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Grosseto, il pieno all’ambulanza è un salasso: «I rincari del carburante ci mettono in ginocchio»

di Massimiliano Frascino

	Il rifornimento di un mezzo di soccorso (foto d'archivio)
Il rifornimento di un mezzo di soccorso (foto d'archivio)

Allarme di Anpas, Cri e Misericordia: «In un anno da 74mila a 88mila euro, il rischio è ridurre i trasporti sanitari»

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GROSSETO. La a raccontare le proprie difficoltà è stata la Pubblica assistenza Humanitas di Grosseto. Ma il problema carburanti, come confermano Croce Rossa e Misericordia, è comune a tutte le organizzazioni del Terzo settore che operano nel campo dei servizi di emergenza urgenza e del trasporto sociale.

Perché il continuo aumento del costo del gasolio rischia di far deragliare tutti quanti, anche perché le associazioni già si muovono sul filo del rasoio con convenzioni che a malapena coprono i costi di gestione, nonostante svolgano con i propri volontari e mezzi un servizio pubblico praticamente sostitutivo in toto dello Stato. Ad esempio mettendo in campo ambulanze e veicoli attrezzati per il trasporto di persone con disabilità, come ad esempio i dializzati.

«Sin dal marzo scorso, anche se con un andamento altalenante, abbiamo constatato che la crisi dello stretto di Hormuz ci creava qualche complicazione nel gestire la liquidità rispetto alle spese che sosteniamo per il rifornimento dei mezzi. – spiega il presidente dell’associazione di volontariato, Christian Sensi – Il problema si è ingigantito proprio nelle ultime settimane, con i prezzi alla pompa dei distributori che oramai per il gasolio sono stabilmente sopra i 2 euro al litro. E quello che non ci fa stare per nulla tranquilli sono le previsioni per il prossimo autunno, nel corso del quale è prevista un’ulteriore recrudescenza dei prezzi, perché all’orizzonte non si intravede una soluzione per la crisi tra Usa e Iran».

Humanitas Grosseto, che attualmente conta su 13 veicoli fra ambulanze, mezzi attrezzati, furgoni e auto, nel 2025 se l’è cavata spendendo in media 3.000 euro al mese per l’acquisto di gasolio (36mila all’anno). Ciò comprende mezzi impegnati per i servizi di emergenza/urgenza, trasporto sociale e attività di Protezione civile. «Negli ultimi 5 anni – aggiunge il presidente – abbiamo visto costantemente crescere il numero dei servizi sociosanitari, che oramai sfiorano i 12.000 viaggi annui, che naturalmente si traducono in un costo di produzione tutt’altro che indifferente per l’associazione. Per avere un po’ più di elasticità, quest’anno abbiamo anche chiuso accordi di fornitura con quattro stazioni di servizio, che ci consentono di gestire i pagamenti con maggiore duttilità. Ma se il rally dei prezzi non si arresterà, anche questa strategia risulterà un palliativo».

Edoardo Boggi, presidente dell’Arciconfraternita di Misericordia del capoluogo è sulla stessa linea. «Si tratta senz’altro di una preoccupazione comune – spiega – Nel 1990 quasi non ci accorgemmo della guerra in Kosovo, che pure era alle porte di casa. Oggi, invece, il presidente di un’associazione di volontariato di Grosseto quando firma il bilancio deve tener conto del contesto internazionale, per una crisi che è a migliaia di chilometri di distanza. Noi abbiamo 12 mezzi, di cui 5 ambulanze, e lo scorso anno abbiamo percorso 400mila chilometri, spendendo 74mila euro per il gasolio. Le proiezioni a oggi ci danno una spesa di 88mila per il 2026, ma tutto dipenderà dall’andamento dei prezzi al distributore. Abbiamo bisogno di rivedere le convenzioni con la Regione, oppure di avere sconti su Iva o accise, sulla falsariga di quello che succede con il Telepass che non paghiamo. Intanto però si potrebbe intervenire con dei ristori, perché la rincorsa dei prezzi è iniziata a gennaio».

Sensi dell’Anpas, da parte sua, insiste su un intervento statale sistemico, che dia certezze agli enti del Terzo settore rispetto ad un costo fisso che incide pesantemente sui bilanci. «Tenuto conto della rilevanza sociale delle nostre attività, e del fatto che comunque facciamo risparmiare risorse ingenti al sistema pubblico grazie al lavoro gratuito dei nostri volontari, credo che il Governo dovrebbe farsi carico di varare un’azione strutturale per sostenere questo tipo di soggetti del Terzo settore. Potrebbero abbattere o eliminare l’Iva, che non possiamo compensare, oppure agire sulle accise; non sta a noi prendere le decisioni. Ma è chiaro – conclude Sensi – che questo problema non può continuare ad essere ignorato, perché ci potremmo trovare nelle condizioni di dover ridurre drasticamente il numero di trasporti che finora abbiamo garantito».

Anche alla Croce Rossa l’allarme è alto. L’associazione, che è molto ramificata a livello provinciale, ha il problema di dover rifornire di gasolio oltre 70 mezzi, anche in questo caso tra ambulanze, veicoli attrezzati, furgoni e macchine. «C’è una preoccupazione diffusa e condivisa con tutti gli altri operatori del trasporto sociosanitario – spiega la presidente Stefania Ricci – Oltre al problema dei mezzi, abbiamo quello di tenere aperte 7 postazioni fisse. L’impennata dei costi del gasolio ci sta mettendo in ginocchio: sto facendo fare i conti, ma sono già certa che sarà un bagno di sangue. Fra l’altro, credo che non si possa continuare a pensare di fare affidamento solo sui volontari, sempre più anziani, per garantire certi servizi di interesse pubblico». Per questo, riconosce la presidente, «avremo bisogno di rivedere le convenzioni con Asl e Regione, e di una revisione generale del sistema. La lievitazione continua dei prezzi del gasolio, infatti, rischia di essere la classica goccia che fa traboccare il vaso».

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