (il divieto di assistere agli eventi sportivi), anche se già scontato. «È contrario alla Costituzione: chi ha già risolto le proprie pendenze non può essere raggiunto da queste misure».
Drastico, Alessandro D'Amato. Il presidente del Centro coordinamento dei club dei tifosi grossetani (che dichiara di parlare a nome personale, perché ieri non è riuscito a mettersi in contatto con gli altri componenti) così commenta la decisione del ministro Maroni di introdurre dal 1º gennaio 2010 la "tessera del tifoso": un modo per controllare chi entra negli stadi, una misura che ha tra gli scopi anche quello di garantire la sicurezza di chi assiste e di chi è incaricato dell'ordine pubblico, un modo per "fidelizzare" gli appassionati. Ma che rischia di rivelarsi un altro ostacolo fra la gente e lo spettacolo-calcio, già separati dal solco scavato dai primi provvedimenti risalenti al decreto Amato. «Chi ha deciso misure come questa - aggiunge D'Amato - non è mai andato a vedere una partita se non entrando dalla tribuna vip. Perché altrimenti, se facesse la normale trafila del tifoso, si renderebbe conto delle difficoltà, dei tormenti direi di chi va allo stadio: biglietti, documenti, tornelli, file...»
La questione "tessera" era da mesi all'ordine del giorno di vari "tavoli": Osservatorio, federazione, lega. I club organizzati avevano cercato di far sentire la propria voce contraria. «Ma è arrivato purtroppo questo blitz proprio a ferragosto - dice D'Amato - Purtroppo, dico, perché viene imposto. E chiaramente non sono d'accordo. Ci manca solo di vietare le trasferte e poi il quadro è completo...».
D'Amato, che di mestiere fa l'avvocato, rileva infine un profilo di incostituzionalità nella parte del decreto che vieta l'accesso con la tessera a chi è stato colpito da Daspo (il divieto di assistere agli eventi sportivi), anche se già scontato. «È contrario alla Costituzione: chi ha già risolto le proprie pendenze non può essere raggiunto da queste misure».
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