Il ritratto
«Non voglio pagare, tenetela voi»: per 90 euro rinuncia alla cagnolina e la lascia al rifugio comunale
Recuperata a febbraio, il “padrone” la lascia al rifugio comunale a Grosseto: ora rischia una denuncia
GROSSETO. C’è chi per il proprio cane, gatto o animale che sia si toglierebbe il pane di bocca, pur di vederlo star bene. E chi, invece, a fronte di una spesa di 90 euro, ha scelto di lasciarlo in canile. Come fosse un pacco scaduto o un oggetto senza valore.
È una storia che indigna le coscienze e rasenta l’incredibile quella che arriva dal canile comunale di Grosseto, dove da febbraio vive Mimi, una cagnolina simil barboncino di quattro anni.
La storia parte il 2 febbraio, quando i carabinieri di Braccagni fanno recuperare un cane vagante in via Senese. L’animale viene portato al canile rifugio e grazie al microchip risulta regolarmente iscritto all’anagrafe canina del Lazio. Rintracciare il proprietario è questione di poco tempo, giusto un paio. L’uomo spiega di sapere che il cane era scomparso e racconta che tempo prima insieme all’animale gli sarebbe stato rubato anche il furgone. Assicura che sarebbe arrivato a Grosseto per riprenderlo; dettaglio non banale: già in quel frangente gli venne comunicato il costo del recupero. Fissa l’appuntamento, ma non si presenta.
Passano così i sessanta giorni previsti dalla normativa regionale. Ad aprile il proprietario viene ricontattato dal Comune, ma questa volta la risposta è ancora più sorprendente: non intende più riprendere il cane perché non vuole sostenere le spese del recupero. È tutto scritto negli atti del Comune. Una decisione confermata nonostante gli vengano illustrate le conseguenze del mancato ritiro. Da quel momento inizia una lunga attività amministrativa tra il Comune di Grosseto e alcuni enti del Lazio per notificargli la documentazione, visto che nel frattempo si era reso irreperibile. Il 26 luglio è così scattata la decadenza della titolarità dell’animale.
La vicenda però non finisce qui. Un cane, o in generale un animale domestico, non è alla stregua di un oggetto. L’uomo dovrà infatti rispondere delle spese di recupero e mantenimento del cane, accumulate dal 2 febbraio fino alla perdita della proprietà. Inoltre potrebbe configurarsi il reato di abbandono di animale, punito con pene che arrivano fino a un anno di reclusione e con un’ammenda fino a 10 mila euro.
«La cifra che il proprietario non ha voluto pagare era di 90 euro», racconta Silvia Leprai, referente delle relazioni esterne della Zoo Service, la società che gestisce il rifugio di via della Trappola. «Il recupero viene effettuato ventiquattr’ore su ventiquattro su richiesta delle forze dell’ordine. Quando l’animale è di proprietà, le spese sono a carico del proprietario. Se non viene a riprenderlo, si avvia la procedura di perdita della titolarità e, nei casi previsti, anche quella per abbandono». Per fortuna si tratta di episodi rari. «Su oltre due terzi degli interventi che facciamo si tratta semplicemente di cani smarriti che vengono restituiti ai proprietari. Negli ultimi due anni abbiamo effettuato 285 recuperi nei tre Comuni di competenza (Grosseto, Castiglione e Civitella paganico) e oltre 200 animali sono tornati a casa. Ci sono anche molti casi di cani di turisti che si perdono durante le vacanze».
Leprai invita però ad allargare lo sguardo oltre questo singolo caso. «È soprattutto un discorso culturale. Negli anni il rapporto con gli animali è profondamente cambiato e oggi c’è molta più consapevolezza. Lo vediamo anche nelle adozioni: non si cerca più soltanto il cucciolo, ma tante persone scelgono di dare una possibilità anche ai cani adulti. Restano però episodi che fanno male e dimostrano come ci sia ancora strada da fare». Per dirne uno, il più recente, il cane lasciato morire di stenti sulla spiaggia di Cala di Forno.
Mimi tra l’altro non è l’unica cagnolina nella struttura, ma ce ne sono altri 138. Molti di questi si possono vedere sul sito di Zoo Service o in alternativa andando direttamente nella struttura di via della Trappola.
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