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Grosseto, 12 ore di attesa al pronto soccorso per il figlio autistico: «Dov’è finito il Codice oro?»

di Maurizio Caldarelli
Il pronto soccorso di Grosseto in una foto d'archivio
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Il pronto soccorso di Grosseto in una foto d'archivio

La madre del giovane racconta le difficoltà vissute durante l’attesa al Misericordia e sottolinea la mancata applicazione del protocollo dedicato alle persone con disabilità. Il direttore generale dell’Asl ha avviato le verifiche

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GROSSETO. «Dov’è finito il codice Oro dell’ospedale Misericordia?». Se lo domanda la mamma di un ragazzo autistico di 25 anni, costretto, nella notte tra il 3 ed il 4 novembre, a ricorrere alle cure dei sanitari a causa di una presunta colica renale, dovuto ad una patologia pregressa al sistema delle vie urinarie. Solo che il giovane è rimasto per dodici ore al pronto soccorso in attesa della Tac. Un episodio sul quale il direttore generale dell’Asl Toscana Sud Est Dario Rosini sta facendo luce in prima persona, per verificare cosa non abbia funzionato.

La madre

«Mio figlio è stato inizialmente preso in carico dal punto di primo soccorso di Follonica verso le 4 di mattina – racconta la madre – ma per ulteriori accertamenti è stato inviato al pronto soccorso del Misericordia. Siamo arrivati alle 7, con il verbale che indicava anche lo status di soggetto autistico del ragazzo». La donna, all’accettazione, ha fatto presente all’infermiera l’esistenza di un codice di riconoscimento interno per i casi di disabilità. «Ho una cartella di pronto soccorso dell’ottobre 2019 – ricorda – che riporta la dicitura “Codice Argento”. All’epoca mio figlio è stato immediatamente preso in carico con tutte quelle attenzioni che sono previste in emergenza/urgenza».

Il ragazzo e sua mamma sono stati fatti accomodare in una saletta d’attesa ad aspettare il loro turno, con la classificazione di bassa intensità. «Fortunatamente mio figlio tollera molto bene la presenza di altre persone e inizialmente è andato tutto al meglio. Ci siamo trovati di fronte a una situazione delirante. Il tutto in pieno giorno, non nella notte. Dopo aver gestito vari momenti di frustrazione di mio figlio nella privacy del bagno, alle 17 ho cercato il “Facilitatore”, al quale ho segnalato la criticità e dopo circa 20 minuti è andato infatti a parlare sottovoce con l’infermiere del settore: ho solo sentito chiedere il perché non era stato attivato il “Codice Oro”. A quel punto sono intervenuta dicendo che mio figlio non era più in grado di aspettare, ma nonostante le rassicurazioni, è passata un’altra mezz’ora prima della visita. Fatta la Tac, intorno alle 18, siamo stati rassicurati sulla velocità dei risultati, ma passati oltre 45 minuti, mio figlio ha avuto un episodio di estrema frustrazione dove ha cominciato ad inveire ad alta voce sul suo maltrattamento riguardo a quello che considerava un “sequestro personale”, lamentando fame e stanchezza totale».

Solo a quel punto, prosegue il racconto, «siamo stati seguiti, scoprendo che, nel frattempo, l’urologo era andato via e di conseguenza saremmo dovuti tornare, perché l’alterazione del ragazzo impediva ulteriori esami. Gli è stata somministrata una terapia antidolorifica, ma non c’è stata la collaborazione e l’attenzione che il Codice Oro prevede». Ieri mattina sono tornati dall’urologo, facendo inserire la richiesta di attivare il protocollo e tutto si è svolto con i giusti tempi d’attesa.

Alla madre è rimasta solo tanta amarezza per quello che ha vissuto di persona: «A gennaio 2026 ho letto sulla stampa di nuova nomenclatura del protocollo in urgenza denominato “Codice Oro”, che andava ad affiancare i servizi sanitari per le persone con grave disabilità ed esigenze particolari, già disponibili per le procedure di diagnostica con il protocollo pass. Ero certa di ritrovare quell’accoglienza e quell’attenzione sperimentata in precedenza: invece sono qui a raccontare le 12 ore da incubo vissute da me e mio figlio in mezzo ad un delirio di persone, con pochissimo personale addetto che, con fatica hanno portato avanti il loro lavoro».

Senza l’attivazione di quel codice è venuto meno il supporto che avrebbe ridotto le ore di attesa. «Più volte ho sollecitato l’esame – aggiunge la mamma – facendo presente la condizione autistica con criticità da tenere sotto controllo; mi è stato risposto che ne erano a conoscenza, ma che le emergenze avevano delle priorità. Mi chiedo: ma norme, protocolli, delibere, decreti, piani attuativi previsti per migliorare la qualità della salute, della dignità e di vita delle persone con disabilità restano sempre e solo sulla carta? Perché un paziente fragile deve essere messo in una condizione di frustrazione totale? L’ospedale Misericordia aveva dei fiori all’occhiello, che nel tempo si sono avvizziti: chissà oggi come andrà a finire?».

Le parole del direttore generale Asl

Il direttore generale dell’Asl Dario Rosini ha già avuto un primo colloquio con la mamma del ragazzo, porgendole le scuse a nome dell’azienda ed è previsto anche un incontro che servirà a far sì che in futuro venga applicato il protocollo e non si verifichino dei disagi per persone con disabilità.

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