Chirurgia della cornea, premio mondiale all’oculista grossetano Vincenzo Sarnicola: è il primo italiano a vincerlo
Il medico, considerato il padre dei trapianti lamellari, ha vinto la Castroviejo medal, il massimo riconoscimento della chirurgia della cornea: «In questi trent’anni la chirurgia ha avuto un’evoluzione straordinaria»
GROSSETO. Per la prima volta nel mondo il massimo premio mondiale della chirurgia della cornea, la Castroviejo medal, è andato a un oculista italiano: il professor Vincenzo Sarnicola, grossetano originario di Agropoli.
Il prestigioso riconoscimento, che celebra contributi scientifici e clinici di straordinaria rilevanza nel settore della chirurgia e delle patologie corneali, viene assegnato da ormai 51 anni dalla Cornea society. Ed è stato conferito a Sarnicola pochi giorni fa a New Orleans durante il congresso annuale dell’American academy of ophthalmology.
Il premio – che consacra il medico grossetano come padre e capofila mondiale nei trapianti lamellari (Dalk) di cui contribuisce alla divulgazione – raccoglie decenni di lavoro su questa tipologia di trapianto, sulle tecniche per separare gli strati corneali e sulla conservazione dei tessuti ancora funzionanti. È stato lui in questi anni a trasformare radicalmente l’approccio ai trapianti di cornea, stimolando la comunità scientifica – grazie a pubblicazioni e a congressi internazionali da lui annualmente promossi – a superare il trapianto tradizionale a tutto spessore (penetrante) a favore di quello lamellare (mininvasivo).
Un approccio selettivo (lamellare) per il quale, invece di asportare e sostituire l’intera cornea a tutto spessore come nel trapianto perforante tradizionale, la Dalk sostituisce solo le lamelle anteriori e intermedie (lo stroma) colpite dalla patologia, con conseguenze positive sulla ripresa del paziente.
Il riconoscimento porta il nome di Ramon Castroviejo, medico spagnolo naturalizzato statunitense morto nel 1987 e considerato il padre del moderno trapianto di cornea.
Nel corso della cerimonia il professor Sarnicola ha tenuto una lettura nella sessione dedicata ai progressi della cheratoplastica lamellare.
Chi è
Nato l’11 dicembre 1956 ad Agropoli – splendida cittadina nel Cilento, nel Salernitano, con cui i legami restano fortissimi – e formato in Medicina a Firenze e in Oftalmologia a Siena con un periodo alla Columbia University, Sarnicola ha guidato per circa 20 anni l’Oculistica dell’ospedale di Grosseto e oggi è direttore sanitario dell’ambulatorio di chirurgia oculare Sarnicola in via Mazzini dove lavora al fianco delle figlie Enrica e Caterina, anche loro oculiste, ricercatrici e docenti universitarie.
Nel 2001 il medico ha fondato la società scientifica Sicsso, Società italiana cellule staminali e superficie oculare, diventata un punto di riferimento globale e di cui oggi è presidente onorario. Nel 2009 ha partecipato alla fondazione di EuCornea, di cui è stato primo presidente. Nel 2013 ha ricevuto l’Achievement Award dell’American Academy of Ophthalmology.
Ha operato oltre 30.000 interventi oculistici di cui circa 2mila nel campo della Dalk.
La Dalk
Prima dei suoi studi, il trapianto lamellare (Dalk) era considerato un intervento di nicchia, molto difficile e limitato a pochi casi. Mantenendo intatto l’endotelio nativo del paziente (lo strato cellulare più interno e delicato), l’intervento lamellare elimina radicalmente il rischio di rigetto endoteliale che è la causa principale di fallimento dei trapianti tradizionali.
Poiché l’occhio non viene mai “aperto completamente” (il bulbo non viene perforato), anche le complicanze emorragiche o infettive intraoperatorie sono ridotte, garantendo una stabilità strutturale dell’occhio molto più elevata sia durante che dopo l’intervento.
Sarnicola ha anche esteso questa tecnica alle infezioni corneali gravi, salvando occhi altrimenti “spacciati”.
Da ricordare un intervento (che Il Tirreno ha raccontato nel 2024 con un’intervista all’atleta) all’olimpionica Alice Sotero che fu colpita da una cheratite causata dall’Acanthamoeba. Sempre a lui si deve il brevetto di un set di micro-strumenti specifici per la chirurgia lamellare (prodotti da aziende leader come la storica azienda italiana Janach o l’americana Asico) tra cui spicca la “Cannula Sarnicola” per Big Bubble. In pratica un ago speciale da chirurgia, piccolissimo e modificato, che prende il nome proprio da lui e che serve a iniettare aria all’interno dell’occhio per eseguire il trapianto di cornea parziale. Questa cannula, grazie a una punta smussata e a una curvatura millimetrica, permette di iniettare l’aria in estrema profondità riducendo al minimo il rischio di perforare l’occhio.
Un caso mondiale
Tre anni fa Sarnicola, all’ospedale Molinette di Torino insieme al professor Michele Reibaldi, ha portato a termine un eccezionale intervento di autotrapianto considerato una “prima mondiale”. Operò un uomo di 83 anni non vedente da entrambi gli occhi. Dall’occhio sinistro, cieco per un danno retinico ma con una superficie oculare sana, furono prelevati in un unico lembo cornea, congiuntiva, limbus con le cellule staminali e un anello di sclera, trasferiti sull’occhio destro. Due settimane dopo il paziente riconosceva oggetti e volti.
Il caso è stato pubblicato il 26 giugno 2025 sul New England Journal of Medicine (“Autologous Transplantation of the Entire Bulbar Ocular Surface”): primo caso al mondo.
Il commento oggi
Tornato da New Orlean, Sarnicola si dice felice anche se «nella mia vita non avevo nemmeno lontanamente sognato di ricevere un premio del genere, visto che i 50 premiati precedenti sono veri e propri mostri sacri delle malattie corneali».
Il medico era volato giorni fa in Louisiana a ritirare il premio insieme ai suoi tre figli: Francesco, Caterina ed Enrica (queste ultime oculiste nel suo stesso studio a Grosseto) e ai tre nipotini, figli di Caterina.
Enrica – oltre all’attività professionale di oculista a Grosseto – insegna trapianti lamellari all’università di Utrecht in Olanda, ogni mese per alcuni giorni.
Entrambe, Enrica e Caterina, hanno docenze all’Humanitas di Torino.
Nel corso della cerimonia, i promotori hanno motivato l’assegnazione a Vincenzo Sarnicola in quanto padre della chirurgia lamellare e per la divulgazione che lui ne fa a livello mondiale. Nel corso dell’ultimo convegno di Sicsso sono arrivati oculisti da 54 Paesi diversi. La clinica grossetana ospita anche corsi per piccoli gruppi, di professionisti «che vogliono vedere come operiamo», spiega l’oculista, anche a seguito dell’intervento mondiale che fu operato sul paziente torinese, considerato una pietra miliare dell’oftalmologia.
«In questi trent’anni la chirurgia dei trapianti di cornea ha avuto un’evoluzione mininvasiva straordinaria. Non più trapianti di tutta la cornea, i trapianti perforanti, ma solo dello strato malato, i trapianti lamellari. I vantaggi sono enormi e l’Italia ha giocato un ruolo importantissimo», spiega Sarnicola. Che sottolinea come l’Italia abbia «fatto passi da gigante nel campo. Oggi, e da anni, le banche degli occhi italiane raccolgono tessuti che risultano spesso in esubero rispetto alle necessità, e con generosità li esportano all’estero. Il popolo italiano si esprime con grande senso di civiltà, di altruismo e di generosità. Donando».
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